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Creatività per una città morale

di Arianna Di Betta

Pubblicato il

Lo spazio che ci circonda è, in parte, responsabile del nostro agire: ci invia degli input, dei segnali, che ci inducono ad assumere certi atteggiamenti piuttosto che altri. Pertanto, come possiamo studiare tale rapporto? Bastano forse piccoli accorgimenti per ottenere risultati notevoli? È l’ambiente che ci plasma o il contrario? L’ambiente e l’architettura hanno influenze fondamentali nel formare la nostra identità, i nostri pensieri e le nostre emozioni.

Allo stesso modo, l’uomo è l’essere che più di ogni altro può modificare l’ambiente per adattarlo ai propri scopi. La psicologia ambientale ci insegna che l’uomo, con il suo comportamento, è chi, più di ogni altro, può avere effetti distruttivi sull’ambiente.Ognuno, oltre a propri diritti, deve pensare ad adempiere i doveri che ha nei confronti della comunità di cui fa parte rispettando gli spazi comuni. Mi riferisco a piccole azioni come il non buttare per terra cicche di sigarette o cartacce, non imbrattare muri, non avere riguardo per le regole. Non penso necessariamente ad atti vandalici o di microcriminalità perseguibili a norma di legge. La verità è che siamo noi cittadini che creiamo l’identità del luogo. Assumere un comportamento corretto richiede meno sforzi di quanto si pensi, ma spesso agiamo determinati del contesto che ci circonda. Per cambiare le persone bisogna, quindi, modificare il loro spazio urbano che, successivamente, indicherà la strada da seguire.

Il “potere del contesto”, questione ampiamente trattata ne Il punto critico di Malcom Gladwell, è stato il punto di partenza della mia tesi di laurea in disegno industriale sviluppatasi dalla teoria delle “finestre rotte”: la conseguenza di un vetro rotto non aggiustato è il degrado di un intero edificio, poi di un quartiere. «In un caseggiato abbandonato qualcuno passa e rompe il vetro di una finestra e, come è probabile, nessuno pensa a riparare il vetro, chi viene dopo di lui si sente legittimato a rompere altri vetri. Un atto di questo tipo sembra non presentare alcuna gravità, in quel contesto. E se passa qualcun altro, che vede tutti i vetri delle finestre rotti, si sente legittimato a prendere il telaio di una di quelle finestre, se ne ha bisogno. Se, dopo di lui, passa qualcuno che nota che lo stabile è senza finestre, si sente legittimato ad entrarci a curiosare. E se questo tizio ha bisogno di un posto per dormire, quella notte, la domanda più semplice che si fa è: perché non qui? Naturalmente, il fatto che lì qualcuno possa fermarsi a dormire, attira altri senzatetto, che occupano lo stabile.

La cosa interessante è che la finestra rotta ha “creato un contesto”. Vedendo che nessuno riparava quella finestra, qualcuno si è sentito legittimato a romperne altre. In un contesto diverso, le stesse persone non si sarebbero mai permesse di scagliare una pietra contro una finestra».

­Nella mia tesi ho sviluppato alcuni potenziali progetti per migliorare Rimini, la mia città, rendendo divertente e stimolate il contesto in cui un cittadino si trova e facendogli assumere, di conseguenza, comportamenti positivi senza imposizione di regole.

Progetto A: i sottopassaggi.

I sottopassaggi sono non-luoghi che le persone, quando possono, evitano. Questo accade per varie ragioni: innanzitutto sono, quasi sempre, sporchi, dove chi può appartarsi urina liberamente e chi si sente ispirato imbratta i muri.

Ho preso in esame il sottopassaggio chiave della rete urbana riminese, poiché è il passaggio pedonale che unisce direttamente centro/stazione con il mare. Proprio per questo specialmente in estate è molto usato dai turisti che se attraversandolo vedono un posto così degradato non hanno certo un’immagine positiva della città. Esaminato il contesto ho deciso di creare inserti grafici che, da una parte evitassero che i muri venissero imbrattati e dall’altra che trasformassero l’ambiente in un luogo accattivante per chi lo attraversa.

L’idea è di coinvolgere i writer facendogli creare sagome di figure famose per occupare le pareti, così che le persone possano mettersi in posa fingendosi il personaggio in questione e scattare delle foto delle vacanze diverse dal solito.

Progetto B: obliterare il biglietto.

A chi non è mai capitato volontariamente o involontariamente di non obliterare il biglietto sull’autobus? Da un sondaggio su un campione di venti intervistati è capitato almeno due volte a diciassette di essi, me compresa. Come si può procedere per migliorare questa situazione? Semplice, rendendo il contesto intrigante e facendo diventare il pagamento del biglietto un momento divertente.

Quando si oblitera, si imprimono nel biglietto una serie di cifre: matricola della macchina, anno, zona, data e ora. Ovviamente per chiunque paga il biglietto si avrà una serie diversa.

L’idea per questo progetto è stata di far diventare l’obliteratore del bus una sorta di bocca della verità: una volta inserito nella bocca/fessura il biglietto si ha la propria serie di numeri e sul biglietto vi sono le istruzioni per scoprire il proprio oracolo del giorno. Infatti basta semplicemente sommare le cifre finché non ne rimane una sola, girare il biglietto e leggere la frase corrispondente al proprio numero. ­

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