Blog

Tutti i colori di Rio

di Giada Magnani

Pubblicato il

Passista da Portela – by Leandro’s World Tour on Flickr

Rio l’ho sempre associata all’immagine di un mazzo di pennarelli lanciati in aria e lasciati rotolare.  Mi immaginavo una città con mulatte in bikini fiorati, cocktail tropicali e samba davanti a falò in spiaggia. Ma nei quattro giorni in cui dovevo essere nel centro del mondo, c’è stato un piccolo contrattempo: acqua dal cielo. Benedizione dall’alto. Gocce di sfiga. Insomma, pioggia.  Rio mi è quindi  apparsa come una tavolozza di colori annacquati. Ma perchè non venisse sciacquato via il ricordo di questi giorni, ho cercato dei colori per non dimenticare.

Rosso: è il colore del Pau Brasil, un albero noto come Ibirapitanga Tupinambá, cioè l’albero dei tupinambá.  I tupinambà erano una tribù brasiliana che si dipingeva il corpo bollendo il legno di quest’albero. I coloni appena sbarcati rimasero affascinati e sfruttarono l’albero nella produzione di colorante rosso per l’industria tessile europea. Questo fatto, insieme all’uso del legno rosso, ha determinato la quasi estinzione della pianta. paubrasil-ceplagIo l’ho visto la prima volta al giardino botanico di Rio, dove speravo di trovare dell’insalata da rubare, visti i prezzi esorbitanti dei supermercati della città. Considerato albero sacro dai brasiliani, ho aspettato invano che mi parlasse per confidarmi i segreti dell’universo. O che perlomeno mi dicesse se fossero nate prima le gocce di pioggia o le nuvole. Nessuna risposta illuminata, a parte l’urgenza di fare pipì dopo un’ora che lo fissavo.  Il giardino era umidiccio, con piante tropicali, scimmie appese ai tronchi e orchidee che odoravano di cioccolato e varechina. Siamo poi capitati nel giardino dei colibrì, dove ho assistito al battito d’ali più veloce al mondo. Troppo veloce perché me ne rendessi conto.

1475319220811Grigio: il colore primario di questi giorni a Rio. Armati di costume da bagno, asciugamani e pinne, siamo stati accolti da nuvole color pece. Il piano B era brindare con cacacha fino a notte tarda, restando ottimisti sulla vacanza con bicchieri mezzi pieni. Ma quel weekend ci sarebbero state le votazioni per il nuovo sindaco e c’era divieto assoluto di bere dopo la mezzanotte. Il piano C è stato godersi una Rio alternativa, con i surfisti che tagliavano il vento cavalcando onde grigie. Con le coppiette abbracciate a fissare il mare mordere gli scogli. Avevo però un obiettivo a cui non avrei rinunciato per nulla al mondo: vedere il Cristo Redentore. Quell’immensa statua che abbraccia la città dall’alto, che piange sulle sparatorie tra le più grandi favelas e che sorride alle migliaia di incontri che nascono nei locali sulle strade. Avevo pure il profilo facebook con l’immagine di quella statua imponente, come simbolo della terra che sarei andata a visitare.  I primi tre giorni ho fissato il Corcovado e non ho visto altro che una nuvola. Grigia. Gesù non voleva saperne di farsi vedere da me. Era forse in seggio elettorale? Ad ogni curva guardavo in alto, sperando che comparisse quel tizio in tunica ad abbracciarmi, come segno di benvenuto a Rio da parte del Dio vivente. L’unica volta che la nuvola si è assottigliata, il Cristo era rivolto di spalle. E poi è sparito. Ho rotto le balle ai miei amici per un’ora sul perchè mi desse le spalle. Che cosa gli avevo fatto di male? Insomma, i soldi per il viaggio non li avevo rubati e avevo desiderato poter toccare solo un paio di sederi brasiliani. I miei amici mi hanno spedita al Pan di zucchero, Rio l’avevano già vista e volevano solo rilassarsi. Vai sull’altra montagna, Cristo santo, ci vediamo stasera.

Blu: è il colore che ho visto dal Pan di zucchero, la seconda montagna più famosa di Rio. Il pao di acucar è raggiungibile a piedi o con una funivia sospesa tra cielo terra e mare. Il progetto è nato dal sogno di Augusto Ferreira Ramos, ingegnere avveniristico con tre grandi qualità. Ha avuto un’idea geniale, ha pensato ad un progetto per realizzarla e ha saputo trascinare gli abitanti di Rio nell’avverarsi di quella sua follia. La volta in cui presentò le sue carte al sindaco, questo gli disse: “Augù, manca un pezzo al tuo progetto. 1475329755049Il filo che va dalla cima del monte al manicomio”. Ma ha continuato a crederci, realizzando il suo sogno. Io ero felicissima di salirci, convinta che con quel nome avrei trovato nuvole che profumavano di zucchero filato e praline colorate su cui sedersi. Ho anche sperato di incontrare la strega di Hansel e Gretel come addetta alla pulizia dei bagni, in cima. Alla biglietteria ho chiesto un ticket per il pene di zucchero, e la tizia ha fatto il possibile per non ridermi in faccia. La differenza di pronuncia è molto sottile, quasi quanto il girovita di Bud Spencer. Da lassù abbiamo visto tutta Rio, accerchiata dal blu scuro del mare e immersa nel grigio del cielo. Mi sono voltata di scatto verso il Cristo Redentore, se mai si palesasse mentre io ero girata di spalle. Era ancora avvolto da quella nuvola collosa.

