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Over the rainbow – Canzone del secolo da maneggiare con cautela

di Daniele Gasparini

Pubblicato il

Over the rainbow: oltre l’arcobaleno.

Un concetto universale, un richiamo all’invincibile forza dell’immaginazione, al potere che ha la speranza nel futuro.

Probabilmente c’è un motivo se un brano del 1938 – incluso poi nel 1939 nel film Il mago di Oz – ritorna ciclicamente alla ribalta. Succede in televisione, sui social, sui balconi durante la quarantena… e probabilmente il motivo sta nel suo tema di fondo: la necessità di avere una speranza.

Judy Garland canta Over the rainbow nel film Il mago di Oz, del 1939

Il mago di Oz, 1939 (Credits: Mgm)

Il brano – composto da Harold Arlen, come quasi l’intera colonna sonora del film – vide la sua genesi nel 1938 e venne proposto al paroliere E.Y. Harburg, che inizialmente non la apprezzò per la sua stucchevole lentezza. Fu solo dopo che Arlen si decise a trovare un andamento più sostenuto che la canzone trovò finalmente un suo testo.

Ma cerchiamo per un attimo di dare un contesto a questo brano immortale che, nel 2001, è stato eletto “Canzone del secolo”  dalla Recording Industry Association of America.

Over the rainbow: un po’ di storia

Siamo nel 1938, nella seconda fase del piano di riforme socio-economiche del pluripresidente USA Franklin Delano Roosevelt, intervento noto come New Deal. Questa serie di misure nacquero per far fronte alla Grande depressione generata dal tristemente famoso Giovedì nero del ’29, il più violento crollo della borsa statunitense sino a quel momento. Gli Stati Uniti hanno bisogno di speranza, unità e un po’ del consueto patriottismo mediatico.

In un contesto del genere, le parole di Over the rainbow giungono come una boccata di ossigeno. La voce dell’attrice diciassettenne Judy Garland, che sarà poi anche l’interprete del film, ne è il veicolo più adatto. Il suo timbro sognante e cristallino sul tappeto di archi sembrano trasportare l’ascoltatore su uno strato di morbide nuvole.

Over the rainbow appunto… Judy Garland (Dorothy nella pellicola) canta sognante nel ranch di famiglia, gli occhi al cielo guardano oltre una coltre di nubi minacciose e profetiche, con la forza trascendente della speranza. Da lì il percorso, il travaglio, la sfida contro il male e la liberazione; insomma, la tipica struttura narrativa del viaggio dell’eroe in tutto il suo splendore.

Over the rainbow: la retorica della speranza

Riepiloghiamo: la nazione è in crisi. Il Paese si stringe per affrontare la paura e la povertà. La gente comune accoglie a braccia aperte una bambina che ci canta di uccellini che volano al di là dell’arcobaleno, dove ci troveremo in un bellissimo mondo di nuovo a colori… Vi ricorda qualcosa?

Israel Kamakawiwoʻole suona Over the rainbow con il suo ukulele, nel Doodle animato del 20 maggio 2020

Israel Kamakawiwoʻole nel Doodle del 20 maggio 2020 (Credits: Google)

Ecco lo straordinario potere immaginifico che può avere una canzone quando usa la chiave di un messaggio così potente, universale e sempre ambito. Ed è per questo che oggi rivediamo arcobaleni dipinti su lenzuola appese alle finestre, disegnati a pastello su fogli nei portoni delle case. Le note di Over the rainbow riecheggiano ancora nei telegiornali e negli spot televisivi (come l’onnipresente versione dello scomparso cantautore Israel Kamakawiwo’ole e il suo ukulele, celebrato anche da un Doodle il 20 maggio scorso). 

Ed ecco che sembra celarsi sempre, dietro l’angolo, il demone dello stereotipo. Ogni motivo plausibile sembra buono per ributtare nel calderone dell’hype qualche prodotto già confezionato e per tutte le stagioni.

Qualche curiosità

Così come lo stesso Il mago di Oz (ne abbiamo già parlato anche noi, in più di un’occasione), anche il brano cantato dall’ingenua Dorothy è spesso tornato alla ribalta nel corso degli anni: il sito SecondHandSongs ha catalogato, al momento in cui scrivo, 1134 adattamenti ufficiali di Over the rainbow, senza includere ovviamente le innumerevoli versioni più o meno amatoriali che possiamo trovare nel web. Per dare una misura del fenomeno, è da sapere che ne esiste una versione anche in lingua esperantol’idioma universale ideato dall’oculista polacco Ludwik Lejzer Zamenhof.

Tra le più altisonanti cover si possono citare quelle del mondo jazz: da Ray Charles a Glenn Miller, da Keith Jarrett a Bud Powell, nel panorama rock quelle di Eric Clapton e di Jeff Beck, fino al mondo pop che va da Frank Sinatra ad Ariana Grande.

La stessa Garland continuerà a esibirsi con questo brano per altri trent’anni dall’uscita del film. Over the rainbow diventerà negli anni anche una sorta di inno del movimento gay, seguendo il destino della stessa attrice del quale fu sin da subito considerata una vera e propria icona.

Una patriottica curiosità riguarda poi il fatto che da molti venne fatta notare la non trascurabile somiglianza con il tema dell’opera del 1895 del nostrano Pietro Mascagni, intitolata Guglielmo Ratcliff.

Ascoltare il primo minuto per credere.

Maneggiare con cautela

Insomma, più che una canzone ormai Over the rainbow è entrata nell’olimpo degli inni universalmente riconosciuti e intergenerazionali. Uno di quei brani che sembrano venirci in aiuto nei periodi bui, pur con la loro dose di retorica un po’ stucchevole – soprattutto quando riproposti in modo quasi compulsivo da qualsiasi parte.

Ma questo è in fondo il destino di questi pezzi di cultura pop, no? Trascendere il loro momento e sublimare in un patrimonio genetico collettivo. Spesso condannati a divenire tormentoni, ancora più spesso vengono ributtati nella mischia quando il momento lo richiede.

Eppure anche chi, come me non ama alla follia questo brano (ormai si sarà capito), non può non sapere che in qualche filamento del suo dna  può emergere in un secondo una Over the rainbow pronta a rinfocolare la fiammella della speranza quando serve.

Quindi, lunga vita alla piccola Dorothy, che sogna un mondo a colori oltre la coltre di nubi e ci accompagna al di là dell’arcobaleno.

Ma se rimane un piccolo spazio per un’altra canzone, per favore, lasciateci il privilegio di sceglierla noi.

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