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Da grande farò il contadino

di Giada Magnani

Pubblicato il

Uscivo da casa quando mi s’avvicina il bambino che abita di fronte, quello biondo che va sempre con il triciclo a forma di trattore. Mi guarda. E io lo guardo. Inizio con le solite domande. Come ti chiami? Oh, ma che bel nome!  Quanti anni hai? Oh, ma allora sei grande! E che classe fai? Ah sì, ma allora sei bravo. E poi la solita fatidica domanda: cosa vuoi fare da grande? Ah, il contadino! IL CONTADINO?! Sicuro? Non l’astronauta? No? Non preferiresti fare il domatore di serpenti? Oppure il costruttore di piramidi? No. Proprio no? E il conducente di metropolitane? Nemmeno..ok, vuoi fare il contadino.

Quel giorno non ho pensato ad altro e mentre mi mangiavo una mela grande quanto un melone e a forma di banana, ho sentito il dovere di fare qualcosa. Ho raggiunto Ribano, sulle colline romagnole, e ho domandato a Renzo che lo fa di mestiere che cosa significa essere contadino oggi?

Quali sono i maggiori problemi di chi è contadino oggi?

«Per il piccolo proprietario il problema principale è il reddito. La materia prima è considerata cosa da pagare poco. Dal campo alla tavola si passa attraverso numerosi passaggi che aumentano il prezzo, ma all’agricoltore va una percentuale minima. Una possibile soluzione è la vendita diretta, ma è anche il consumatore a doverla scegliere.

In più oggi il mercato è governato dalle grandi aziende. Non essendoci un albo dei contadini, imprenditori esterni al settore investono in proprietà agricole. Si “buttano” in un’agricoltura intensiva: servendosi dei loro capitali aumentano la produzione usando macchinari, pesticidi, fertilizzanti chimici, OGM, preferendo la monocultura. Così si abbattono i costi, ma con gravi danni al terreno e alla sua biodiversità. Come nel settore industriale, le aziende vogliono soddisfare la domanda di mercato: produrre grandi quantità a basso prezzo. Per questo forzano i ritmi della natura creando squilibri ecologici. Danneggiano anche i piccoli produttori, che non riescono a produrre a prezzi altrettanto bassi. Inoltre se gli imprenditori ci perdono non è un grosso problema: hanno altri investimenti e il loro guadagno è frutto anche della rivalutazione dell’immobile, quando viene rivenduto. Il piccolo contadino, al contrario, deve sopravvivere con quella terra che possiede e in cui lavora».

Ma quindi il piccolo è sinonimo di migliore qualità?

«Non è sempre detto che il piccolo usi meno sostanze chimiche, anzi. Talvolta nel tentativo di competere con le aziende ne usa di più e di qualità peggiore per incrementare i guadagni. A patto che non si opti per altre soluzioni».

Tipo?

Io ho scelto il biologico. Significa non usare diserbanti, concimi di sintesi, veleni, ma prodotti minerali, estratti di piante tossiche (dette fotolabili), concimi organici, sementi specifiche, acqua certificata e rotazioni quadriennali. La filiera di trasformazione è controllata in tutti i passaggi da enti specializzati».

Quali sono gli svantaggi di una scelta del genere?

«È difficile. I prodotti per questa agricoltura costano di più e hanno una durata inferiore. E poi ci sono tanti altri svantaggi. Magari stai combattendo contro i parassiti che hanno invaso il tuo terreno, ti volti e vedi i tuoi vicini che passano allegramente il veleno sul loro terreno senza i tuoi problemi. E allora ti chiedi chi te lo faccia fare. Gli animali, gli insetti infatti scelgono la tua terra, perché sentono di stare meglio».

Ma allora che senso ha? Lo faccio per la natura e poi gli stessi insetti mi mangiano quello che produco?

«Se il biologico fosse più diffuso e i contadini che lo praticano unissero i terreni si avrebbero ecosistemi più grandi. Come in parchi nazionali: qui ci sono i predatori, i cosiddetti “insetti utili”, ciè quelli che si nutrono di altri. Aumentando la biodiversità, la natura si autoregolerebbe, si risolverebbero da soli i problemi, con un vantaggio del contadino stesso. Al contrario biosgna armarsi di tanta pazienza e la voglia di riprovare ogni volta».

Suppongo ci i siano dei vantaggi, o no?

«Non sono economici. Acquisti una mentalità tale da poter fare strada agli altri. Mi rendo conto che è una goccia nell’universo, ma col biologico si tenta di offrire alle persone un’alternativa sana e naturale. Altro aspetto è quello della biodiversità, perché mentre il chimico indebolisce tutta la catena alimentare, compreso l’uomo, il biologico segue la natura e perciò si favoriscono pian piano le piante più resistenti. Economicamente è una lotta alla sopravvivenza. Ma io cerco di avere una visione più ampia del mero guadagno contingente. E, a conti fatti, la mia scelta è un vantaggio per tutti.

Quindi quella che sarebbe una mentalità semplice e naturale, oggi è in realtà un’eccezione per la quale dover lottare? Bisogna sognare per avere la realtà naturale delle cose? Credo che dovremmo iniziare a toglierci tante paia di occhiali e guardarci intorno. Quali sono i veri obiettivi da fissarci? Domani dovrò fare quattro chiacchiere con un bambino biondo, quello col triciclo a forma di trattore.

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Un commento per “Da grande farò il contadino

  • Paolino Lombardi ha detto:

    Miè molto piaciuto il tuo racconto lo sostengo pienamente. Anch’io nel mio piccolo in toscana ho un vigneto un uliveto e terreno a orto ora voglio fare un frutteto in modo da produrre ciò di cui ho bisogno. non mi interessa solo il guadagno (che è misero )ma il piacere di produrre secondo natura.

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