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La guerra delle cipolle

di Ilaria Virgili

Pubblicato il

In origine (Paleozoico) era la Pangea.
Poi, secondo il modello della tettonica delle placche, la Pangea si separò, dando origine agli odierni continenti, ancora in movimento.
Infatti, secondo la teoria…

Stop! Sembra di essere ad una lezione di geografia astronomica, al liceo.
Mando un attimo avanti le lancette della storia.

In origine (XIII secolo) i musulmani giunsero nella penisola indiana…

No. Un po’ più avanti.

In origine (1930), la Lega Musulmana, partito di minoranza nel Congresso Nazionale Indiano, cominciò a portare le prime istanze di formazione di uno stato islamico, indipendente dall’India.
Gli sforzi della Lega si concretizzarono nel 1947, quando l’India ottenne l’indipendenza dal Regno Unito e si formarono i due stati contemporanei dell’Unione Indiana e del Pakistan.

Ma sin dall’anno successivo cominciarono a manifestarsi le prime tensioni: il Kashmir, territorio di confine tra i neonati stati e con maggioranza musulmana, non ancora assegnato ad alcuno dei due, cominciò ad essere preteso con forza (e lotta, e armi) dal Pakistan. La contesa durò fin quando non intervennero le Nazioni Unite a spartire il territorio con precisione geometrica: 2/3 all’India, 1/3 al Pakistan.
Probabilmente sbagliarono a tracciare qualche riga. Oppure semplicemente le parti  non soddisfano mai nessuno fino in fondo, ed il conflitto continuò.  Nel corso degli anni ’60, si aggiunse anche la vicina Cina a dar man forte al Pakistan …

Stop di nuovo. Ora sembra di essere una lezione di storia, sempre tra i banchi del liceo.
Forse è meglio portare le lancette ancor più avanti.

Qualche mese fa (fine dicembre 2010) l’India, nonostante numerosi segni premonitori, si è trovata a dover affrontare una grave crisi alimentare: gli scarsi raccolti di cipolle.
In uno stato che è uno dei più popolati al mondo, dove un quarto della popolazione vive sotto la soglia di povertà di un dollaro al giorno e dove la dieta quotidiana di tutti è basata su questo ortaggio, la faccenda è preoccupante.
Quasi tutte le zone agricole del mondo nel corso dell’anno passato sono state colpite dalle anomalie di un clima troppo influenzato dal consumo di energia. Allo stato indiano del Maharastra sono toccate le inondazioni.

Così, come la casalinga va a chiedere un uovo alla vicina di casa, l’India si è vista costretta ad andare a bussare alla porta del Pakistan, per chiedere cipolle.
Solo che in questo caso anche alla vicina sono rimaste poche uova, che le servono … e poi non le è mai stata tanto simpatica quella del piano di sotto, quindi, dopo qualche secondo di incertezza, decide che l’uovo richiesto non ce l’ha.
Il Pakistan ha così bloccato alla frontiera, dopo che gli affari erano già stati conclusi e per parecchi giorni, 300 camion di cipolle pronti per attraversare il confine.
Perché le piogge fuori stagione hanno colpito anche i suoi campi; per tamponare l’inflazione e il rialzo dei prezzi su questo bene di primissima necessità; perché la vicina di sotto non sta tanto simpatica.
C’è chi aggiunge un ulteriore perché: una sorta di ripicca per le restrizioni del governo indiano sulle esportazioni di cotone.

È la solita guerra che continua, questa volta per le cipolle.

Il rifiuto dell’esportazioni di bulbi via terra (via mare i traffici continuano indisturbati) è un vero e proprio problema per l’India.
L’alta domanda di cipolle e la loro indisponibilità hanno portano l’inflazione indiana di dicembre a quadruplicare rispetto a quella dell’ultimo mese dell’anno passato. L’aumento dei prezzi dei bulbi si è trascinato il rincaro di tantissimi altri prodotti di prima necessità, oltre che giornate nere in borsa.
Dal canto loro, gli esportatori indiani hanno temporaneamente bloccato i loro camion di materie prime alla dogana con il Pakistan,  e quelli pachistani sono arrabbiati perché non si consente loro di commerciare.

Mentre le casalinghe litigano sulla porta, i figli hanno fame. Cominciano ad urlare, ed è davvero fatica calmarli.

Riduzione dell’uso della cipolla nelle cucine indiane, divieto di esportazione, più capillare distribuzione sul territorio dei bulbi prodotti nelle zone meno alluvionate. Ma l’importazione sembra inevitabile.
C’è sempre la vicina di pianerottolo: la Cina. Ma non le è mai stata simpatica: quella smorfiosa non si fa quasi mai vedere in giro, eppure ultimamente sta ingrandendo parecchio la casa e tutti parlano di lei!
A chiunque bussi l’India, chissà quante penne vorrebbero scrivere la parola fine a questo romanzo di attriti e contese.
Nel frattempo, visti gli effetti della cipolla, attenti alle dita.

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