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Schindler’s List – venticinquesimo anniversario

di Alessio Ottonello

Pubblicato il

« Chiunque salva una vita salva il mondo intero »

Il capolavoro di Steven Spielberg sulla Shoah compie 25 anni e tornerà eccezionalmente al cinema sabato 26 e domenica 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria 2019.

Il migliore regista del mondo, beniamino del grande pubblico soprattutto per i suoi film più spettacolari, ha sempre alternato a questi anche pellicole più “serie”, spesso ad ambientazione storica come Il Colore Viola o L’Impero del Sole.

Nel 1993, mentre terminava la post-produzione di Jurassic Park, uno dei suoi più rivoluzionari successi, Spielberg è volato in Polonia per girare nelle location originali, tra cui anche la vera fabbrica Schindler e l’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz, questo intenso progetto in bianco e nero sull’Olocausto intitolato Schindler’s List, dalla sceneggiatura di Steven Zaillian tratta dal libro di Thomas Keneally.

Liam Neeson protagonista magnetico al servizio della Storia

Liam Neeson protagonista magnetico al servizio della Storia

La storia dell’industriale tedesco Oskar Schindler a prima vista non attira simpatie, egli approfitta dello scoppio della Guerra per aprire una fabbrica di pentole in Polonia e riempirla di manodopera ebrea a basso costo: non è più un segreto che grazie al proprio coraggio finirà, sei anni dopo, per salvare la vita a più di mille e cento deportati.

Per incarnare l’uomo intraprendente e sfacciato il regista sceglie l’attore Liam Neeson, capace di incarnare l’ambiguità del ricco profittatore, iscritto al partito nazista e donnaiolo, che si ingrazia le alte sfere delle SS per ottenere benefici per la propria fabbrica ma che segretamente è tormentato dal clima di odio che sente crescere intorno a sé.

All’inizio ha l’intuizione di coinvolgere finanziatori e operai ebrei per puro vantaggio economico, grazie all’operato dell’abile contabile Itzhak Stern (Ben Kingsley), che invece opera fin da subito per aiutare i propri compagni.

Il senso di ingiustizia verso la popolazione ebraica si percepisce chiaramente attraverso le numerose scene un cui file di persone vengono schedate, dapprima all’ingresso del ghetto in cui sono costrette a vivere dopo che gli occupanti tedeschi li hanno cacciati dalle loro case.

Lo spietato comandante nazista Amon Goeth (Ralph Fiennes) semina morte

Lo spietato comandante nazista Amon Goeth (Ralph Fiennes) semina morte

Da questo momento in poi vi è un’escalation dell’orrore, portata simbolicamente dall’arrivo in città del comandante Amon Goeth, crudelmente interpretato da Ralph Fiennes, che da inizio al rastrellamento del ghetto di Cracovia.

Spielberg sceglie di non edulcorare la violenza delle azioni dei nazisti, così le esecuzioni di massa e le persone freddate in mezzo alla strada con un colpo di pistola alla testa vengono mostrate in tutta la loro assurdità: i soldati invasori hanno talmente disumanizzato questa parte della popolazione da averne programmato il progressivo annientamento.

Ad un’ora circa dell’inizio del film un senso di angosciosa impotenza si impadronisce dello spettatore.

Ma è a questo punto che Oskar Schindler ha un’epifania, sotto forma di una bambina con la giacchetta rossa in fuga per le strade della città, mentre intorno a lei la gente viene ammazzata a sangue freddo: quella giacca è l’unico elemento colorato di tutta la pellicola, il tocco di genio del regista.

Schindler e Stern intenti a scrivere la lista di nomi

Schindler e Stern intenti a scrivere la lista di nomi

Da quel momento Schindler cambia la sua visione del mondo, ma non parla mai delle intenzioni dietro alle sue azioni, non lo fa nemmeno col contabile Stern, col quale pure costruisce un sentimento di amicizia ed è l’unico che alla fine comprenderà il suo sacrificio.

Nel frattempo però le scene che riaffiorano dalla nostra memoria sono agghiaccianti come quella in cui Goeth, dal balcone del suo chalet all’interno del campo di lavoro, spara e uccide persone a caso per divertimento.