 1475329856202Verde: vista dall’alto, Rio è un puzzle di tasselli blu, bianchi e verdi. Come una coperta di patchwork, dove convivono il verde dei parchi e il bianco degli edifici cittadini. Dove lottano il verde delle montagne e il giallo delle baracche delle favelas, come funghi infestanti. Ad ogni scorcio si osservano queste piccole case ammucchiate come scatoloni colorati, in bilico sui pendii delle città. Prima di andare a dormire, ho pensato che se tutti gli abitanti di queste baraccopoli si mettessero d’accordo, potrebbero uscire dalle case e scendere giù in città mettendo a ferro e fuoco le case dei quartieri più ricchi. Occupare le zone urbanizzate dove ci sono strade, acqua ed elettricità. Ma in molte di queste case improvvisate vivono persone che lavorano il giorno in città e che non possono permettersi un appartamento.  Verde è quindi il colore di tutti gli alberi e le piante che occupano maestosamente le strade. La diversità di queste specie di alberi rendono la città varia e speciale. Così è per gli abitanti.  Verde è la speranza che ogni persona di questo paese possa vedersi riconosciuti i diritti, sopravvivere e camminare maestosamente nella città bassa, senza dover elemosinare nulla.  

Giallo: il colore dei taxi. Girando per le strade, i taxi sono più numerosi delle automobili private. Si accalcano, affiancano, strisciano e s’atteggiano come i padroni dell’asfalto. Arrivati alla rodoviaria, la stazione degli autobus, non abbiamo potuto richiedere un uber per farci portare all’appartamento. L’applicazione sul cellulare diceva “Scordatevelo. Gli uber qui li uccidono”. C’è infatti una silenziosa battaglia tra i taxi e i guidatori anonimi degli uber, cittadini che usano la propria automobile per trasportare a basso prezzo chiunque li chiami. E’ successo più volte che qualche uber venisse assalito e accoltellato da un tassista. Semafori verdi che diventavano rosso sangue. Per questo quando scendo dall’uber dico sempre “grazie zio!”, convinta che nessun tassista si chieda perchè mio zio mi trasporti sul sedile posteriore e mi faccia pagare 10 reals per accompagnarmi. L062013x46052z‘ultimo giorno a Rio ho ansimato all’uber che ero in ritardissimo per prendere l’autobus di ritorno. Quello ha iniziato a slalomare nell’ingorgo, spiegandomi che era stato pilota d’aerei per sette anni, prima di dover abbandonare a causa di un problema al ginocchio. Mi aspettavo che quella Ford Fiesta iniziasse a volare, e in effetti sono arrivata un minuto prima che il bus partisse. A quel pilota d’asfalto ho lasciato venti reals di mancia perché non avevo tempo di prendere il resto. Gli ho detto di comprarsi un ginocchio nuovo perché come uber era sprecato. Ciao zio, grazie!

img_20161002_190616Marrone: il colore del divano del salotto dove il migliore amico di Fernanda, Lukas, ci ha ospitato per una notte. Fernanda è la mia amica brasiliana, capace di trascorrere il weekend a Rio fumando sigarette in appartamento e discutendo di politica e di arte. Sapevamo che tornando fradici dalle camminate in città, ci avrebbe consolati con una birra e un piatto di cioccolato e caramello caldo, marrone.  La sera in cui l’abbiamo salutato, Lukas era sul divano abbracciato al suo ragazzo, intenti a guardare in tv lo spoglio elettorale per il sindaco. I due candidati arrivati in semifinale avrebbero deciso il colore della loro sorte. La vittoria del Partito Repubblicano avrebbe colorato il loro futuro di nero,  mentre quella del Partito Socialismo e Libertà lo avrebbe schiarito, promettendo liberalità nei loro confronti. Lo sapranno solo a novembre, alle prossime votazioni. Ho pensato al Cristo Redentore lassù in alto e a quello che pensava lui sull’amore, le persone, i diritti. Chissà chi avrebbe voluto abbracciare in questo momento. Se avrebbe preferito abbracciare qualcuno piuttosto che un altro. Secondo me, con delle braccia così grandi, certi problemi non se li poneva nemmeno. 1475490649807

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: