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La storia dei vaccini – Dalla Cina alle isole del Pacifico

di Giorgia Serra

Pubblicato il

La storia dei vaccini non sarebbe la stessa senza Edward Jenner

Edward Jenner, vaccinating his young child, held by Mrs Jenner; a maid rolls up her sleeve, a man stands outside holding a cow. Coloured engraving by C. Manigaud after E Hamman. (Credits: Wellcome Collection, Attribution 4.0 International (CC BY 4.0))

Il 24 aprile si celebra la Giornata mondiale contro la meningite, per sensibilizzare le persone alla malattia e all’importanza del vaccino per la prevenzione. Dopo aver parlato di cos’è, cerchiamo oggi di approfondire la storia dei vaccini. Lo sapevate che i primi vaccini risalgono a mille anni fa nella Cina imperiale? E che la Sparta vinse la guerra contro Atene a causa di una epidemia di febbre tifoide? E perché i vaccini si chiamano così?

La storia dei vaccini è molto antica, ma le scoperte scientifiche rivoluzionarie arrivarono molti anni più tardi. All’inizio dell’Ottocento arrivò il primo vaccino contro il vaiolo, che salvò milioni di vite e diede una forte spinta alla ricerca medica.

La storia dei vaccini

Sin da tempi antichissimi, l’uomo ha sempre dovuto fare i conti contro un nemico che non riusciva a sconfiggere: virus e batteri. Grandi epidemie hanno flagellato i popoli fin dalla preistoria, senza che una cura fosse disponibile. Il commercio, iniziato con il passaggio all’agricoltura, ha portato alla circolazione di patogeni che hanno afflitto i nostri antenati, causando gravi epidemie. Leggendo il Decameron di Boccaccio, a scuola, abbiamo conosciuto la Peste nera del 1300 – un morbo che ha causato la morte di 50-100 milioni di persone nel mondo. L’influenza spagnola, tra il 1918 e il 1920, uccise indicativamente 50milioni di persone.

Le epidemie nella storia dell’uomo

Lo storico Tucidide descrisse la pestilenza ateniese risalente al 430 a.C., la prima di cui abbiamo notizie scritte. Durante la guerra del Peloponneso si abbatté sulla città di Atene una grave epidemia – probabilmente di febbre tifoide – che indebolì l’esercito ateniese, favorendo la vittoria di Sparta. Nei suoi scritti, Tucidide descrive per la prima volta l’immunizzazione naturale evidenziando come i guariti fossero immuni alla malattia.

Altra storica epidemia fu quella che distrusse l’impero azteco in Messico, nel sedicesimo secolo. I conquistadores, condotti da Hernan Cortés alla conquista del Centro America, portarono nel continente il virus del vaiolo (Variola virus), patogeno sconosciuto al sistema immunitario degli amerindi. L’epidemia di vaiolo uccise milioni di persone, riducendo del 98% la popolazione azteca in cento anni.

La scoperta dei vaccini

La storia dei vaccini (può sorprendere) inizia migliaia di anni fa. Infatti, attorno all’anno Mille i cinesi utilizzavano una tecnica di immunizzazione artificiale rudimentale contro il vaiolo: le persone sane venivano esposte a materiale infetto di persone malate. In pratica, i medici cinesi prelevavano le croste tipiche dell’infezione da vaiolo dai malati, le trituravano e poi le soffiavano nel naso delle persone sane. Con la variolizzazione, la mortalità del vaiolo venne ridotta.

Tra il Settecento e l’Ottocento, il virus del vaiolo flagellò l’Europa: portando alla morte del 30% degli infetti. La storia dei vaccini moderni parte dall’Inghilterra, dove i morti arrivarono fino a 40mila l’anno. A Londra, nel 1746 venne aperto il primo ospedale dedicato agli infetti da vaiolo, in cui si praticava la variolizzazione. La comunità medica però iniziò ad allontanarsi da questa pratica, che spesso risultava inefficace e dannosa perché il rischio di contrarre il vaiolo era comunque molto alto.

Si notò però che gli allevatori di bovini ed equini non si ammalavano o contraevano una forma leggera della malattia. Si ipotizzò quindi che i lavoratori, entrando in contatto con il materiale infetto delle croste purulente sul manto degli animali, fossero in qualche modo immunizzati. Gli studi del medico inglese Edward Jenner si inserirono in questo contesto. Lo scienziato iniziò a studiare le differenze tra il vaiolo bovino e quello umano, scoprendo che per l’uomo il virus bovino era meno pericoloso. Era quindi più sicuro immunizzare le persone sane con il siero infetto dei bovini invece che il siero umano, e creò così i primi vaccini parte dal siero animale. Il termine vaccino vi ricorda qualcosa? Deriva proprio dalle… mucche!

