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Emmons, il ” Fantozzi ” della pistola

di Francesco Sbordone

Pubblicato il

emmons

foto odcmp.it

“Ma io ho sparato!” urla Matthew Emmons. Siamo ad Atene 2004, il ventitrenne ha già vinto l’oro nella carabina 50 metri a terra. Sta dominando anche la finale di carabina tre posizioni. All’ultimo tiro ha 3,4 punti di vantaggio sul secondo. Ha praticamente già vinto quando spara l’ultimo colpo ed aspetta solo di vedere il punteggio sul tabellone per alzarsi ed esultare alla sua seconda medaglia d’Oro. Il suo nome non appare sul tabellone, che lui continua a guardare finchè il brusio del pubblico non gli fa sospettare che sia accaduto qualcosa. Urla Emmons: “Avevo sparato”, poi il silenzio e non urla più. S’è accorto in un attimo della situazione in cui si è cacciato. Ha sparato, si ma nel bersaglio di un altro. Il bersaglio è quello dell’austriaco Planer che finirà la gara da terzo in classifica. Matt Emmons, il più bravo di tutti, chiude ottavo. Ultimo tiro: zero.

I giornalisti lo aspettano come avvoltoi, dopo dieci minuti arriva Emmons che con calma e cortesia risponde a tutte le domande ma senza mai essere in difficoltà. In due vengono colpiti da questa reazione: uno è Niccolò Campriani, giovane tiratore che guarda tutto dalla TV, e l’altra è Katerina Kurkova,ceca, anche lei ad Atena nel tiro. Al villaggio olimpico, la ceca si avvicina ad Emmons e gli dice:” Sei stato grande“. ecco ci mancava un’altra presa in giro. Poi Emmons si volta e capisce che non è una presa in giro. “Sei arrivato tra i primi pur prendendo uno zero. Vuol dire che sei un fenomeno. Tieni questo, ti porterà fortuna”. La calma di Emmons ha fatto colpo sia su Kurkova che su Campriani. Il portafortuna funziona, perchè dopo qualche giorno Emmons la ricontatta e i due diventano prima compagni d’allenamento e poi di vita. Non c’è competizione tra i due anzi, ognuno sa allegerire lo stress dell’altro. Tante coppie di sportivi finiscono male perchè uno vince più dell’altro. Quella di Matt e Kate no. Al contrario, i due migliorano, i risultati arrivano e vincono tanto. Sono pronti per Pechino 2008, dove Emmons può saldare il conto con la carabina da tre posizioni. La prima gara dei giochi è la pistola 10 metri femminile e a vincere è propio  Kate, si meravigliano tutti della vittoria, si meravigliano tutti tranne suo marito Matt, sapeva che era pronta. La Kurkova viene invitata da un TV ceca come commentatrice tecnica della gara del marito. Sta malissimo, è sempre così tra loro due: chi guarda la gara dell’altro soffre. Matt sta bene e conduce la gara fin dal primo colpo, l’unico a tenergli testa è Niccolò Campriani. All’ultimo tiro, Emmons ha 3,3 punti di vantaggio, basta fare 6,7 per vincere l’Oro. Emmons deve solo fare tutto ciò che ha fatto finora. Fa sempre così: un respiro, guarda il bersaglio, punta e spara. Stavolta, incredibilmente il dito scivola sul grilletto e il colpo parte. Il punteggio è 4,4, Matt Emmons è quarto, ancora uno volta fuori dal podio con una forte delusione. Gli occhi del mondo sono tutti su di lui, l’americano destinato a rimanere la barzalletta del tiro a segno. Kate corre subito da lui, lo abbraccia e prende la testa di lui tra le mani e lo guarda. Un attimo di silenzio e poi parla lei: “Sono incinta”.

Emmons è un campione, non solo nello sport ma nella vita di tutti i giorni. Matt, grazie alla moglie e alla piccola Julia, sconfigge l’avversario più duro da battere ovvero un cancro alla tiroide. Grazie allo sport, ha imparato a reagire alle avversità e ad essere una fonte d’ispirazione per compagni ed avversari. Lo sport insegna tanto: il coraggio, la forza di reagire e l’amicizia. Uno degli avversari che ha ispirato è è proprio Campriani, che in una notte insonne spedisce una mail ad Emmons di ringraziamento. Grazie a lui ha imparato a non avere paura e che perdere non è un fallimento.

A Londra, Emmons conquista una medaglia di bronzo. Dopo l’ultimo tiro, Matt fa una smorfia, si gira verso Campriani e sorride. Per Matt, Atene non è il colpo sparato nel bersaglio di un altro, ma il colpo di fulmine con la donna della sua vita. Pechino non è il colpo partito al momento sbagliato, ma la notizia arrivata al momento giusto: Julia. Storie di delusioni e gioie, lo sport è tutto questo.

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