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DiSportivo d’oro 2016: winner is…

di Luigi Ercolani

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Dopo il successo dell’anno passato, la sezione sportiva di Discorsivo ha voluto riunirsi nuovamente, arricchita nei redattori e dunque negli spunti, per assegnare il premio DiSportivo del 2016 per le imprese agonisitche ritenute più significative. Con un piazzamento in più, rispetto al premio 2015, e  non avrebbe potuto essere altrimenti, data la ricchezza di spunti che quest’anno solare ha saputo offrirci. Addentriamoci dunque a scoprire quali sono stati i nostri “must”.

Disportivo di legno: Zanardi
La piazza in più l’abbiamo riservata ad Alex Zanardi, che ha scalzato Nico Rosberb o il Portogallo di Cristiano Ronaldo, peraltro appiedato in finale e consolato con il quarto pallone d’oro.
Alex Zanardi da Castelmaggiore merita di starci perché per l’oro a cronometro H5, in linea H5 e nella staffetta con i compagni Vittorio Podestà e Luca Mazzone. La sua carriera nel paraciclismo è un esempio positivo perché, dopo avere affrontato gravi difficoltà, ha trovato il modo di reinventarsi, di fare del suo teorico handicap una risorsa in più, una forza in più, un’energia in più.
Quelle medaglie, per lui che oltre che superbo atleta è anche showman senza pari e di una simpatica contagiosa, hanno significato anche attenzione mediatica per le Paralimpiadi, di solito considerate le sorelle povere dei Giochi e che invece a questo giro l’impressione è che siano state trattate…quasi alla pari. Come vorremmo che succedesse quotidiniamente in questo paese con chi è diversamente abile.

 

Disportivo di bronzo: Italvolley
Il fenomeno mediatico di Rio, almeno a livello italiano. Assenti tutte le altre grandi selezioni azzurre con la palla, a parte il Settebello, il… Seibello è stato forzatamente caricato con le aspettative di tutti gli assenti. Con una particolarità: non solo ha retto bene la pressione, ma ha emozionato e creato interesse verso uno sport che non ha (numeri alla mano) il seguito di Premier League o NBA. Da anni il volley italiano sta lavorando egregiamente, e se la finale olimpica non è una prova concreta (si tratta pur sempre di un torneo corto), né certamente almeno un segnale.
Appassionati di qualunque sport hanno esultato per i bolidi di Zaytsev, la regia euclidea di Giannelli, la difesa di Birarelli, la mano mortifera di Juantorena. Quella di Blengini è stata però una Italvolley compatta, una squadra. Unico rammarico: finiti i Giochi su un certo giornale roseo dalle due pagine quotidiane olimpiche dedicate alla pallavolo si è tornati al consueto trafiletto in fondo. Non bene.

Disportivo d’argento: LeBron James
Rivista oggi può far sorridere, perché in fondo LeBron è Lebron, è la superstar per eccellenza della pallacanestro di questo secolo, più di Kobe Bryant, più di Tim Duncan, più di Kevin Durant. Mediaticamente, James ce li ha tutti in mano, come avrebbe detto l’Avvocato.
Non è simpatico, LeBron, e nella faccenda-Blatt (che non vogliamo rivangare) di sicuro c’è il suo parere. Eppure nelle Finals 2016 si trovava ad affrontare una formazione che era nettamente più antipatica di lui, per quel suo record 73-9, quel suo cannibalismo cestistico, quel gioco che fa storcere tanti nasi quante mani fa applaudire.
E così, alla fine, LBJ si è ritrovato ad essere paladino della palla a spicchi “normale”, se può essere normale uno dotato contemporaneamente di quel fisico e quella velocità di base. E Davide ha battuto Golia, anche se fisicamente i ruoli tra lui e Curry erano invertiti, e ha riscattato una terra, Cleveland, sportivamente più avvezza alle delusioni che ai successi. Mica poco.
Nota a margine: in due edizioni, LBJ è l’unico soggetto non italiano che ci siamo trovati concordi nel premiare. Non è stata una scelta, ma le nostre opzioni si sono rivelate tutte autoctone. Tranne lui. Qualcosa vorrà dire.

Disportivo d’oro: Claudio Ranieri
La favola se ce n’è una. Claudio Ranieri è stato chiamato in fretta e furia a luglio 2016 sulla panchina delle Volpi del Leicester, a seguito di uno scandalo che ha scosso l’ambiente e l’opinione pubblica britannica.
“Veni, vidi, vici” è stata la conclusione dell’esperienza del tecnico romano, riprendendo le parole dell’antico concittadino Giulio Cesare. Sistemate un paio di situazioni, definite altre, l’allenatore esonerato solo qualche mese prima dalla Grecia ha ripreso in mano le redini della sua carriera fino a giungere al suo successo più prestigioso, perché più inaspettato. Chi lo pensava buono per i secondi posti e per scaldare la panca a colleghi più famosi, chi lo considerava già nel carrello dei bolliti si è dovuto ricredere.
In fondo la ricetta è stata la stessa utilizzata sempre, anche se i risultati non sempre sono arrivati: equilibrio, ottimizzazione delle risorse e strutturazione di un sistema in cui ogni elemento fosse nelle condizioni di esprimesi al meglio.

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