La storia dei vaccini nell’età moderna

Dal 1800, in Inghilterra, si iniziò a utilizzare la vaccinazione e in soli dieci anni il vaiolo si ridusse da 10mila a meno di 200 casi all’anno. Il metodo di Jenner divenne famoso nel mondo: a Berlino venne fondata la Royal vaccine institution e Napoleone Bonaparte vaccinò il suo esercito. In vent’anni il vaccino di Jenner fu usato in tutto il mondo.

Gli studi della microbiologia avanzavano, ma bisogna arrivare alla fine del XIX secolo per avere altri risultati significativi. Fu infatti Louis Pasteur, chimico e microbiologoco francese, che alla fine dell’Ottocento dimostrò di poter ottenere artificialmente altri vaccini, sul modello del virus del vaiolo. Creò così il vaccino per il carbonchio e per la rabbia, virus endemico letale nell’80% dei casi. Lo scienziato applicò i suoi studi anche in veterinaria, capendo l’importanza di avere animali sani sia a livello sanitario che economico. La corsa ai vaccini negli anni a seguire fu frenetica e le scoperte scientifiche si susseguirono in pochissimi anni. Nel biennio 1953-1955, Jonas Salk e Albert Sabin ottennero un vaccino contro il Poliovirus, che permise di eliminare la malattia nei Paesi sviluppati nel giro di pochissimo tempo.

Perché i vaccini sono importanti?

La storia dei vaccini: i bambini

(Credits: David Mark da Pixabay)

Nel corso degli ultimi anni la ricerca sui vaccini ha dato la possibilità di combattere malattie contagiose con una mortalità molto alta, soprattutto infantile – come morbillo, pertosse, tetano, difterite e altre ancora.

Nel XX secolo, le vaccinazioni hanno permesso di salvare la vita a 500 milioni di persone nel mondo. La mortalità infantile prima delle vaccinazioni di massa era altissima: al 1876 si iniziarono a studiare i dati statistici sulla mortalità infantile e solo in quell’anno il 20% dei bambini moriva prima del compimento del primo anno di età. Oggi il tasso di mortalità infantile è di circa sette bambini ogni duemila, anche se in alcune aree del mondo la situazione rimane ancora molto critica.

L’eradicazione dei vaiolo

Il virus del vaiolo è un virus tipico dei bovini, che mutando ha infettato l’uomo. È comparso sulla Terra già dieci mila anni fa e le sue epidemie hanno causato la morte di milioni di persone. La letalità del virus infatti è del 30-40%; solo nell’Ottocento 75 milioni di persone morirono per l’infezione da vaiolo. Grazie all’introduzione del vaccino e delle campagne di vaccinazione di massa in tutto il mondo, nel 1979 il vaiolo è stato eradicato dalla Terra. Ne vengono conservate delle colture in laboratorio, per preparare il vaccino in caso tornasse ad affliggere la popolazione.

L’antipolio

La poliomielite è una malattia infettiva acuta altamente contagiosa causata dal poliovirus, che ha conseguenze terribili se entra nel sistema circolatorio. Infatti nel 90% dei casi la poliomielite rimane asintomatica, ma se il virus entra nel sangue può raggiungere il sistema nervoso danneggiando i neuroni motori. Se chiedete ai vostri nonni, si ricorderanno di persone con paralisi agli arti e al volto a causa della poliomielite. Se il virus arriva a colpire i nervi spinali, danneggia il diaframma (un muscolo importantissimo per la respirazione) e può causare la morte per soffocamento. La malattia è stata descritta per la prima volta nel 1840 da Jakob Heine, un medico tedesco, e il poliovirus fu identificato nel 1908 da Karl Landsteiner, medico e biologo.

L’uomo ha convissuto per migliaia di anni con il polivirus, ma solo dal 1800 – a causa dell’aumento della popolazione mondiale – iniziarono delle vere e proprie epidemie. Dal 1910, vi fu un drammatico incremento dei contagi e le epidemie ritornarono ciclicamente nel tempo. Negli anni Cinquanta, Salk e Sabin scoprirono i vaccini e si riuscirono a contenere le epidemie.

La trasmissione del virus avviene per via oro-fecale. Nei Paesi in via di sviluppo – dove l’acqua potabile è carente, le fognature ancora non sono efficienti e le temperature sono elevate – i contagi da poliovirus sono ancora oggi molto alti. Si ritiene infatti, che il virus infetti praticamente tutta la popolazione di questi Paesi. Dal 1988 l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Unicef hanno iniziato delle massicce campagne di vaccinazione per eradicare la malattia dal pianeta, così come è stato fatto per il vaiolo.

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