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247app: la nuova frontiera dell’allenamento

di Paolo Paolillo

Pubblicato il

Se la resilienza, in psicologia, è la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita ti offre, senza alienare la propria identità, allora la storia di Manuel Bova è la dimostrazione perfetta di questo assunto. La giornata è fredda ma appena si entra nello Studio Pilates si percepisce già il calore della persona. Ci accoglie proprio Manuel, poco più di trent’anni, fisico imponente. Tutto, tranne che il solito palestrato. Lui è una persona che ha deciso di seguire una passione, che è passata dal sacrificio, da scelte e responsabilità e ora vede il successo avvicinarsi, senza sedersi sugli allori, pronto a rilanciare le sue fiches sul futuro. Lui è un Millenial che sta facendo strada. Con 524 esercizi e un’app: 247app.

247app schermata iniziale

Manuel, il tuo è un percorso variegato, se così si può dire. Non nasci istruttore di pilates giusto?

Io nasco come ingegnere, dopodiché, per un po’, provo la vita da ufficio e scopro che non fa per me, ad iniziare dal concetto di essere pagati per il tempo che si passa sul posto di lavoro e non per cosa si produce, che considero stupido. Dopo che per un periodo ho provato l’attività di libero professionista, mi sono avvicinato al pilates grazie a mia madre, che nel frattempo iniziava ad avvicinarcisi e a studiare anche lei, fino ad aprire la palestra. Mi son reso conto che questo era quello che volevo fare. Ho mantenuto il lavoro da consulente, però da avere il lavoro di ufficio come primo lavoro e questo come secondo, si sono ribaltate le cose. Da casa lavoro sulla parte informatica, che è la parte che mi piace di più di questo progetto.

Si può parlare, per il tuo progetto, di un adattamento tra studio, identità e passione?

Si, si può parlare effettivamente di un punto d’incontro tra due cose che ci sono sempre state (informatica e attività fisica, ndr). Questa app è l’unione delle due grandi passioni che ho ed è totalmente fatta in casa, le mie conoscenze informatiche e i miei studi mi hanno permesso di crearla e di farlo secondo la mia identità.

La app, nel suo specifico, come funziona?

Allora, 247app ti dà una schermata di configurazione dell’allenamento, dove tu puoi scegliere quale settore muscolare allenare – arti superiori, zona addominale, arti inferiori –, oppure tutti e tre assieme. Decidi quanti minuti fare, se vuoi ti viene proposto un tempo che l’utente può tranquillamente cambiare, dopodiché decidi tra tre livelli di difficoltà: principiante, medio e avanzato. La differenza tra i livelli è sostanziale, nel senso che il principiante e il medio hanno degli esercizi a parte, più particolari, di allungamento muscolare, mentre per il livello avanzato la app propone dei Tabata, forme di esercizi che prevedono delle ripetizioni, otto, dello stesso esercizio con tempi precisi, venti secondi di esercizio e dieci secondi di pausa.  È un allenamento particolarmente faticoso, per questo lo abbiamo scelto per l’avanzato. La app, inoltre, tiene traccia di tutto quello che fai, tramite l’inserimento del numero di badge, e stiamo lavorando ad uno storico, per recuperare tutti i dati del passato. Stiamo pensando anche ad una pagina web dove uno può vedere lo storico dei suoi allenamenti e recuperarlo. Per il momento abbiamo solo il sito, www.247app.it, da dove si può scoprire tutto e anche controllare se è libero il tablet per l’allenamento.

247app una schermata del tablet

 

Quindi parliamo di tecnologia altissima!

Credo che, in questo momento, sia il massimo che si possa offrire in termini di autoallenamento. Lo possiamo definire come il classico corso di palestra automatizzato. Negli ambienti di palestra – e ne ho frequentati molti – spesso i corsi sono seguiti da molte persone e un solo istruttore che non ha modo di seguire tutti allo stesso modo. Con questa app, ognuno si fa il proprio corso quando vuoi tu e come vuoi tu. Il tablet dedicato e l’automatizzazione è una cosa che, per noi, è unica.

 

In che cosa si differenzia la tua app dalle altre offerte tecnologiche abbinate ad una palestra?

Secondo me c’è una differenza enorme, intanto la app non è scaricabile da qualunque store e, sopratutto, è immersa in un’ecosistema che è lo studio, con sale e spogliatoi e che ti dà un’autonomia, non ci sono orari. La palestra è sempre aperta, non devi rispettare i miei orari, ma ognuno rispetta i propri. Sei tu che decidi, puoi venire qui quando vuoi, giorno e notte e ti puoi allenare. Per far ciò, ti viene dato un badge e con quello entri. Dopodichè, sei tu che decidi come allenarti e quanto. Non c’è nessuno che ti segue, e per qualcuno è un problema ma per tanti è un’ottima cosa. Quindi, rispetto alle altre offerte, la differenza è la totale libertà, l’autonomia che si offre. Non ho trovato nulla di simile in Europa.

 

247app un esempio di esercizio

Curiosando sul sito mi ha colpito questa frase: “potenza del corpo, equilibrio della mente, tramite un app”. Come si trova questo equilibrio con un’applicazione?

