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Concerto: Brunori SAS – Canzoni e Monologhi sull’Incertezza

di Daniele Gasparini

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E’ un mercoledì sera freddo e ventoso in una Genova spolverata dalla neve in cui il cosentino Dario Brunori, in arte Brunori SAS, porta la sua nuova tournée teatrale, dopo le riuscite “Brunori senza Baffi” e “Brunori Srl, una società a responsabilità limitata”.

Nonostante il gelido 28 febbraio, alle ore 20.00 l’atrio del teatro Politeama Genovese è già stipato di persone in attesa della loro poltrona per lo spettacolo dal titolo: Canzoni e Monologhi sull’Incertezza. Dopo la tappa genovese lo spettacolo arriverà oggi 7 marzo a Ravenna per poi proseguire a Roma, Assisi, Ancona e continuare in giro per l’Italia fino al 27 Aprile, quando tornerà in Liguria per concludere il tour all’Ariston di San Remo. Qui potete trovare tutte le date del tour.

Quello di Brunori si annuncia come uno spettacolo a metà tra il concerto e la stand-up comedy, anche se il cantautore cosentino quasi mai si abbandona alla gag, alla battuta da avanspettacolo, dosando invece un’ironia agrodolce di cui ha già dato ampio sfoggio nella sua produzione musicale.

 

Dario Brunori è un cantautore, e lo è nel senso più ordinario del termine; è un cantautore con un fascino quasi antico, quanto di più lontano vi sia oggi in Italia rispetto all’ondata hype dell’ultimo triennio, che va da Calcutta, ai The Giornalisti, sino a Lo Stato Sociale, perché ne rifiuta stilemi ed immagini, suoni e fascinazioni.

Brunori porta a teatro il suo nuovo spettacolo dove, per due ore precise, senza intervallo, come annuncia un premuroso cartello nell’atrio, mette in scena una parata di piccole manie, paranoie, ma soprattutto paure, paure del mare, paure del diverso, paura del vicino, legando tutto ad un unico filo conduttore: l’Incertezza.

Lo spettacolo si apre con la proiezione dei tre volti di Brunori, Intelletto, Cuore e Istinto, che si contendono la scena: i brani dello spettacolo appartengono quasi tutti dall’ultimo album A Casa Tutto Bene (2017) che, come spiega l’autore, tratta, in ogni suo brano, del tema della paura.

Paura ed incertezza dunque, come facce della stessa medaglia, paura come reazione all’incontrollabile e al caso, inadeguatezza nell’accettare l’incerto, come nel bel monologo sulla macchina tanto amata da essere tenuta in un garage, che, per la voglia di viaggiare, fugge con il “tizio del bar” per finire poi bruciata dal suo geloso proprietario. Allegoria nemmeno troppo velata di tanta raccapricciante cronaca nera recente.

Oppure la paura del mare, la “talassofobia”, che degenera “selacofobia”, paura degli squali, di un uomo cresciuto in riva al mare, lo stesso Brunori SAS, che teme le profondità e gli esseri che la possono popolare.

Ad alternarsi con i piccoli agrodolci recitativi, le canzoni dell’ultimo album: l’amore da cronaca nera di Colpo di Pistola, l’ignavia di comodo di Don Abbondio e La Vita Liquida, seguita da un simpatico siparietto sull’ispirazione tratta dalle opere di Bauman (morto pochi giorni dopo essere finito in una canzone di Brunori…), e la soffice Secondo me.

La scenografia obliqua da paese costiero del sud al crepuscolo viene a volte coperta da teli bianchi, lasciando Dario Brunori solo sul palco, a volte al pianoforte, altre alla chitarra, alternando momenti corali a passaggi di intensa intimità, seguendo la linea narrativa delle canzoni, che in questa veste teatrale guadagnano una linearità più facile da cogliere.

Se in alcuni momenti il cantautore cosentino cade nel tranello dell’eccesso didascalico, lo spettacolo diviene più intenso con il susseguirsi dei brani, con la bellissima Canzone Contro la Paura, la coinvolgente Lamezia-Milano, L’Uomo Nero, perversamente attuale e La Verità, singolo di lancio di questo quarto disco, che venne accompagnato da un bellissimo videoclip, scritto dallo stesso Brunori.

Uno dei momenti più belli dello spettacolo, nel quale per la prima volta il pubblico rompe il ghiaccio accompagnando con il suo coro è Il Costume da Torero, brano già depredato durante un comizio nientemeno che da Matteo Renzi, che però qui si riprende tutta la sua ingenua ma lucida leggerezza.

La Vita Pensata è infine la giusta chiosa ad una serata di incertezze fatte debolezze e poi condivise; unici episodi del passato, in pieno bis, la cui attesa è ridotta a pochi secondi visto che <<qui le quinte sono strette ed è scomodo stare nascosto>>, sono Arrivederci Tristezza, dal precedente album “Il Cammino di Santiago in taxi”, Come Stai dal bell’esordio intitolato “Vol.1”, e la meravigliosa Kurt Cobain.

I tre brani insieme danno un effetto davvero intenso: Brunori fa parte di quei cantautori per i quali iniziano a contarsi numerosi i brani di valore, nonostante la sua discografia non sia ancora così copiosa.

Lo spettacolo si chiude con semplicità, senza soluzioni pirotecniche o retoriche particolari da palco: Brunori è questo, un cantautore carico di significati, capace di una narrazione intensa e mai banale, anche se fondamentalmente semplice, senza vezzi, quasi privo di sofisticazioni, con arrangiamenti coloriti ma mai invadenti, riproposti qui dalla band in una versione più soft adatta ad un teatro.

Brunori SAS è diretto, sincero, mai alla ricerca dello stupore ma onestamente comunicativo, umanista e mai apologetico, che racconta piccole storie ma alla ricerca di grandi significati. Ed è anche un bravo monologhista.

Non deve cercare in lui avanguardia e sperimentazione, ma si trova un cantautore che interpreta bene il suo ruolo, vive coscientemente il suo tempo ed occupa con grazia il suo spazio.

 

 

 

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