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L’aratro

di Giada Magnani

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La terra. Un immenso tappeto steso sotto il sole, sotto le nostre città, sotto l’oceano. La terra ci offre tutti i suoi frutti. Conosce l’impronta di ognuno di noi e osservando la sua generosità e la sua bellezza scopriremo messaggi essenziali per il nostro essere.

Ma da qualche tempo lei soffre come una mamma perché alcuni suoi figli assetati e affamati la bagnano di lacrime. Piange perché altri suoi figli grassi e irrispettosi decidono a chi devono appartenere i suoi frutti. Ne approfittano e la sfruttano, la nutrono con pranzi chimici perché produca latte in abbondanza. Latte che succhiano avidamente senza condividerlo coi fratelli.

Per questa mancanza di giustizia la terra s’ammala. E come una donna si sente maltrattata perché ciò che produce è considerato misero, poco abbondante, poco dolce, poco luccicante, poco appetibile… sempre troppo poco. Si sente disprezzata da chi pretende di giudicarla per quello che è e per quello che ci offre. Ciò che una madre offre ai figli è quello di cui hanno bisogno, perché li conosce.

Ma se questa semplice logica viene dimenticata in nome di altri concetti come “guadagno” “mercato” “moda” lei come può reagire? Come può sentirsi nel vedere che l’egoismo di alcuni porta alla morte di altri? Cosa può provare nell’accorgersi che sulla sua pancia alcuni fanno guerre per motivi che la riguardano?

La terra ha dei tempi, dei cicli. C’è il tempo in cui il seme cade e potrà crescere solo se il terreno è adatto. C’è il tempo dell’attesa, di stento ma di speranza. E poi c’è lo spuntare di qualcosa, la crescita della pianta e infine l’arrivo del frutto. Così la terra sa ricompensare chiunque la coltivi spendendosi per lei. Tutto questo è lo specchio di noi stessi, della vita. E’ la logica in cui affondano le nostre radici. Nel suo cuore la terra sa che chi si considera il migliore e chi si sente una bestia hanno entrambi lo stesso valore: uomini e figli suoi. E quello che lei desidera è vivere secondo natura per riuscire a crescere i nostri nipoti, dando loro le nostre stesse possibilità. Vogliamo considerare tutto ciò come uno stupido pensiero del passato? Sì, forse è meglio così: gli ingenui contadini di ieri non ne sapevano ancora nulla della vera potenza degli uomini.

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