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Freddure…..ironia…..e libertà

di Laura Musso

Pubblicato il

500 Chicche di riso di Alessandro Pagani, prefazione di Cristiano Militello

Così scriveva Victor Hugo: “La libertà comincia dall’ironia”. Ovvero: solo gli spiriti liberi che  vivono in  un contesto libero possono giocare con il mondo e con se stessi.

Per Francesco De Sanctis l’ironia è “[…] il sentimento della realtà, che si mette dirimpetto quel mondo già tanto venerato, e ride […]”.

Concetti antichi…sempre nuovi

Secondo Aristotele l’uomo è un “animale sociale”. Ma prima che con la società deve fare i conti con se stesso.

La libertà individuale è il presupposto per instaurare un rapporto con gli altri. Quindi autentico, libero da ogni costrizione o pregiudizio. È un percorso interiore lungo e difficile. Anzi spesso mai compiuto. Perché l’esperienza quotidiana degli uomini e delle cose, connessa all’atto stesso del vivere, pone delle problematiche complesse.

Cicerone definisce la libertà il potere di vivere come vuoi. Seneca definisce il concetto di libertà ponendolo in antitesi a quello di schiavitù.

Tu mi chiedi cosa sia la libertà? Non essere schiavi di nessuna cosa, di nessuna necessità, di nessun evento.

Dunque per essere liberi si deve essere autosufficienti. Per Catone non si deve essere

al servizio del corpo, né troppo attaccati alle cose.

Da ciò la vera libertà dell’individuo sta nella libertà di giudizio che ne determina le scelte e le indirizza al vero utile.

È una libertà che con fatica si raggiunge. Passando attraverso un’introspezione che implica il coltivare se stessi.

Ironia e libertà

E in questa prospettiva non è fuori luogo l’affermazione di Victor Hugo (da I miserabili).

La libertà comincia dall’ironia. Cioè dal sapere guardare se stessi e gli altri con meticolosità di giudizio. Pronti a riportarsi nei giusti binari.

Libero è chi non è impedito nell’agire. Perché non gli si vieta di fare ciò che vuole. Non é costretto, perché non lo si obbliga a compiere ciò che non vorrebbe.

Sorgono spontanee alcune domande

Ma cosa è l’ironia? Che caratteristiche ha la persona ironica?  Ironia e umorismo, ironia, e satira, ironia e comicità. Quali sono le differenze? Quali sono gli ostacoli all’ironia?

A caccia delle risposte…nella prefazione di Cristiano Militello

Pur trovando singolare che uno che si chiama Pagani si rivolga a uno che si chiama Cristiano, ritengo che tra noi sussistano diversi tratti comuni. Entrambi siamo toscani e, si sa, la Toscana ti dà una lente tutta sua per mettere a fuoco le cose, per filtrarle, per giocarci su. Questo è un imprinting che non viene rimosso né spostato dalla latitudine. Io vivo a Milano da 13 anni ma continuo a vedere il mondo con sguardo toscano. L’autore è un batterista, io sono o, meglio, sono stato un percussionista. Entrambi dunque amiamo andare a tempo, probabilmente anche con la vita, una vita il più possibile ritmata, s’intende. Chi sa tenere il tempo musicale è avvantaggiato coi tempi comici. Il Pagani è un umorista, portatore sano di sorrisi e per questo, come il sottoscritto, a pieno titolo impegnato nel sociale. Come poter definire altrimenti, visti i tempi grami che viviamo, chi riesce a distogliere un lettore, un ascoltatore, uno spettatore dai problemi e dai brutti pensieri? In “Chicche di riso” il Pagani, si mette nel solco dei Bartezzaghi e dei Campanile, passando per Woody Allen (la numero 499 avrebbe potuto scriverla tranquillamente lui). Il nostro ci regala o, meglio, ci fa pagare il giusto, una valanga di freddure con predilezione per il calembour, anzi, ad esser precisi, per i metaplasmi, le metatassi e i metasememi. Non vi spaventate: nel mesozoico (1994) mi sono laureato con una tesi dal titolo “Aspetti comunicativi e pragmatici del cabaret come tecnica di satira” e nel capitolo 5 misi in fila, appunto, tutte le tipologie di battuta esistenti. Da allora le ho sempre genericamente chiamate “battute”, diamine, ma vedi che alla fine arriva un momento nella vita in cui il pezzo di carta serve davvero?

