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Playlist estiva per un’estate controtendenza

di Daniele Gasparini

Pubblicato il

Ovvero: una breve guida per contrastare l’immotivata leggerezza balneare

 

Ed eccoci qui.

Un’altra estate è arrivata e, con lei, un altro bel carico di tormentoni estivi, servizi al TG che si chiedono quali saranno i pezzi da ricordare per la stagione balneare 2018, le canzoni memorabili, con inevitabile playlist che parte dai Righeira, passando per i Los Locos, Los del Rio, los qualsiasi cosa… sino ai più recenti Alvaro Soler, l’immancabile Enrique Iglesias, e infiniti altri…

Insomma, non c’è bisogno di molto altro, sto parlando del copione filo-balneare a tema litoraneo.

Quello di cui ci si dimentica però è che l’estate è da sempre anche la musa ispiratrice di brani obliqui, malinconici e melanconici, depressi e deprimenti, a volte sinistri; insomma, le estati italiane hanno ispirato un mondo più o meno sotterraneo di “hit” che ci raccontano ben altro.

E allora, per tutti i non allineati in perenne ricerca di emozioni asimmetriche, ecco una playlist di cupi e compiaciutamente tristi brani estivi, da ascoltare la sera, possibilmente mangiando un ghiacciolo alla menta, profumati di crema dopo-sole.

 

Bruno Martino: Estate (1960)

..E la chiamano estate, questa estate senza te

Il nostro Bruno Martino, indiscusso progenitore della canzone estiva triste, prima di questi famosi versi, aveva già colpito nel segno con il manifesto della saudade italiana, più volte oggetto di cover da parte di artisti di non poco conto come Chet Baker, Michel Petrucciani e Joao Gilberto, dal semplice titolo “Estate”

Tornerà un altro inverno

Cadranno mille petali di rose

La neve coprirà tutte le cose

E forse un po’ di pace tornerà

 

Franco Battiato/Alice: Il vento caldo dell’estate (1980- Capo Nord)

La coppia Franco Battiato-Alice, dopo il colpo a sorpresa di “Per Elisa” colpisce ancora con questo downtempo ossessivo ed ossessionato, che parla di fine, di rancore e di mancanza; il riff di basso è soffocante, sino ad una apertura esplosiva quanto statica: “il vento caldo dell’estate mi sta portando via, la fine, la fine.” La coda epica in un brano sull’abbandono è l’ultima spruzzata spiazzante che ancora mancava.

 

Franco Battiato: Summer on a Solitary Beach (1981 – La voce del padrone)

Ancora Battiato in questa playlist, che si conferma maestro nell’arte sbilenca di rendere l’estate una letale arma di malinconia, con uno dei suoi massimi capolavori: ricordi di tempi antichi, echi “di cinema all’aperto” in cui “L’aria delle cose diventava irreale”.

Stratificazioni di melodie che, per i comuni mortali, sarebbero arie da walzer, diventano nelle mani del “maestro” siculo, un incalzante ossessivo post punk a tinte sintetiche, alla ricerca del “Grand Hotel Sea-gull Magique”.

Affresco magnifico di un tempo sospeso, c’è dentro tutto il Battiato di quel periodo.

 

Luca Carboni: Mare Mare (1992 – Carboni)

 Non c’è molto altro da dire su questo manifesto dell’inquietudine Carboniana dei ’90; la voce roca e dimessa dell’estate bolognese in cui il nostro parte “con le luci della sera” con la ormai proverbiale moto “usata ma tenuta bene”, su un tappeto sintetico un po’ trash. Una strizzata d’occhio da un bar della riviera a fine estate, quando i turisti sono andati quasi tutti via, decisamente l’ideale per questa playlist.

Ma son finito qui sul molo

A parlare all’infinito

Le ragazze che sghignazzano

E mi fan sentire solo

 

Max Gazzè-Nicolò Fabi: (1998 – La Favola di Adamo ed Eva) 

Il duo di quasi esordienti (all’epoca) Gazzè e Fabi, ma soprattutto il coautore invisibile Riccardo Sinigallia, sfornano un midtempo dai toni sinistri, sospeso in uno spazio indefinito, il testo ossessivo che parla di smarrimento… non male come vincitore di un disco per l’estate 1998!

Una menzione particolare al videoclip che imperversava in quell’anno, atmosfera onirica e un po’ febbrile a perfetto completamento dell’atmosfera del brano.

 

Afterhours: L’estate (1999-Non è per sempre)

È il 1999 e gli Afterhours sono in rotazione sulla compianta VideoMusic, con il loro singolo “Non è per Sempre”, ma nello stesso album assestano un colpo basso con la dissonante “L’estate”. Morbosa e sexy quanto si confà al solito Manuel Agnelli.

quest’estate che ci cola fra le gambe

dici che leccarla ti dà un senso

sai, curioso, perchè anch’io sento lo stesso

è perchè, io e te, non ci crediamo che è successo…

 

 

La Crus: Senza far Rumore (1999 – Dietro la curva del cuore)

Ancora il 1999, i La Crus sono al terzo, tristissimo, disco e pubblicano uno dei brani più malinconici della discografia interplanetaria; non cita mai direttamente l’estate, ma ogni parola ed ogni nota trasudano di solitario crepuscolo estivo, affogato, ovviamente, nel vuoto della lontananza. …”E sono qui, davanti a un mare che più grande non si può”…

 

Perturbazione: Agosto (2004 – In Circolo)

A chiusura di questa mesta playlist non poteva mancare l’inno della tristezza estiva italiana indipendente, emblema della solitudine, “Agosto” dei Perturbazione è una rassegnata ballade semi-acustica, dal bel disco “In circolo” del 2004, piena di immagini sin troppo chiare riguardo quanto poco spensierata può essere un estate in solitudine.

Agosto è il mese più freddo dell’anno.

Nell’altro emisfero lo chiamano inverno

l’agosto.

Honorable Mention 

Paolo Conte: Azzurro (1968)

Assolutamente fuori classifica per mancanza di avversari, il capolavoro di Paolo Conte, reso noto in primis da Adriano Celentano, diventato ahinoi repertorio da pullman della gita scolastica, vanta un testo come sempre raffinatissimo nell’apparente semplicità, naif quanto centrato.

Azzurro è l’inno della solitudine estiva, del tedio della mancanza, dell’inafferrabile consistenza della lontananza; Paolo Conte come sempre unisce il popolare con il più malinconico dei sentimenti e ne fa uno dei brani più ascoltati della musica leggera italiana… senza che quasi nessuno se ne accorga.

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