Schindler trasferisce la fabbrica all’interno del campo, le cui strade sono pavimentate con le lapidi del cimitero ebraico, e prosegue la sua attività dal di dentro.

Nonostante rischi costantemente di essere scoperto, l’uomo mantiene la propria copertura frequentando da vicino e corrompendo i nazisti, ma sottobanco mette sotto la propria protezione gli internati più deboli.

Egli è un uomo buono, costretto a fare i conti con l’orrore che diventa normalità, e reagisce come può, cercando anche di influenzare positivamente lo spietato comandante, ma la sua clemenza dura un istante soltanto.

L'arrivo dei treni nell'inferno di Auschwitz

L’arrivo dei treni nell’inferno di Auschwitz

Goetz è disturbato mentalmente ed è affetto da un senso di inferiorità latente anche nei confronti di Schindler.

Ma nemmeno la pazzia del personaggio di un film può competere con quella del terzo Reich, e quando iniziamo a vedere la cenere riempire l’aria capiamo che è iniziata la messa in atto della “soluzione finale della questione ebraica”.

Tra le pile di cadaveri in attesa di essere bruciati nelle fosse comuni, Schindler scorge il corpo della bimba con la giacchetta rossa e a quel punto anche la speranza sembra essere morta.

Mentre si fa strada l’ordine di evacuazione del campo e la deportazione di tutti i residenti verso il lager di Auschwitz, Schindler ha l’intuizione di redigere e imporre a Goeth una lista di operai qualificati da non deportare perché indispensabili a proseguire la produzione nella fabbrica.

Itzhak Stern ne comprende l’intento e lo aiuta ad aggiungere quanti più nomi possibili, perché chi vi è scritto sopra ha una possibilità per salvarsi, la lista è vita.

Un treno per gli uomini e uno per le donne conducono gli ebrei di Schindler verso il nuovo impianto di produzione, stavolta di armi, situato in Cecoslovacchia, ma le donne finiscono per sbaglio ad Auschwitz e diventano testimoni dell’eliminazione sistematica del loro popolo.

Oskar Schindler al cospetto dei suoi operai

Oskar Schindler al cospetto dei suoi operai

Non si può dire, dopo tutto ciò che hanno subito, che la tragedia le tocchi soltanto di striscio, ma comunque Spielberg anche nei momenti più bui delle proprie storie non spegne quella piccola scintilla di speranza ancora accesa, nel loro caso rappresentata dal loro padrone tedesco che corre a salvarle e le strappa alla morte nei forni crematori.

Oskar Schindler, al pari di altri coraggiosi oppositori al nazifascismo, salva tante vite, che però sono poche a confronto di quegli altri migliaia, milioni di individui che muoiono per mano dei tedeschi.

Il grande regista sembra volerci ricordare che anche nei tempi più bui, in mezzo all’odio e alla cattiveria spacciati come valori, la bontà può ancora albergare in alcuni uomini che nonostante tutto faranno ogni cosa in loro potere pur di far del bene.

Il film è lunghissimo e non si risparmia di mostrare al pubblico alcun orrore realmente avvenuto, ma il suo messaggio finale è comunque positivo, è un grave ammonimento a non abbassare mai la guardia di fronte al male: non ha la pretesa di spiegarlo, ma vi si può opporre resistenza anche in simili momenti disperati.

L'evocativa locandina originale di Schindler's List

L’evocativa locandina originale di Schindler’s List

Spielberg, solitamente a suo agio in mondi fantastici, mette la propria maestria al servizio della Storia e del proprio retaggio culturale, e crea un capolavoro inattaccabile.

La sequenza finale che vede gli attori accompagnare i veri sopravvissuti salvati da Schindler a rendere omaggio alla sua tomba è oltremodo toccante, fa sgorgare le lacrime dagli occhi dopo tre ore e un quarto di intensa discesa agli inferi.

Dopo 25 anni Schindler’s List è ormai un classico della storia del cinema, le cui sequenze in bianco e nero sono fuori dal tempo, un capolavoro in cui non vi è traccia di melodramma o di giudizi espressi verbalmente, le immagini parlano da sole.

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