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Il burn out riconosciuto come fenomeno occupazionale

di Giorgia Serra

Pubblicato il

 Anche giugno è quasi finito e ormai tutti, con l’ultimo spiraglio di lucidità, bramiamo le tanto attese vacanze estive. La caldazza della città, i colleghi stressanti, il capo che ci sta con il fiato sul collo le ultime scadenza. Siamo ad un passo  ̶d̶a̶l̶l̶a̶ ̶c̶r̶i̶s̶i̶ ̶i̶s̶t̶e̶r̶i̶c̶a̶  dalle ferie e ci sentiamo tutti spompati. Ma cosa succede quando lo stress diventa eccessivo e va ad intaccare seriamente la nostra salute fisica e mentale? È di poche settimane fa la notizia per cui il WHO ha inserito il burn out nell’undicesima Revision of the International Classification of Diseases. Di cosa stiamo parlando?

 

 Il burn out

Il burn out viene definito come un fenomeno occupazionale, causato da uno stress intenso e duraturo che influenza lo stato di salute delle persone. Gli studi su questa condizione sono iniziati negli anni Settanta e nei decenni a seguire hanno destato sempre maggiore interesse. Nella revisione precedente dell’ICD, il burn out era indicato solo come una condizione che indirizzava la persona a rivolgersi al sistema sanitario, oggi viene invece indicato come un vero e proprio fenomeno clinico.

Lo stress lavorativo dovuto a bassi salari, inadeguatezza del posto di lavoro, turnazione giorno/notte a lungo andare provocano una vera bruciatura nel lavoratore. Esso si sentirà esausto, depresso, inadeguato, con una riduzione dell’efficienza professionale, ripercussioni sulla sfera personale e sulla salute della persona.

 Che cosa succede al nostro corpo?

È stato dimostrato come lo stress intenso e cronico sia un insulto pesante per il nostro corpo. L’asse dello stress si basa sulla produzione endogena di neurotrasmettitori ed ormoni che agiscono sul nostro organismo. Nonostante siamo attorniati della tecnologia, viviamo nelle case e ci siamo evoluti, il nostro corpo ha ancora una forte componente ancestrale.

Quando i nostri sensi percepiscono un evento stressante, che sia reale o meno, il nostro cervello induce una serie di attivazioni sistemiche. Il sistema nervoso autonomo produce catecolamiche (noradrenalina e adrenalina), che predispongono il corpo ad una rapida reazione alla paura, per indurre la fuga che sia da un ghepardo che ci insegue o da una litigata con un collega.

Se lo stress continua, la reazione di fuga innescata induce la produzione di cortisolo, che mantiene l’allerta in caso di pericolo per tempi medio-lunghi. Queste reazioni dell’organismo vanno ad agire su tutto il nostro corpo, sul cuore e sulla pressione cardiaca, sui livelli di glicemia nel sangue, sul sistema immunitario, sul ciclo sonno-veglia intaccandone la qualità. Diventa quindi facile notare come una condizione cronica di stress elevato, anche psicologico, si possa ripercuotere sulla sfera fisica dell’individuo.

Considerazioni

È importante considerare che le categorie più a rischio siano le helping professions, come i professionisti sanitari (ostetriche, infermieri, medici), insegnati e poliziotti. Queste professioni hanno un elevato contatto con il pubblico e coinvolgono la sfera emotiva della persona stessa. Il burn out diventa quindi un fenomeno importante da studiare ed approfondire, per il costo che ha sulla persona e su tutta la società.

Condizioni lavorative migliori in ambiti delicati e importanti come la sicurezza, la sanità e l’insegnamento coinvolgono indirettamente tutta la popolazione che accede a questi servizi. Inoltre, la prevenzione del singolo individuo è sempre fondamentale per la salute della popolazione e per l’economia di un sistema sanitario pubblico efficiente.

 

Fonti: WHO,  (ICD-11).

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