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La ricchezza, quella economica e quella d’animo nella corsa ad ostacoli

di Francesco Sbordone

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foto oddmag.it

La ricchezza economica di David George Brownlow Ceci, conosciuto come Lord Burghley, e la ricchezza d’animo di Luigi Facelli, figlio di contadino.

Lord Burghley figlio di una delle famiglie più ricche d’Inghilterra e sesto marchese di Exter, successivamente diventerà per ben trent’anni il presidente della IAAF in contrapposizione alla vera povertà di Facelli che si guadagnava da vivere come soffiatore di vetro. Questi due nomi sono conosciuti al mondo per la grande rivalità degli anni ’20 e ’30 nei 400 metri ostacoli.

Dilettante nell’atletica, dato che non aveva bisogno di soldi, il Lord era molto pieno di se ed accettava chiunque volesse sfidarlo e a sfidarlo più di una volta fu proprio Facelli. I due s’incontrarono per nove volte tra il 1927 e il 1933. In sei di queste volte vinse l’operaio italiano, ma nelle tre vittorie del ricco inglese c’è la più importante, ovvero la finale Olimpica di Amsterdam nel 1928.  La differenza maggiore tra i due stava nel fisico, l’italiano alto un metro e settantacinque per settanta chili gli imponevano diciassette passi tra un ostacolo e l’altro e non quindici come gli altri. Mancava di velocità di base ma era molto forte col fiato che se l’era formato diventando soffiatore di vetro. Se Lord Burghley fin da bambino si allena nella corsa ad ostacoli, Facelli prova la corsa per la prima volta a Taranto dopo la prima guerra mondiale. Per gli inglesi, questo sport ha bisogno di ricchezza e forza d’animo per essere affrontato e quindi gli allenatori di Facelli lo indirizzanoproprio nei 400 metri ostacoli. Se avessero assecondato il suo fisico e le sue doti polmonari da mezzofondista avrebbero dato all’Italia un campione assoluto.

A 24 anni, nel 1922 Facelli inizia a fare sul serio e ad allenarsi per vincere. Vince, ci prende gusto e, tra una soffiata di vetro e l’altra, continua a sgretolare record e a sognare. Chissà se sogna anche Lord Burghley, uno che si allena quanto basta, si gode la vita senza mai averne abbastanza e sa a memoria i nomi dei vincitori delle Olimpiadi. La diversità tra i due si avverte ad ogni inizio gara, quando si stringono la mano. Il corpo del lord è in equilibrio con capelli e maglia pulita e ordinata, l’italiano è piegato in avanti, le rughe sono più evidenti a contorno di una maglia sporca e stropicciata. Ma la stretta di mano è la stessa e i loro occhi esprimono la medesima cosa: rispetto e ammirazione per l’avversario.

Burghley divenne capo dell’atletica mondiale, parlamentare ed organizza le Olimpiadi di Londra 1948. Facelli corse fino all’età di quarant’anni, vinse tanto ma guadagnò poco. Il sogno più intimo di Facelli era di poter rivedere l’amico Lord proprio ai giochi del 1948. Chi era a conoscenza di questo sogno era Gianni Brera che prese l’iniziativa e scrisse a Burghley che il suo amico Facelli stava pensando di vendere le sue medaglie per pagarsi il viaggio. Il Lord non ci pensò due volte e inviò la risposta direttamente a casa di Facelli, dicendogli che poteva passare al Consolato britannico di Milano: lì avrebbe trovato il biglietto aereo e a Londra sarebbe stato suo ospite. Nella premessa si disse dispiaciuto nell’apprendere le condizioni economiche dell’amico. Quando arrivò la lettera non c’era Gianni Brera, ma un altro amico che con l’inglese se la cavava molto peggio. Lesse solo l’inizio: “I’m sorry…” e tradusse: “Ha detto che gli dispiace, quindi non può invitarti a Londra”. Tempo dopo la lettera fu mostrata a Brera, che la tradusse correttamente. Facelli pianse per la prima volta.

 

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