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I vaccini fanno male… o fanno più male le bufale?

di Giorgia Serra

Pubblicato il

(Credits: josibo da Pixabay)

Leggendo le notizie e le bufale del web una domanda può sorgere spontanea: i vaccini fanno male? Seguendo la nostra serie di articoli, dopo aver parlato di che cosa sono e della loro storia. qui vogliamo parlarvi proprio delle bufale più famose che riguardano i vaccini. 

Molto spesso non ci rendiamo conto del potere che internet ci ha regalato: la condivisione di notizie in tempo reale, materiale fruibile da tutti, scambi di conoscenze e la possibilità di comunicare da un capo all’altro del mondo grazie ad una connessione. Ma non è tutto oro ciò che luccica: purtroppo il web ha dato un grande cassa di risonanza anche chi vuole speculare attraverso l’informazione.

Negli ultimi anni internet ha aumentato la diffusione di bufale in ogni campo: dalle scie chimiche al terrapiattismo, passando per i vaccini.

Iniziamo partendo da quello che ci racconta la storia della medicina.

Il vaccino di Sabin

Come vi abbiamo già raccontato nei nostri articoli, il vaccino contro la poliomielite è stato una vera rivoluzione nella storia della medicina. La poliomielite è una grave infezione del sistema nervoso da parte del Poliovirus, trasmesso per via oro-fecale. Nel 90% dei casi di contagio la malattia non si manifesta e rimane asintomatica. Ma i rischi per chi presenta i sintomi sono gravi: tra il 5 e il 10% dei contagiati sviluppa meningite asettica, l’1% la paralisi flaccida dei muscoli. Sembrano “piccole” percentuali, ma se considerate epidemie su grandi popolazioni il numero diventa spaventoso. Nel 1958 in Italia ci fu l’ultima epidemia e si registrarono ben ottomila casi.

Negli anni Cinquanta vennero creati due vaccini: di Albert Sabin, da virus vivo, e quello di Jonas Salk, da virus inattivato. Il farmaco studiato da Sabin aveva il grandissimo vantaggio di essere un vaccino orale: basso costo, maneggevole e con un’ottima efficacia. Autorizzato nel 1962, divenne in breve tempo il farmaco più utilizzato a livello mondiale.

I danni da vaccino

L’utilizzo del farmaco di Sabin su larga scala fece emergere un grave limite del vaccino: in un caso su 750mila, il virus vivo attenuato, replicandosi, poteva tornare alla forma attiva ed entrare nel sistema nervoso, infettandolo e scatenando la malattia. Questo accadeva raramente in bambini con un difetto del sistema immunitario dalla nascita.

Negli anni Novanta, i contagi da Poliovirus erano azzerati, ma si contavano nove casi di paralisi associata alla vaccinazione antipoliomielite: un numero troppo alto, considerando l’eliminazione del virus dal Paese. Se il rischio di effetti avversi del vaccino poteva essere accettato per evitare contagi su larga scala, con l’eliminazione del virus (grazie alle campagne di vaccinazione) anche un rischio minimo non era più tollerato dalla comunità medica.

All’inizio del Duemila, venne abbandonato quindi il vaccino di Sabin per utilizzare quello di Salk, sicuro per i bambini ma meno efficace. Per la poliomielite non esistono cure: si può contare solo sulla prevenzione con la vaccinazione e sul trattamento dei sintomi. È fondamentale continuare a vaccinare i bambini, per evitare che il virus ritorni in Italia e che trovi terreno fertile nei non vaccinati, espandendosi nella comunità.

Vaccini e bufale

La storia del vaccino di Sabin ci racconta uno spaccato delle scelte che a volte la medicina si ritrova a fare. Ma se il vaccino di Sabin fa parte della storia della medicina e ha insegnato qualcosa, sono tantissime le bufale che circolano sul web senza nessun fondamento.

L’igiene e i vaccini

Igene e vaccini

(Credits: Prawny da Pixabay)

Se riguardiamo indietro nella nostra storia, possiamo sicuramente notare quanto le condizioni di vita siano cambiate. Sicuramente al primo posto possiamo mettere le condizioni igieniche, che hanno migliorato la salute collettiva.

Ambienti più salubri, fognature coperte e funzionanti, acqua corrente sono tutti degli enormi privilegi che abbiamo nei Paesi sviluppati e che hanno influito positivamente sulla nostra salute. Se l’acqua potabile e la costruzione di fognature coperte hanno evitato il contagio di malattie infettive come il colera, tifo ed epatite A, non possono fare nulla contro altri tipi di virus. Contro il morbillo, la pertosse, il tetano o la varicella le condizioni igieniche non contano: le troviamo sia qui da noi che nei Paesi in via di sviluppo. Usare le buone condizioni igieniche come scusa per non vaccinarsi non ha nessun valore scientifico e non è neanche utile!

