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Sotto accusa: Xylella fastidiosa sul banco degli imputati

di Camilla Tuccillo

Pubblicato il

Dichiaro aperto il dibattimento. Xylella fastidiosa è pregata di alzarsi in piedi.

Diamo lettura dei capi d’imputazione: è accusata di aver infettato e condotto a morte alberi di ulivo nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto; Puglia, Italia.

Chi ha incastrato Xylella fastidiosa – L’indagine e il processo

Parola all’imputato, lasciamo che si presenti. Xylella fastidiosa è un batterio. Una sola cellula, niente di più e niente di meno. Ha fatto la sua prima comparsa in California, nel 1982. Xylella è rimasta confinata negli Stati Uniti fino al 1987, anno in cui si è manifestata in altri Stati dell’America centrale e meridionale. Nel 2013 è stato rintracciata per la prima volta in Puglia.

Pianta di ulivo, il principale bersaglio del batterio Xylella fastidiosa in Puglia

Una delle vittime: una pianta di ulivo (Credits: Unsplash)

Ma da dove è arrivata? Probabilmente dall’America Centrale, dove vive sua sorella gemella omozigote in piante di caffè. Ci sono effettivamente alcuni indizi a favore di questa ipotesi.

Procediamo per gradi. Le due sono infatti:

Sorelle: stessa specie, Xylella fastidiosa.
Gemelle: stessa sottospecie, pauca.
Omozigoti: stesso ceppo, ST53.
Due gocce d’acqua, vostro onore!

Ma non nei gusti, bisogna aggiungere: la nostra Xylella infatti preferisce vivere in piante di ulivo. Forse ospite indesiderata: dopo un po’ gli ulivi si seccano di questa situazione. Letteralmente. La malattia di cui soffrono gli ulivi infettati da Xylella fastidiosa si chiama proprio disseccamento rapido dell’ulivo. Come si fa ad essere certi che la causa di questo male sia proprio Xylella? Invito ad indicare le fonti di prova.

A cavallo tra il XIX e il XX secolo Robert Koch, ritenuto il padre della microbiologia medica, ci ha dato per la prima volta gli strumenti per farlo. Secondo i postulati di Koch, un microrganismo può essere ritenuto responsabile di una malattia se è rintracciato in un organismo malato, se causa la malattia una volta introdotto in un organismo sano e se viene rintracciato anche in quest’ultimo. Nel corso degli anni, vari gruppi di ricercatori di Bari hanno cercato di incastrare il colpevole proprio in questo modo. Nel 2014 hanno isolato Xylella fastidiosa spp. pauca ST53 da tutti gli ulivi malati. Una volta introdotta in ulivi sani, ha causato la malattia ed è stata isolata anche da questi ultimi. Sempre lei, sempre la stessa.

Obiezione signor giudice: come fa una sola e invisibile cellula a far seccare un albero di ulivo alto alcuni metri?

Possiamo rispondere. Xylella è un batterio xilematico, cioè vive nello xilema della pianta. Lo xilema è un tessuto vegetale costituito da vasi – pensate alle nostre vene. La funzione di questi vasi è fondamentale: trasportare l’acqua dal terreno, dove le radici la assorbono, a tutte le altre parti della pianta – per esempio alle foglie. Tutti sappiamo quanto sia importante l’acqua per le piante: siamo pronti a scommettere che almeno una volta nella vita ognuno di noi ha fatto seccare e morire una piantina malcapitata sul proprio balcone.

Riproducendo la scena: all’interno dei vasi dello xilema Xylella si moltiplica; da una cellula se ne formano due, da ciascuna altre due, e fanno quattro, otto, sedici e così via. Si accumulano nei vasi fino a occluderli completamente. Così l’acqua non passa più. L’ulivo si secca e muore.

Sputacchina trasporti S.p.A – Ecco il co-imputato

Il complice di Xylella fastidiosa: un insetto noto come Sputacchina

(Credits: Katja Schultz, Creative Commons; Rielaborazione: Marco Frongia)

L’imputato aggiunge un’informazione che ci suggerisce la presenza di un complice. Xylella fastidiosa è un parassita obbligato. Questo significa che può vivere e sopravvivere solo all’interno di un ospite, come l’ulivo. E allora come fa a infettare un albero qui e un altro lì? C’è qualcuno che la aiuta, è evidente: insetti, detti insetti vettore. Nella pratica, tassisti inconsapevoli. In Puglia il monopolio di questo traffico è nelle mani di Philaenus spumarius, conosciuto anche come sputacchina – poco più di cinque millimetri di criminalità. Sono insetti xilemomizi: si nutrono della linfa (acqua e minerali) che scorre all’interno dello xilema.

