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Coltivare avocado – Un viaggio tra danni ambientali e opportunità

di Sara Primiceri

Pubblicato il

Avocado, lo scrigno di un grande tesoro

Avocado, lo scrigno di un grande tesoro (Credits: Tookapic su Pixabay)

Alzi la mano chi ha provato a coltivare avocado sul balcone di casa propria!

Non siate timidi su: lo so che ci avete provato almeno una volta. In fin dei conti, per ottenere una piantina, basta solo infilzare l’enorme seme con degli stuzzicadenti, lasciare a mollo la porzione inferiore e aspettare che germogli.
Ma vi dirò: coltivare avocado non è così facile come sembra.

Tutti pronti a coltivare avocado

Su una cosa devo convenire con voi però: mettersi a coltivare avocado in casa sarebbe davvero un sogno. Bello, buono e sano, negli ultimi anni abbiamo imparato a incontrare questo frutto un po’ ovunque. Il merito va anche alle sue incredibili qualità nutritive, oltre che al gusto unico.

Uno studio del 2017 infatti conferma quello che si sapeva già da tempo: la polpa dell’avocado è assai ricca di acidi monoinsaturi, tra cui spicca l’acido oleico. Se assunti regolarmente, questi grassi aiutano ad abbassare i livelli di glicemia e a mantenere sotto controllo i trigliceridi nel sangue.

L’avocado inoltre è ricco di potassio e di fitosteroli, i quali abbassano i livelli di colesterolo “cattivo”. Un alleato importantissimo per il cuore insomma, ma meno per i fianchi. Tenete presenti infatti che 100 grammi di avocado contano 160 calorie, di cui l’80% sono solo grassi, quindi occhio a non esagerare.

Attenzione alla primadonna!

Sempre in cerca di attenzioni!

Sempre in cerca di attenzioni! (Credits: Fox Moody su Pixabay)

Coltivare avocado può essere la svolta della vita quindi; ma non lasciatevi ingannare: la pianta di avocado è una “tipa” un po’ particolare. Così buono e dolce lui, così esigente e capricciosa lei!

Gli avocado crescono su dei giganti verdi che raggiungono tranquillamente i quindici metri di altezza. Albero robusto, per sviluppare la sua ampia e frondosa chioma necessita di moltissima luce e di grandi spazi. Senza contare che impiega circa sette anni prima di regalare i suoi deliziosi frutti.

Se non vi sembra ancora abbastanza e volete comunque provare a coltivare avocado, aspettate perché le richieste non terminano qui.

La pianta di avocado ama il caldo: la temperatura non può scendere mai al di sotto dei 4 gradi, e soprattutto chiede tantissima acqua. Ma tanta per davvero. Pianta bisognosa di un’irrigazione costante infatti, è stato stimato che per ottenere un chilo di avocado occorrono circa duemila litri d’acqua.

Gli unici in grado di esaudire tutte queste richieste sono i Paesi dell’America Latina: Messico, Cile, Perù, Repubblica dominicana, Argentina e Brasile sono i maggiori produttori ed esportatori di avocado nel mondo. Ma a che prezzo?

Quanto costa davvero consumare e coltivare avocado

L’ironia della sorte: il frutto simbolo del movimento green non vanta, purtroppo, una coltivazione dello stesso colore. Anzi: coltivare avocado in modo intensivo comporta conseguenze negative per il pianeta.

In Cile, nella zona di Petorca, viene prodotta la maggior parte degli avocado Hass (una varietà molto richiesta sul mercato occidentale) esportati in tutto il mondo. Si tratta di una zona desertica con una rete idraulica insufficiente e obsoleta. Di conseguenza, qui si sta verificando una vera e propria guerra dell’acqua tra la popolazione locale e chi ha deciso di coltivare avocado. Un’indagine satellitare del 2011 mostra come gli agricoltori rubino l’acqua dalla rete idrica nazionale, lasciando gli abitanti letteralmente a secco.