Le associazioni di più vaccini fanno male?

Abbiamo già parlato di come nel vaccino vengano inserite delle piccole dosi di patogeno, per stimolare la risposta immunitaria del corpo. Spesso una diceria è che nei vaccini polivalenti, come il vaccino Mpr (morbillo, paraotite, rosolia) o il vaccino esavalente (difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e haemophilus influenzae di tipo B), vi sia una quantità elevata di questi patogeni e che questo possa danneggiare il bambino. In realtà, basta pensare con quanti antigeni venga in contatto il nostro corpo ogni giorno.

Durante la gravidanza, il bambino è nel sacco amniotico ed è un ambiente “sterile”: il liquido amniotico e il sacco lo proteggono dall’esterno. Ma, già durante il parto, il bambino passa attraverso il canale vaginale e lì viene inevitabilmente a contatto con la microflora materna, che serve per iniziare ad avere una protezione di microrganismi sulla sua pelle. Il bambino viene poi preso in braccio, abbracciato, allattato e crescendo viene sempre più a contatto con il mondo, e con la parte invisibile di microrganismi che lo popola.

Scoprendo il mondo il bambino tocca con le manine in terra, le mette in bocca, entra in contatto con altri bambini e mangia. Né noi né i bambini viviamo in un mondo sterile, privo di patogeni e di antigeni. Il nostro sistema immunitario però è fatto apposta: un piccolo esercito dentro di noi, pronto a proteggerci sempre! Una piccola dose di vaccino, anche di più vaccini combinati insieme, è sicuramente minore rispetto alla quantità di antigeni che incontriamo ogni giorno della nostra vita.

“Metalli pesanti” nei vaccini

Una obiezione dei no-vax è la presenza di metalli pesanti all’interno del vaccino, riportando la presenza di alluminio. In effetti, questo metallo è utilizzato come adiuvante nella preparazione del vaccino, presente in particelle microscopiche sotto forma di idrossido e fosfato di alluminio.

Cos’è un adiuvante? È una sostanza che permette di aumentare l’immunogenicità, prolungando e amplificando l’effetto stimolante. L’alluminio permette quindi di ridurre la quantità di antigene da utilizzare e le dosi di vaccino da somministrare. Quindi, l’alluminio potrebbe esserci in alcune preparazioni, in quantità microscopiche per aiutare la formulazione del farmaco. Ma gli studi hanno dimostrato che i sali di alluminio non fanno danni alla salute.

E vediamo perché.

Parliamo di dati. L’alluminio è tra i metalli più abbondanti sulla Terra: costituisce la crosta terreste, è contenuto in piante, nell’acqua e nell’aria. Un uomo adulto, tra cibi e bevande, assume 7-9 mg di alluminio al giorno. L’uso dell’alluminio nei vaccini è fortemente regolamentato dal Food & drug administration (negli Stati Uniti d’America), dalla European medicines agency (in Europa) e dall’Agenzia internazionale del farmaco (in Italia).

I sali di alluminio vengono utilizzati con sicurezza negli antiacidi, con dosi giornaliere 3-6g/giorno. I livelli di tossicità dell’alluminio, anche per i neonati, sono molto più alti e per lunghe esposizioni. Nei vaccini la quantità, a seconda del vaccino, è compresa tra 0,125mg-0,5mg/dose. Un neonato in sei mesi di vita assume circa 10 mg di alluminio dall’allattamento al seno o circa 40 mg dal latte artificiale. Sommando le quantità di alluminio ingerite con il latte e l’alluminio nelle dosi di vaccino, non si rilevano tracce significative del metallo nel sangue.

I vaccini e i disturbi dello spettro autistico

La più grande bufala legata ai vaccini è la possibilità che la vaccinazione Mpr – contro morbillo, rosolia, paraotite – possa causare “l’autismo”. Ciò che viene chiamato autismo è un disordine neuropsichiatrico, che insorge in età prescolare e comprende una serie di disturbi che coinvolgono diverse aree dello sviluppo. A seguito di diverse ipotesi, nel 1998 venne pubblicato sulla rivista medica The Lancet uno studio inglese firmato dal medico Andrew Wakefield. In questo studio, Wakefield affermava che potesse esserci una correlazione tra la somministrazione del vaccino Mpr e l’insorgenza del disturbo autistico.

