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Marvel’s Daredevil: tante emozioni a due anni dal debutto

di Enrico Mambelli

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Marvel's Daredevil

Marvel’s Daredevil

Il 10 Aprile 2015 usciva Marvel’s Daredevil, la serie rilasciata in esclusiva da Netflix.

L’annuncio mi lasciò perplesso: avevo in mente il massacro che era stato compiuto nel film del 2003 all’omonimo supereroe da parte di Mark Steven Johnson.

Il quale riuscì successivamente a rovinare la reputazione di altri due eroi del mondo Marvel, proponendo una versione di Elektra e Ghost Rider da far accapponare la pelle.

Fortunatamente però quel “periodo nero” sembra essere passato, grazie ai creativi dei Marvel Studios, con le loro idee brillanti e innovative che hanno portato nuovo splendore al genere cinecomic.

Con l’attestarsi della supremazia netta nel campo dei lungometraggi, del tutto incontrastata per il tema supereroistico, il florido proliferare di serie televisive degli ultimi tempi ha richiesto un nuovo fronte d’azione da parte della Marvel.

#Mammarvel esordisce con Agents of Shield a tratti deludente – e Agent Carter, che riesce ad alzare le aspettative regalando un po’ di linfa vitale al filone televisivo della major.

Ma perché Marvel’s Daredevil è davvero meritevole di lodi? E per quale motivo è un must per tutti gli appassionati di buone serie tv?

Il diavolo “bara”

Marvel’s Daredevil ha cambiato le regole del gioco perché non si appoggia agli stilemi di Iron Man o degli Avengers. Lui non salva il mondo, ha “fenomenali poteri cosmici ma in minuscoli spazi vitali”: il diavolo di Hell’s Kitchen si avvicina di più alla condizione umana che a quella divina.

Marvel's Daredevil: Il nostro temerario Diavolo ne prende veramente parecchie durante la serie.

Il nostro temerario Diavolo ne prende veramente parecchie durante la serie

Netflix e Marvel in questa occasione non temono di scontentare l’audience, il target è un pubblico adulto, abituato al mondo, che sa perfettamente come questo schifosissimo mondo giri impazzito e non punisca i cattivi.

Un pubblico maturo, abituato anche a veder fluire il sangue e la violenza.

Steven S. DeKnight ha più volte dichiarato che la serie avrebbe avuto toni molto più dark e decadenti rispetto alla luminosità degli Avengers, centrando pienamente l’obiettivo.

Gli attori, il regista, gli sceneggiatori e tutto lo staff in generale hanno prodotto un risultato mirabile, gettando le basi per tutti i progetti che sarebbero seguiti.

Costume rosso, al verde

Ciò che stupisce del progetto Marvel’s Daredevil è scoprire che con un budget incredibilmente limitato, Netflix ha preferito investire sugli attori – tra le altre cose nemmeno famosissimi, fatta eccezione per un paio – piuttosto che sugli effetti speciali, portando una ventata di aria fresca alle serie del piccolo schermo.

Marvel's Daredevil: Vincent D'Onofrio nei panni di Wilson Fisk

Vincent D’Onofrio nei panni di Wilson Fisk

Ogni singolo attore ha impersonato alla perfezione il suo personaggio della serie, ma tra i tanti spicca certamente la colossale interpretazione di Vincent D’Onofrio nei panni di Wilson Fisk.

Semplicemente perfetto nella parte, riesce a donare nuova vita ad un personaggio che nel fumettoè quasi una macchietta. D’onofrio sconvolge l’osservatore donando un turbinio di emozioni a chi guarda, trasponendo magistralmente la psiche di un Cattivo degno di tal nome che dondola tra una dolcezza disarmante e la più totale e sfrenata malvagità.

Charlie Cox nei panni del Diavolo di Hell’s Kitchen cammina con grazia sul sottile confine tra salvezza e perdizione, tra vigilante e omicida, tra salvatore e peccatore, rendendo così orgoglioso Frank Miller.

La serie sviluppa infatti, anche la tematica dell’intrinseca ipocrisia e contraddizione che permeano il personaggio.

Marvel's Daredevil: Charlie Cox nei panni del Diavolo di Hell's Kitchen

Charlie Cox nei panni del Diavolo di Hell’s Kitchen

Avvocato di giorno e vigilante di notte: due aspetti inconciliabili non solo ideologicamente, ma anche praticamente. Lo stress fisico e mentale rendono pressoché impraticabile questa duplice attività, alla quale va aggiunta anche la componente cattolica, che rimarca l’antitesi sociale e comportamentale che stride pesantemente.

Anche se diametralmente opposti, questi due characters sono le due facce che compongono la stessa moneta.

La serie ci dà la possibilità di indagare sulla loro evoluzione, sulla loro mutazione che li porterà a uscire dall’ombra della malavita e della reclusione per esporsi in pubblica piazza con intenti salvifici, redentori per un quartiere degradato, sull’orlo del collasso e della totale perdizione. È proprio il loro attaccamento morboso, dipendente e assuefatto a questo luogo, che ha dato loro i natali e al quale i padri fortemente tenevano, a non permettere loro di arrendersi anche quando gli ostacoli da superare continuano ad aumentare.

Let’s get technical

Parlando della regia e sceneggiatura, non si può non elogiare il lavoro svolto da Drew Goddard e Steven DeKnight, che esaltano appieno la tematica del vigilante tormentato e oscuro attingendo a piene mani dalle grandi storie a fumetti, rendendo giustizia ad uno dei personaggi Marvel con maggiore potenziale, sebbene tra i più complessi da gestire.

La violenza viene dosata con estrema attenzione, insieme al tono underground e umido, spesso difficile da dirigere, con atmosfere e inquadrature alla Fincher o alla Chan-Wook, con qualche occasionale spruzzata alla Tarantino.

Good job Marvel, once again

C’è solo da imparare da questa serie, prendere appunti e cercare di seguire il percorso tracciato da questo eccezionale prodotto.

E non possiamo fare altro che sperare che la formula vincente Netflix venga riproposta anche in futuro.Marvel's Daredevil

Little spoiler: nella seconda stagione c’è il Punisher.

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