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La reputazione in un “click”.

di Riccardo Tacchetto

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Quanto un semplice click può influenzare la nostra e-reputation?

Navigare in internet con il nostro smartphone o il nostro computer è diventata un’azione, si potrebbe tranquillamente dire, quotidiana. Catapultiamo le nostre azioni offline quasi istantaneamente nell’ambiente online con una semplice pressione del polpastrello sul tasto “share“. Ma se invece accadesse il contrario, che l’online ci si riversasse addosso nella nostra sfera offline? 

Ad inizio ottobre avrete sicuramente avuto la possibilità di sentir parlare del video autoprodotto dalla filiale di Castiglione delle Stiviere di Intesa San Paolo. Avrete quasi certamente letto articoli a riguardo, visto qualche remake ironico su youtube o seguito servizi in televisione e tutto questo grazie ad una rapidissima diffusione online. Sì, perché il video è diventato virale praticamente subito dopo il primo share, investendo in un vortice mediatico la banca, la filiale e la direttrice della stessa. Un film già visto in passato molte volte e con epiloghi anche più tragici.

Sul tema sono state spese molte parole, diverse figure dello spettacolo si sono schierate dalla parte della filiale e in diversi giornali si è parlato del “bullismo mediatico” di cui la direttrice è stata vittima – uno fra tutti il Corriere della Sera con Gramellini. Tutto ciò a causa di una condivisione, di un “click” che ha reso visibile e disponibile a tutti un documento video che è diventato parte di una “memoria”, di una traccia digitaleNon esistiamo più solo come persone fisiche ma anche digitali. Allo stesso modo la nostra reputazione viene influenzata offline e online. Spesso anche solo con un semplice click la nostra e-reputation può essere danneggiata.

Quanto è sottile la protezione della nostra reputazione nel momento che qualcosa di noi, per nostra volontà o no, entra a far parte dell’ambiente digitale? Quanto è importante ciò che facciamo con internet? Quanto è probabile che ciò che macchia la nostra e-reputation venga dimenticato o cancellato?

Nel novembre del 2015 la Camera dei Deputati ha approvato la “Carta dei diritti in Internet”. In questo importante documento all’Art.11 si parla del Diritto all’oblio, cioè il diritto di ogni persona di “richiedere la cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei riferimenti ad informazioni che […] non abbiano più rilevanza pubblica”. Un punto molto interessante, ma se si scarica il video, come nel caso della filiale San Paolo, quanto ci vorrebbe a mettere nuovamente il video in circolo? Nulla. Risulta quindi molto importante e cruciale l’attenzione ad ogni azione che si svolge su internet, perché in un modo o nell’altro la traccia dei nostri like, delle nostre condivisioni e delle nostre esternazioni su internet, è plausibile che sia indelebile. Non a caso si è incominciato a parlare di economia della reputazione digitale ne parlano molto bene M.Fertik e D.C. Thompson in Reputation economy, Egea, 2015 – di come big data e, nello specifico, le tracce online delle nostre azioni, contribuiscano a creare una rappresentazione di noi stessi sul web. Questa descrizione è una miniera d’oro per le aziende che, ad esempio, possono far uso di software per “leggere” i nostri segni digitali e svolgere così una prima scrematura dei curricula ricevuti. Certamente è bene non vedere tutto ciò solo in chiave negativa, ma è fondamentale che l’utente comune di Internet sia pienamente consapevole dell’impatto delle sue azioni online sulla propria e-reputation e che, meglio ancora, impari a sfruttare a proprio vantaggio queste dinamiche.

I mezzi attuali di condivisione online permettono di influenzare (nel bene e nel male) la e-reputation di ciascuno di noi attraverso un semplice clickComprendere i meccanismi di e-reputation e di labilità della linea di confine tra la nostra sfera privata e il dominio pubblico è uno snodo fondamentale per un migliore e più attento utilizzo delle risorse offerte dal web. Per raggiungere questo scopo è e sarà sempre più importante che si investa in educazione digitale sia sui cosiddetti nativi digitali sia sulle generazioni del XX secolo, forse le più sensibili e a rischio nel costante variare ed evolvere dell’ambiente digitale.

Ogni click” ha un peso, riflettiamoci su.

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