Ovviamente la notizia dello studio fece il giro del mondo e un grande scalpore: i bambini venivano vaccinati con qualcosa che si credeva sicuro. Vennero così condotti moltissimi studi in tutto il mondo e nei più grandi centri di ricerca medica. Tutti però portavano alla conclusione che non ci fosse nessuna correlazione tra la vaccinazione e il disturbo, e che il vaccino fosse sicuro. Nel 2010 la rivista The Lancet ritirò ufficialmente l’articolo del medico inglese. L’Ordine dei medici inglese iniziò un’inchiesta su Wakefield e si scoprì che il medico aveva falsificato i dati del suo studio per interessi economici. Nel 2012 venne radiato dall’albo dei medici.

Le correnti antivacciniste

Se questa può sembrare una storia a lieto fine, con la verità che viene a galla scagionando i vaccini, purtroppo così non è. Grazie alla diffusione sul web delle bufale e dei media che hanno rincorso la notizia, lo studio di Wakefield ha portato linfa alle correnti antivacciniste. Negli ultimi dieci anni, infatti la percentuale di genitori che ha scelto di non vaccinare i bambini è spaventosamente aumentata. A causa del crollo delle vaccinazioni, il rischio di epidemie di malattie infantili è vertiginosamente aumentato.

Nel 2017, si sono registrati 4991 casi di morbillo in Italia  e l’88% di questi non era vaccinato. I dati mostrano inoltre un aumento vertiginoso negli adulti, l’età mediana è infatti di 27 anni e il 74% dei contagiati ha più di 15 anni. L’Istituto superiore di sanità italiano nel 2017 ha reinserito l’obbligo di vaccinazione per bambini in età prescolare, per consentire il loro ingresso alla scuola dell’infanzia e primaria. Anche la vaccinazione obbligatoria ha portato a un grande dibattito nella politica e nell’opinione pubblica, restando invece solida nella comunità scientifica. Per evitare la diffusione dei patogeni nella popolazione, bisogna mantenere alta la soglia di attenzione e di protezione, che può essere fornita solo da una copertura vaccinale sopra al 97% e che invece era scesa all’85%.

I dati del morbillo nel mondo

Basti pensare all’epidemia di morbillo scoppiata nelle Isole Samoa, alla fine del 2019. A causa del crollo della vaccinazione Mpr degli ultimi anni, nei mesi scorsi è scoppiata una grave epidemia di morbillo che su una popolazione di circa 200mila persone, ne ha contagiate cinquemila e causato la morte di 83. Questi dati possono sembrare piccoli, ma se l’epidemia dovesse scatenarsi su una popolazione più grande i numeri di contagiati, complicanze dell’infezione e morti sarebbe sicuramente molto più alti. Le complicanze del morbillo sono molto frequenti: circa un contagiato su sei sviluppa delle superinfezioni batteriche come otite media, laringite, diarrea,  Nei neonati e in persone immunodepresse possono scaturire anche polmoniti, meningiti ed encefaliti, infiammazioni del tessuto cerebrale, che possono causare gravi danni neurologici e, in alcuni casi, anche la morte nel 15% dei casi.

Ne Paesi in cui è più difficile essere vaccinati, i dati sono allarmanti. Dal 2000 al 2015, grazie alle campagne di vaccinazione, i contagi nel mondo sono calati del 75%, così anche la letalità della malattia che nel Duemila era di 614mila decessi, più di 1600 decessi al giorno. Nel 2015, il morbillo ha causato ancora 134200 decessi: circa 367 al giorno, 15 ogni ora. La maggior parte di questi decessi è avvenuta in Paesi in via di sviluppo come Repubblica Democratica del Congo, in Etiopia, India, Indonesia, Nigeria e Pakistan colpendo soprattutto bambini sotto i cinque anni di età.

Test prevaccinali: possono davvero dirci se i vaccini fanno male?

Con l’introduzione dell’obbligo vaccinale, molto spesso si è sentito parlare – anche da politici – dell’utilizzo di test per valutare il rischio di un danno da vaccino. Titoloni in prima pagina di politici che chiedevano a gran voce il blocco della legge del 2017 sui vaccini o quantomeno la messa a disposizione di test prevaccinali gratuiti.

Ma cosa sono? Funzionano davvero? Questi test vengono proposti da alcuni laboratori, ma non vi è un riscontro nella comunità scientifica della loro valenza. Ad oggi, non vi sono test prevaccinali che possano davvero dirci se un vaccino somministrato potrebbe fare male.

Se ci fidiamo di cosa dice la comunità scientifica, con il suo mondo costituito da rigorose regole, i vaccini sono un grande alleato per la nostra salute. Gli 83 morti nelle Isole Samoa possono sembrare “pochi” su cinquemila casi, ricordiamoci però che erano del tutto evitabili con la vaccinazione. Questi sono i danni che fanno le bufale che circolano troppo facilmente sul web. Questi danni si uniscono a chi per ignoranza riporta le notizie e a chi ci specula sopra – economicamente e politicamente.

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