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Curiosità sul corpo umano – Estate, gelati e mal di testa

di Giorgia Serra

Pubblicato il

La scienza sotto l'ombrelloneOrmai l’estate è iniziata e con l’inizio della fase 3 possiamo finalmente uscire. Passeggiate, picnic , mare e… gelati! Soprattutto in Italia, l’estate è la stagione del gelato, ma tutti prima o poi dobbiamo fare i conti con una sensazione strana: alzi la mano a chi non è mai capitato di mangiarne uno e sentire il cervello congelarsi? Ma sapete da dove arriva questa sensazione? Oggi vi parliamo di questa strana curiosità sul corpo umano, così saprete cosa raccontare agli amici sotto l’ombrellone… Ovviamente mantenendo le distanze di sicurezza!

Innanzitutto, facciamo un po’ di chiarezza. Nonostante la nostra percezione sia di congelamento del cervello, questo non avviene. Infatti il cervello non contiene recettori per il dolore. Di cosa stiamo parlando? Ora ve lo spieghiamo.

Curiosità sul corpo umano: recettori e sensazioni

(Credits: foto di ElisaRiva da Pixabay)

Partiamo dall’anatomia: il cervello è una parte dall’encefalo che, insieme al midollo spinale, costituisce il sistema nervoso centrale.

E passiamo alla fisiologia, che ci permette di spiegare cosa sono i recettori, protagonisti di questo fenomeno.

Il sistema nervoso sensoriale, branca del sistema nervoso, si occupa di percepire, trasmettere e integrare le sensazioni che il corpo riceve dal suo interno e dal mondo che lo circonda. Percepisce le sensazioni grazie ai recettori, disseminati in tutto il corpo, che si trovano sulla parte terminale dei neuroni sensoriali. Semplificando, possiamo dire che il recettore è una struttura cellulare in grado di ricevere uno stimolo. Questo causa una depolarizzazione, ovvero un cambiamento di energia sulla membrana cellulare del neurone. A questo punto, la cellula trasforma lo stimolo in segnale nervoso e invia un impulso al sistema nervoso centrale.

Quando uno stimolo supera una certa soglia di intensità, si ha una variazione del potenziale del recettore, con l’attivazione di una serie di meccanismi intracellulari che trasducono il segnale, attivando delle vie biochimiche di risposta cellulare. La risposta del neurone allo stimolo dipenderà dalla durata dello stesso, dalla qualità e dalla sua intensità. A questo punto, dopo aver ricevuto lo stimolo, il neurone lo trasmette ai i nervi periferici, arriva al midollo spinale nel canale vertebrale della colonna e da qui raggiunge il sistema nervoso centrale. L’encefalo riceve lo stimolo, lo elabora e produce una risposta.

Avete presente quando accidentalmente toccate qualcosa di caldo? Il recettore che si trova al di sotto della vostra pelle capta lo stimolo del calore ed elabora un messaggio che, attraverso i nervi, arriva all’encefalo. Qui l’encefalo riceverà la sensazione di caldo e pericolo, elaborerà la risposta inviando un doppio segnale di ritorno: alla mano di spostarsi dal calore e alla vostra bocca di emettere… una parolaccia. 

Diverse sensazioni, diversi recettori

Abbiamo diversi tipi di recettori si attivano a seconda delle diverse sensazioni che percepiamo.

Gli enterocettori si occupano di ricevere le sensazioni interne al corpo. In questa classe troviamo quindi i propriocettori (che percepiscono la posizione del corpo e dei muscoli), i recettori per l’equilibrio e i viscerocettori – che si occupano invece delle sensazioni provenienti dal sistema vegetativo e dagli organi.

I recettori che percepiscono stimoli esterni si chiamano esterocettori e sono legati ai cinque sensi: vista, udito, tatto, olfatto e gusto.

I recettori vengono classificati anche in base allo stimolo per cui sono sensibili. Vi sono chemocettori (stimolo chimico), meccanocettori (stimolo meccanico), fotorecettori (stimolo luminoso) e così via.

I recettori sono distribuiti in tutto il corpo, con un’eccezione per l’encefalo. Nell’encefalo infatti non troviamo né termocettori (recettori sensibili alle variazioni di temperatura) né nocicettori (recettori sensibili al dolore). E quindi da cosa deriva la sensazione di sentirsi congelare i pensieri dopo aver mangiato una bella granita?

Il cervello si congela davvero?

Una delle curiosità sul corpo umano di oggi riguarda il congelamento del cervello. Il cosiddetto brain freeze è molto noto a Bart Simpson

Una curiosità sul corpo umano riguarda il congelamento del cervello, che Bart Simpson conosce molto bene (Credits: Giphy)

Come abbiamo già accennato, il cervello non si congela davvero: è solo una nostra percezione. Ma questa curiosità sul corpo umano è stata studiata e il mal di testa da gelato è riconosciuto nella comunità medica. Questo tipo di mal di testa è un fenomeno largamente diffuso nella popolazione; si configura come un dolore di insorgenza tra 20-60 secondi dopo l’ingestione e di breve durata.

Uno studio del 2014 della Società internazionale di emicrania ha classificato le cefalee ed emicranie in base alle diverse possibili cause: il freddo è tra queste. Uno stimolo causato da una brusca variazione di temperatura per inalazione o ingestione, come in questo caso del gelato, può causare mal di testa. Il forte dolore che sentiamo alle tempie e alla fronte dopo l’ingestione è causato dal contatto del gelato con il palato.

Nella nostra bocca abbiamo migliaia di recettori che ci permettono ad esempio di assaporare i cibi e percepire la loro temperatura. Quando lecchiamo un gelato, i termocettori del palato percepiscono una forte variazione di temperatura. Il corpo ha una temperatura di circa 37° gradi, e il gelato viene conservato circa a -18°: insomma, tra noi e quello che stiamo mangiando c’è una differenza di più di 50°!

I termocettori percepiscono questo abbassamento e lo trasmettono al nervo trigemino (uno dei 12 nervi cranici), che condurrà lo stimolo all’encefalo. Inoltre la diminuzione di temperatura fa costringere i vasi sanguigni. Il fenomeno di costrizione vascolare avviene per evitare la perdita di calore dal corpo. Potete notarlo in inverno, quando le vostre mani esposte al freddo iniziano a impallidire, proprio perché la circolazione diminuisce alle estremità del corpo per evitare la perdita di calore.

Nel caso del gelato, lo stimolo è brevissimo e quindi alla vasocostrizione subentra subito la vasodilatazione. Dilatandosi, i vasi schiacciano i nervi attorno a loro. È il cambiamento di pressione dei vasi sanguigni del viso, quindi, a causare la sensazione dolorosa di fronte e tempie.

Si può fare qualcosa?

C’è un modo di mangiare il gelato senza avere mal di testa? Oltre a raccontare questa storia agli amici, la prossima volta che uno si lamenterà di questo dolore, la risposta è – purtroppo – di nuovo negativa. Il miglior modo per evitarlo è quello di astenersi dal gelato. Sappiamo bene quanto questo possa essere difficile, quindi possiamo solo proporvi di dare delle piccole leccate al vostro cono, mangiarlo con calma ed evitare un lungo contatto del gelato con il palato.

Avrete così una merenda salvata e una curiosità sul corpo umano in più da raccontare sotto l’ombrellone!

 

 

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