Lo Stato cileno, per cercare di tamponare il problema, ha messo a disposizione delle autocisterne per trasportare l’acqua alla popolazione. Ma molto spesso l’acqua che arriva è sporca, mista a terra, puzza ed è piena di batteri pericolosi che possono causare malattie anche serie. La popolazione è quindi costretta a bollirla oppure a comprare l’acqua in bottiglia.

E in Europa?

Nel continente europeo, la domanda di importazione di frutti esotici ha subito un vertigiso aumento negli ultimi anni. Nel nostro Paese, secondo la World Avocado Organisation (Wao), i frutti tropicali più richiesti sono mango e avaocado: solo nel 2016 gli italiani hanno consumato 13mila tonnellate di mango e 9mila tonnellate di avocado. Il dato sembra confermato anche dal rapporto annuale Coop, secondo il quale nel 2017, in Italia, la domanda del solo avocado è cresciuta del 78%. Nel 2018 questi frutti esotici sono entrati di prepotenza nel paniere Istat. Incrociare questi dati, insomma, dimostra innegabilmente il consumo sempre più alto di avocado da parte dei Paesi occidentali.

Un andamento di mercato in crescita, quindi. Continuare in questo modo però metterebbe a rischio anche la salvaguardia della foresta tropicale e degli ambienti vergini dell’America latina. In Messico (primo produttore di avocado al mondo) dal 2000 al 2010 sono andati persi 690 ettari di foresta amazzonica per far spazio alle coltivazioni intensive di avocado.

Nonostante l’enorme impatto ambiantale che coltivare avocado comporta però, l’aspetto più triste è forse un altro.

Avocado a bordo

Se chiedessimo a un latinoamericano, cresciuto a pane e guacamole, cosa ne pensi degli avocado che consumiamo qui in Europa, sarà sicuramente pronto a giurarvi che non sanno di niente.

Per giungere in Europa, infatti, gli avocado devono percorrere un viaggio lungo tre settimane nelle stive dei mercantili. Questo vuol dire che vengono raccolti acerbi, molto prima che abbiano il tempo di sviluppare tutti i profumi e gli aromi che li rendono buoni e unici.

Una volta giunti nei porti della Spagna o dei Paesi Bassi gli avocado vengono posti in celle riscaldate e trattati con etilene, molecola gassosa che stimola la maturazione dei frutti. Poi finalmente, grazie al trasporto su gomma, giungono sugli scaffali dei nostri supermercati.

È stato calcolato che, solo per il trasporto, ogni chilo di avocado consuma circa 6 kg di carburante e rilascia nell’atmosfera quasi 2 kg di anidride carbonica.

Brutta storia per noi amanti degli avocado e del pianeta insomma.

Ma forse c’è un barlume di speranza.

E se cominciassimo a coltivare avocado in Italia?

Già gli antichi aztechi coltivavano avocado e lo chiamavano "testicolo", a causa della sua forma

Già gli antichi aztechi coltivavano avocado e lo chiamavano “testicolo”, a causa della sua forma (Credits: Sandid su Pixabay)

A causa del clima sempre più caldo e di batteri incredibilmente fastidiosi, negli ultimi anni il settore primario del Sud Italia ha cominciato a cambiare lentamente aspetto. Molte aziende agricole del Mezzogiorno infatti hanno deciso di cominciare a coltivare avocado e altri frutti esotici.

Pioniere di questa nuova frontiera è la Sicilia dove, negli ultimi anni, sono stati riconvertiti con coltivazioni esotiche oltre 500 ettari di terreno. I risultati fanno ben sperare, con degli ottimi raccolti anche fuori dalle serre riscaldate.

Aspettando dunque che l’offerta nazionale possa soddisfare anche la domanda – e che la Sicilia diventi la nuova Repubblica domenicana del Mediterraneo! – voi non scoraggiatevi.

Non buttate i semi dell’avocado e continuate a farli germogliare: anche se non sarà mai bella come le sue cugine americane, la vostra piantina di avocado regalerà sicuramente un aspetto unico ed esotico al vostro balcone in città.

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