Abbiamo una ricostruzione, basata sulla confessione del complice: arrivata su un albero di ulivo, la sputacchina infila nel tronco lo stiletto – una sorta di cannuccia parte del suo apparato boccale – fino allo xilema, e succhia. Xylella ne approfitta e sale a bordo. Sazia, la sputacchina se ne va; quando avrà nuovamente fame si dirigerà verso un altro albero di ulivo. E qui, mentre si nutre, immette delle cellule batteriche nei nuovi vasi. Ma la corsa non è terminata. Le sputacchine restano infette per tutta la vita! Per quanto sia breve, hanno tempo di visitare un gran numero di ulivi – soprattutto nei mesi da aprile a luglio.

Questi insetti sono una vera macchina da guerra: si riproducono moltissimo e sono ovunque; quando non si nutrono sugli ulivi non fanno tanti complimenti e mangiano le erbe che trovano. La vera arma letale è il modo in cui si spostano: oltre a volare, sfruttano il cosiddetto trasporto passivo attaccandosi a persone o a mezzi di trasporto (vi sfido ad accorgervene!); il raggio d’azione così aumenta di parecchio. Ultima aggravante: la maggior parte degli individui sono portatori di Xylella fastidiosa.

Si può dedurre senza alcun dubbio la responsabilità dell’imputato e del complice. Ora signori testimoni, mantenendo la calma, qualcuno provi a dirmi come potremmo risolvere la situazione adoperando abbracci ed energia pura.

(Silenzio in aula)

Non si può. Ma qualcuno ha sostenuto il contrario

Prevenire la Xylella fastidiosa è meglio che curarla

È vero, purtroppo di soluzioni efficaci non ne esistono molte. Proprio come sta succedendo in questi giorni con il Covid-19, la lotta diretta contro il principale colpevole non si può fare. Contro il Covid-19 non esiste ancora un vaccino; contro Xylella, e in generale in agricoltura, gli antibiotici sono vietati – nb: gli antibiotici funzionano contro i batteri, e basta. Non ci resta che prevenire e contenere.

Volendo fare un confronto con la situazione attuale, vostro onore, ci sia concessa la leggerezza nell’affermare che noi e Xylella dopotutto abbiamo qualcosa in comune… siamo organismi da quarantena. Questo termine deriva dai quaranta giorni che, in passato, le navi dovevano trascorrere lontano dalla riva se trasportavano passeggeri sospettati di portare malattie infettive. Chiusi in casa, è proprio così che stiamo affrontando il Covid-19, ed è così che gli ulivi devono affrontare Xylella fastidiosa.

Vi siete mai chiesti perchè, quando torniamo da una vacanza, non possiamo portare con noi piante o simili? Appellatevi all’Organizzazione europea per la protezione delle piante (Eppo, European Plant Protection Organization) che nel 1975 ha approvato una lista di patogeni da quarantena, tenuta costantemente aggiornata. Consiste in un sostanzioso elenco di organismi nocivi per le piante a cui è vietato l’ingresso entro i confini europei. Xylella ne fa parte dal 2000. Per prevenire la diffusione di questi organismi sono previsti, nei punti di ingresso, una serie di controlli sanitari su tutto il materiale vegetale che deve essere importato: frutti, verdure, tuberi, fiori, foglie, rami, perfino polline.

In Puglia sono state delimitate una zona di contenimento e una zona cuscinetto a protezione della più settentrionale zona indenne.

Uliveto (Credits: Pixabay)

Nessun pericolo in vista: viene rilasciato un vero e proprio passaporto delle piante e via libera. Se viene avvistato un nemico, invece, viene imposto un periodo di quarantena finché non saranno disponibili i risultati di ulteriori esami. Se confermano la presenza del patogeno, il materiale vegetale viene ritirato o addirittura distrutto.

Intorno al 2010 qualcosa alla dogana non ha funzionato e Xylella fastidiosa è arrivata in Italia, Spagna e Francia, Corsica inclusa. A questo punto bisogna contenere il focolaio quanto più possibile: le piante risultate infette e quelle che si trovano nel raggio di cento metri da esse devono essere eradicate e distrutte. Inoltre, data la pericolosità dell’insetto vettore, è importante contrastarlo con mezzi chimici come gli insetticidi e mezzi agronomici, ad esempio eliminando le erbe spontanee tra cui potrebbero nascondersi.

Queste misure hanno fatto sì che dal 2015, in Puglia, a nord della zona infetta si siano create una zona di contenimento e una zona cuscinetto a protezione dell’ancor più settentrionale zona indenne.

La sentenza del Processo Xylella fastidiosa

Questa corte, di ritorno dalla Camera di consiglio, si accinge a deliberare. E giudica l’imputato e il complice colpevoli. Dichiara inoltre Xylella fastidiosa “fastidiosa di nome e di fatto” e la condanna alla reclusione forzata nel tacco dello Stivale.

Così è deciso, l’udienza è tolta.

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