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Spazio, Universo, Materia.

di Amelia Williams

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SPAZIO, UNIVERSO, MATERIA.

Le parole di una storia di scienza e poesia

 

“Questo è solo un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità.”

 

Inizia così, con queste parole, la scoperta e la conquista dello spazio, dei satelliti e dei pianeti così come siamo abituati a pensarle oggi. Correva l’anno 1969. Il 20 luglio, in una serata probabilmente afosa sulla Terra, l’Apollo 11 procedeva all’allunaggio, facendo sbarcare sulla luna l’astronauta Buzz Aldrin e il suo comandante, Neil Armstrong, autore di queste parole.

Per la prima volta l’uomo si ritrova a calpestare qualcosa che, fino a quel momento, era stato solo immaginato, disegnato, calcolato, sognato. E per la prima volta si imponeva all’uomo la necessità di mettere in parole tutta quella grandezza che si stagliava sotto i propri occhi, e che giaceva sotto i propri piedi.

“Lo spazio è grande. Non puoi nemmeno immaginare quanto sia vastamente e sorprendentemente immenso. Voglio dire che tu forse puoi pensare che sia un lungo percorso quello che porta alla farmacia ma è solo una quisquilia rispetto allo spazio.” DOUGLAS ADAMS, dal libro “Guida Galattica per Autostoppisti”

Di fronte alla vastità dello spazio non si può che rimanere affascinati. Non si può che rimanere attoniti, di fronte alle domande più grandi che quella volta celeste ci pone, e alle quali scienziati di ogni tempo hanno provato e tuttora provano a dare risposta. Le stelle, quante sono? E quanto a lungo vivono? E poi dove vanno, quando si spengono e muoiono? E quando cade una stella, davvero si possono esprimere i più grandi desideri?

Nessuna di queste domande è banale, e ognuna rimanda alla dimensione più intima dell’uomo, quella fatta di scienza, di numeri, di realtà, ma anche di romanticismo, e di poesia.

Frasi sullo spazio “Come si può mettere la Nona di Beethoven in un diagramma cartesiano? Ci sono delle realtà che non sono quantificabili. L'universo non è i miei numeri: è pervaso tutto dal mistero. Chi non ha il senso del mistero è un uomo mezzo morto.” ALBERT EINSTEIN

È probabilmente quel senso di mistero che ci spinge, nelle limpide notti d’estate, a guardare il cielo con le sue piccole luci, a usare metafore spaziali per parlare di esperienze quotidiane che non riusciamo bene a decifrare (“finisce tutto in un buco nero”, “sei più raro della cometa di Halley” e molte altre espressioni che vi sfido a inventare).

 Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle. OSCAR WILDE, dal libro “Il ventaglio di lady Windermere”

Alcuni, da quelle stelle, imparano. Non solo gli scienziati, gli astronomi, i fisici, ma anche le persone comuni, quelle di ogni giorno, che col naso rivolto all’insù provano un profondo senso di stupore e di rispetto, anche se non ne saprebbero dire bene il motivo.

 “Le cose sono unite da legami invisibili. Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella.” GALILEO GALILEI

Già… i legami. Galileo Galilei (1564-1642), considerato il padre della scienza moderna, aveva intuito quelli che poi sarebbero stati gli sviluppi della fisica, forse anche di quella quantistica. Il principio di indeterminazione di Heisenberg, per come l’ho capito, mi pare racconti una storia di legami, per lo meno quelli tra un osservatore e un oggetto osservato.

Ci sono poi le costellazioni… anche quelle sono esempi di legami… quelli che uniscono le singole stelle a formare disegni più o meno grandi, in grado di guidare i marinai in mare aperto o di predire il futuro dell’antica Babilonia.

Che siamo tutti sotto le stesse stelle, ci pensiamo di rado. Altrimenti ci sentiremmo più uniti, ci vorremmo più bene gli uni con gli altri. Almeno ci saluteremmo, la mattina, incontrandoci per strada, come usano ancora fare in certi piccoli paesi di montagna o nelle piccole isole. RICCARDO PAZZAGLIA, dal libro “Il brodo primordiale”

Quando il grande e immenso spazio si impone al nostro pensiero, non possiamo fare altro che constatare quanto siamo piccoli di fronte a tutta questa materia che solo apparentemente è sopra la nostra testa, ma che in verità, ci spiegano gli scienziati, è parte di noi ed è intorno a noi.

 Se il mondo è un pullulare di effimeri quanti di spazio e di materia, un immenso gioco a incastri di spazio e particelle elementari, noi cosa siamo? Siamo fatti anche noi solo di quanti e di particelle? Ma allora da dove viene quella sensazione di esistere singolarmente e in prima persona che prova ciascuno di noi? Allora cosa sono i nostri valori, i nostri sogni, le nostre emozioni, il nostro stesso sapere? Cosa siamo noi, in questo mondo sterminato e rutilante? CARLO ROVELLI, dal libro “Sette brevi lezioni di fisica”

Lasciamo volontariamente aperta questa domanda perché ognuno possa trovare le proprie risposte.

Vogliamo concludere questa breve riflessione sullo spazio, che ha visto alternarsi le parole di grandi scienziati a quelle di poeti e scrittori di ogni tempo (a voi la sfida, nel caso non li conosciate per nome, di scoprire chi è l’uno e chi l’altro), riportando tutto a Terra. “L’uomo è misura di tutte le cose” diceva Protagora, e quindi anche dell’universo con i suoi misteri e le sue meraviglie.

 “Non possiamo conoscere nulla d'esterno a noi scavalcando noi stessi. L'universo è lo specchio in cui possiamo contemplare solo ciò che abbiamo imparato a conoscere in noi.” ITALO CALVINO, dal libro “Palomar”

Per parlare dello Spazio non basterebbe una vita intera, nemmeno rubando le parole a grandi personaggi come quelli citati. Se non siete sazi qui su frasicelebri.it potrete trovare molti altri autori che hanno parlato dello spazio.

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