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Cittadino

di Giada Magnani

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“Salve. Ho visto che in vetrina avete delle città interessanti”

“Sì, prego. Entri pure!”

“Grazie… Ne dovrei scegliere una perchè, dopo nome e cognome, mi si chiede subito da dove vengo…”

“Mi dica..ne ha già vista una di suo gusto? Ne abbiamo di tutti i tipi. Quella virtuale, laggiù, le piace? Oppure abbiamo anche un modello più classico, una città in stile anglosassone.”

“Mah, magari provo questa qui, che ha uno stile architettonico un po’ particolare… Mmm… mi piace, ma non è del tutto il mio genere. Secondo lei come mi sta?”

“Ah. La città se la deve sentire bene addosso. Insomma, deve essere fatta a misura d’uomo. Come un paio di calzoni! E poi lo sa cosa si dice degli abiti? Che la persona deve indossare l’abito e NON farsi indossare. Capisce cosa intendo? Ecco, stia su con quelle spalle.”

“Ma quindi secondo lei dovrei farmi sentire? Viverla in prima persona per sentire che la città mi rappresenta?”

“Sì, esatto! Ecco, prenda per esempio questa città in architettura medioevale. Lei ha il dovere di sapere che questa torre fu costruita nel 1234 dai Signori di quell’epoca, con il tufo, che è il materiale di questa zona. Ma può anche guardare la stessa torre e pensare a quella volta, quando aveva dodici anni, in cui salì in cima dopo aver marinato la scuola. E scoprì di sentirsi grande.”

“Mi sta parlando di emozioni? Di esperienza?”

“Sì. Una città che ha radici nella storia ma anche radici nella memoria personale di ciascuna persona che la abita… ma perchè vuole comprare una città nuova? Non ne ha già una?”

“Sì, ma vede. Non è la mia città ideale… Troppa speculazione edilizia. Quartieri vecchi. Un sindaco menefreghista.”

“Io che ho esperienza posso dirle che non esiste la città perfetta. Ma ognuno ha il dovere di sognarne una ideale e lavorare perchè pian piano prenda vita. Ha mai provato a fare proposte? A usare la sua creatività? A darsi da fare senza sentirsi obbligato ad essere indossato piuttosto che indossare?

“Bhe, no. Credevo che la mia città fosse un posto casuale.”

“Mi creda. La città in cui si trova non è casuale. E lei stesso non è un uomo qualunque per la città in cui vive. Deve solo ricordarsi che la città è sia fuori che dentro noi stessi. E dobbiamo lavorare perchè questi due spazi entrino in sintonia tra loro.”

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