…e nelle parole di Alessandro Pagani

Abbiamo posto alcune domande al nostro autore.

La citazione di Hugo: è impegnativa per una raccolta di freddure e crediamo abbia un suo perché. Sono freddure che si possono leggere a livello superficiale e fanno ridere; se si leggono tra le righe fanno pensare

Interpreto l’ironia come una delle forma espressive più alte in grado di raccontare (e perché no), ribaltare, in assoluta libertà e senza cadere nella trivialità, le banalità che ci circondano sino a ciò che è inconsueto.

Le sue freddure sono sottili giochi di parole da interpretare

Si certo, ognuno può riconoscersi come artefice o destinatario, cogliendo l’aspetto meno scontato di esse.

Nelle sue intenzioni di autore è una provocazione al lettore? Il fine non crediamo sia solo farlo ridere perché raccolte di freddure simili pensiamo ce ne siano molte!

Innanzitutto è una provocazione a me stesso, per cercare di vedere le cose da un punto di vista diverso. Il gioco verso il lettore è mettere lo stesso di fronte alla tragicomicità, alla bizzarria e ai paradossi degli eventi e dei personaggi che li/ci circondano.

La divisione in capitoli

La prima parte non contiene nomi di persone e luoghi, cosa che invece avviene nella seconda parte

Due parole sul TG spaziale

Mi ha sempre affascinato l’idea del futuro, qui l’ho immaginato con gli stessi difetti e i soliti vizi che l’uomo si porta dietro da sempre.

Ironia e libertà: essere fuori dagli schemi per raggiungere la libertà interiore? e anche riferita al contesto sociale?

Si, se riuscissimo a ridere più di noi stessi invece di crogiolarci nelle nostre debolezze, avremmo un presente meno pesante ed una visione degli altri più equa.

Perché 500? E’ un numero che ha un significato?

È un numero che dà un senso di abbondanza – come a dire che c’è n’è per tutti – inoltre segue come numerazione il mio libro precedente (“Io mi libro”) che conteneva altrettante frasi.

La prefazione di Militiello è significativa e provocatoria, offre un indizio di cosa si può trovare nel suo libro!!

Cristiano è persona brillante e pungente, credo che abbia colto in pieno – da vero spirito toscano – come si manifesta la goliardia e l’humour per cercare di far star meglio gli altri e se stesso.

Una breve chicca per stuzzicare…il riso

Attraverso l’ironia, la satira, sarcasmo e ‘ingannevoli’ nonsense, il surreale sovverte ogni aspettativa sistematica andando oltre il raziocinio e la dialettica, servendosi dell’assurdo per innescare provocazioni, allusioni e paradossi più o meno espliciti, che oltrepassano l’ordinarietà. Le cinquecento frasi che seguono, oltre a sfatare luoghi comuni, personaggi reali e dell’immaginario collettivo, tentano di ridicolizzare la consuetudine sociale della monotonia quotidiana attraverso l’uso delle parole e con l’aiuto di situazioni umoristiche che tutti, almeno una volta nella vita, da protagonisti o spettatori, potremmo affrontare.

Autoritratto di un autore

Sono nato a Firenze nel 1964, in Via del Paradiso: il nome prometteva bene. Niente di che fino agli anni ’80, quando ho iniziato a far parte del movimento artistico underground fiorentino Pat Pat Recorder, esperienza che mi ha portato ad iniziare un percorso come musicista con svariati gruppi tra i quali Stropharia Merdaria, Parce Qu’Il Est Triste, Hypersonics, (con cui ho partecipato ad Arezzo Wave nel 1990), Subterraneans, Malastrana e successivamente coi Valvola, assieme ai quali ho fondato nel 1997 l’etichetta discografica Shado Records, attiva fino al 2007. Attualmente suono la batteria con gli Stolen Apple, insieme abbiamo fatto uscire l’album di debutto “Trenches” a Settembre 2016. Nel 2019 sono arrivato terzo al concorso della Asl Toscana “Libera la mente e scrivi” e sono l’ideatore della pagina “Meme o non m’eme” su Facebook. Una mia frase appare sull’agenda 2019 di Comix .

PUBBLICAZIONI

– “Le Domande Improponibili” (2015) – libretto autoprodotto

– “Perchè non cento?” (2016) – Alter Ego/Augh

– “Io mi libro” (2018) – 96, Rue De La Fontaine

– “500 chicche di riso” (2019) – 96, Rue De La Fontaine

www.500chicche.onweb.it

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