La parte di potenza di corpo la trovi ovviamente nella app stessa, che è fatta per allenare il corpo. Noi siamo fatti per allenarci, con diversi obbiettivi. Perché non l’abbiamo resa scaricabile? Perché conosco persone, e qui mi ci metto anche io, che sono pigre e, quindi, la possibilità di avere un modo per allenarsi da casa, vuol dire anche avere la possibilità di non farlo. L’equilibrio della mente la possibilità di staccare per un’ora o un’ora e passa, o anche meno, prendersi del tempo per se stessi, secondo me riequilibra la persona. Questo secondo me, vista la società in cui viviamo, lo stress in cui siamo immersi, ha un suo valore.

Che rapporto è quello tra sport e tecnologia e quale cammino ha avuto e quale avrà?

Penso ogni bene possibile, ma credo che sia un discorso di che tipo di uso se ne fa. Io vado a correre tutte le settimane e vedo persone che corrono e scrivono al cellulare e, allora, non sono d’accordo. Secondo me una app che tiene traccia di come e quanto hai corso, quello mi piace. Mi aiuta a migliorare. Siamo immersi nel mondo tecnologico, forse c’è bisogno di riflettere perché rischi di non fare bene le due cose e poi, come detto, se ti prendi del tempo per te puoi rimandare qualunque altra cosa a dopo. Tecnologia benissimo, ma la volontà dell’essere umano è principe. Ti faccio un esempio. Non so se hai presente il monoruote elettrico. Ha un’autonomia di 70 km e può, come idea, sostituire il motorino. Sono favorevole. Se devo andare, però, in Corso Italia con l’overboard, allora sto sbagliando tutto. Muoversi è importante, altrimenti si rischia di vedere dei bambini già obesi e lì il problema è culturale. Questa idea nasce con quell’intenzione lì. Io ti do la possibilità di muoverti quando vuoi tu e cerco di agevolarti nella tua possibilità di muoverti.

Quali possono essere i contro di questa app. Non c’è il rischio di un estremizzazione dell’individuo, ossia che la comunità che vuoi creare sia una comunità di singoli?

C’è una possibilità che la persona tenda ad isolarsi nel suo allenamento. Ne ho viste tante di persone che vanno in palestra ma di allenamento fanno molto poco. L’elemento classico da palestra ce lo abbiamo ben presente tutti. Torniamo al discorso di prima, cioè di che uso si vuol fare della tecnologia. Tu vieni qui per allenarti, non per conoscere altre persone. Nonostante questo, è ovvio che la socializzazione qui c’è assolutamente.

247app un esempio di esercizio e suggerimenti

Altri contro?

Ho riscontrato che se alle persone dai libertà di allenarsi, loro non si allenano e preferiscono avere l’appuntamento con l’orario che venire quando vogliono. È come il passaggio tra superiori e università: nel primo caso, sai quando sarai interrogato e studi per quel giorno lì, mentre all’università decidi te quando dare l’esame e, per molte persone, questa autonomia non è contemplata. Questa fetta di persone difficilmente è interessata a questo tipo di allenamento e preferisce la schedulazione dell’allenamento.

A che punto siamo nello sviluppo di 247app?

Molte persone mi chiedono informazioni e molte mi stanno chiedendo di provare. Diciamo che è un progetto lunghissimo perché siamo a Genova ed abbiamo il nostro tempo qui. Noi abbiamo aperto nel 2008 e non abbiamo fatto quasi di pubblicità. Siamo andati avanti col passaparola e con la curiosità.

Pensi che possa prendere piede nel lungo periodo?

Io credo di si, che sia in espansione. Quando abbiamo scritto e progettato tutto, abbiamo messo in conto un periodo arbitrariamente lungo per farlo conoscere, ma sarà il futuro. Io credo tantissimo nella crescita di una comunità di persone che ha piacere di fare bene una cosa. Questa è una scommessa fatta per una genuina volontà di portare una sorta di innovazione in questo mondo e questo mi rende orgoglioso. Un’idea di libertà, anche perché chi ama le palestre, continuerà a fare crossfit e zumba. Questo è un tentativo di aprire un canale diverso e vedere cosa succede.

Qual è il tuo prossimo progetto e il tuo sogno?

Quando ho iniziato a progettare tutto questo – e per quanto io mi stia scontrando con alcune difficoltà legate all’ambiente –, ho pensato sempre ad un locale autonomo, che non abbia bisogno della mia presenza. Arrivi, inserisci il badge, luce, docce, tutto autonomo. Vorrei creare una piccola comunità indipendente. Quello lo vedrei come un punto d’arrivo e, secondo me, in futuro ce ne saranno più di uno di questi locali così, dove uno si può allenare liberamente. Questo perché oramai è l’evoluzione. Sto studiando un nuovo progetto di elettronica, degli allenamenti con le luci, ma, in generale, mi piace proprio l’idea di offrire di più e vorrei che questo diventasse un allenamento sempre più completo.

Chiudiamo con una curiosità. Vista la tua storia, cosa hai pensato il primo giorno, quando sei entrato qui?

Ho rinunciato ad un contratto a tempo indeterminato e ad una collaborazione, successivamente, nell’area informatica. Spero di aver fatto bene ma non ho mai avuto un momento in cui ho detto: “Cavolo, era meglio non farlo!”. Abbiamo rischiato qualcosa, sicuro. Poi penso a chi magari ha un lavoro a tempo indeterminato ma non è contento ed ha paura di lasciarlo. Statisticamente, il 70% del nostro tempo lo passiamo a lavoro, quindi, per me, è meglio passarceli bene piuttosto che male.

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