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Gli elefanti mutanti salveranno il mondo

di Giorgia Serra

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scheletro di mammut

Chi di noi cresciuti negli anni Novanta con Jurassic Park non ha mai sognato di avere un piccolo dinosauro che girava per il giardino? Già vi immagino che dietro al vostro schermo state ripensando a quando da bambini, usciti dal primo film di Spielberg, avete chiesto a mamma e papà un piccolo T-Rex per Natale. Beh, io almeno l’ho fatto.

E’ di poche settimane fa la notizia che arriva direttamente dal Giappone di un gruppo di scienziati dell’Università di Kindai che annuncia di aver riattivato delle cellule di mammut vissuto 28 mila anni fa. L’animale era stato riportato alla luce nel 2012 in Siberia da uno strato di permafrost ed era stato soprannominato Yuka.

I suoi resti conservati dal ghiaccio sono stati sezionati, il midollo osseo è stato estratto e portato in laboratorio. Attraverso tecniche di trasferimento nucleare, è stato possibile trasferire il nucleo cellulare ancora conservato in cellule uovo di topo. Questo non ha certamente creato uno strano ibrido tra topo e mammut, ma il materiale genetico contenuto nel nucleo cellulare del gigante è stato attivato ed ha mostrato la formazione di strutture e meccanismi di trascrizione genica. Nonostante si sia ben lontani dal riportare in vita mammut estinti migliaia di anni fa, e tantomeno i dinosauri (con molto rammarico per la me 6enne), questo rappresenta dei passi avanti nell’uso e applicazione delle tecniche genetiche.

E se non possiamo sperare nel riportare in vita i mammut, quale potrebbe essere una possibile applicazione di tutto questo? Negli ultimi giorni si è fatto un gran parlare del cambiamento climatico e dello sciopero mondiale #fridayforfuture indotto dalla giovanissima candidata al Premio Nobel Greta Thunberg.

Studi seguiti da George Church, genetista di Harvard e del MIT di Boston, hanno dimostrato come l’estinzione del Mammuthus primigenius dai territori siberiani della steppa abbia contribuito ai cambiamenti climatici della Terra già migliaia di anni fa. Le popolazioni di mammut che abitavano i territori siberiani modificavano il territorio abbattendo gli alberi, permettendo al terreno di essere freddo in inverno e la crescita dell’erba in estate.

L’assenza dei grandi mammiferi ha portato al cambiamento dell’ecosistema con uno strato di neve che durante l’inverno ricopre il terreno mantenendolo caldo e una ricca foresta che non permette il raffreddamento del suolo. Le temperature più calde del terreno avrebbero portato allo scioglimento dello strato di permafrost e al conseguente aumento rilascio di gas serra, che contribuisce lentamente al riscaldamento globale.

L’idea di Church sarebbe quindi quella di modificare il patrimonio genetico degli elefanti attraverso le tecniche di modifica genetica come la CRISPR per permettere ai giganti che attualmente popolano la savana di sopravvivere al freddo e ripopolare i territori siberiani. Gli elefanti mutanti salveranno il mondo dal surriscaldamento globale? Purtroppo, prima di veder ripopolarsi la steppa, si dovrà comunque aspettare e passare dalle implicazioni etiche che le tecniche di manipolazione genetica si portano dietro.

 

FONTI:

Signs of biological activities of 28,000-year-old mammoth nuclei in mouse oocytes visualized by live-cell imaging. Nature, 03/11/2019, Article number: 4050.

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