Blog

Once upon a Christmas time

di G. Camilla Severino

Pubblicato il

Una notte avvolta in un manto di neve, tante casette in legno che lasciano intravvedere il barlume caldo e ospitale dei caminetti accesi. Uncocacola-img cielo blu scuro, dal quale si staccano piccoli fiocchi che, leggeri e impalpabili come fate, volteggiano nell’aria danzando. Un cagnolino, occhi puntati sulla strada deserta, osserva scodinzolando la distesa candida che ricopre il giardino, cullato dal tepore del fuoco. I bambini dormono, stretti nelle loro spesse coperte, con i capellini ben calzati e qualche ciuffo ribelle che sfugge per seguire il ritmo del respiro. Ed è proprio allora, quando il silenzio ormai avvolge ogni cosa, che tra le stelle appare un’ombra di sogno. In corsa tra i venti e la quiete della notte, nove renne portano in volo una slitta colma di doni, nella quale siede un uomo rubicondo e pasciuto, la cui folta barba incornicia l’inconfondibile sorriso. E’ Babbo Natale, che con il suo celebre abito rosso orlato di candida pelliccia, popola da anni l’immaginario di grandi e piccoli.

Che ci si trovi in Italia, in Francia, negli Stati Uniti, in America Latina o ancora in Giappone o in Polonia, la figura di Babbo Natale rappresenta senza alcun dubbio uno degli elementi più amati della tradizione natalizia. Il famoso portatore di doni si ispira in verità a un personaggio storico, San Nicola vescovo di Myra, un’antica città ellenica d’Asia Minore; nato da  famiglia aristocratica, venne elevato all’episcopato intorno al 300 d.C. quando, nonostante il cristianesimo non fosse ancora stato legalizzato nell’Impero, le comunità che praticavano il culto di Gesù Cristo vantavano già un’efficiente organizzazione. Distintosi fin dall’infanzia per la spiccata propensione alla pietà e alla carità, san-nicolaNicola fu consegnato alla storia come indiscusso protettore dei bimbi. Il nome Santa Claus, con il quale è conosciuto in tutto il mondo, non è altro che la traduzione dell’olandese Sinter Klaas, che a sua volta traduce l’originale San Nicola. Furono infatti gruppi di migranti olandesi i responsabili dello sbarco in America della figura del santo, che i coloni inglesi ribattezzarono appunto Santa Claus.

Tuttavia l’iconografia del celebre personaggio mantiene inalterata per secoli l’immagine tradizionale del vescovo, evidente nella veste opulenta, nel copricapo e nella delicata ma solenne gestualità. Il processo di desacralizzazione di San Nicola è lungo e se ne ha una prima prova tangibile nel 1823, quando sul Sentinel, giornale edito nella città di Troy, venne pubblicata “A Visit from St. Nicholas”, più nota con il titolo “’Twas the night before Christmas”. La poesia, attribuita a Clement Clarke Moore, nomina le otto renne (Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donner e Blitzen) alle quali in seguito sarà aggiunta la più celebre, Rudolph, e ritrae un Babbo Natale molto più vicino al nostro immaginario di quanto non fosse San Nicola.

 

“As I drew in my head, and was turning around,

Down the chimney St. Nicholas came with a bound.

He was dressed all in fur, from his head to his foot,

And his clothes were all tarnished with ashes and soot;

A bundle of toys he had flung on his back,

And he looked like a pedler just opening his pack.

His eyes—how they twinkled! his dimples, how merry!

His cheeks were like roses, his nose like a cherry!

His droll little mouth was drawn up like a bow,

And the beard on his chin was as white as the snow;

The stump of a pipe he held tight in his teeth,

And the smoke, it encircled his head like a wreath;

He had a broad face and a little round belly

That shook when he laughed, like a bowl full of jelly.”

 

Uno dei primi artisti che rappresentò graficamente Santa Claus nel suo aspetto più famigliare è però Thomas Nast; nel 1863 il talentuoso cartonista realizzò per la rivista Harper’s Weekly un personaggio simile a un elfo, che ben presto si addolcì nnast-santa-claus-1861ell’uomo bianco e  paffuto che anima ancora oggi i sogni di tutti i bambini.

Di non trascurabile rilevanza fu poi l’intervento della penna di Charles Dickens, che nel suo “A Christmas Carol”, descrisse in questo modo lo Spirito del Natale presente: “I ricci, d’un bruno scuro, erano lunghi e liberi, liberi come la faccia gioconda, lo sguardo scintillante, le mani aperte, la voce allegra, il contegno scevro di ogni costrizione e l’aspetto gioioso.”

Non si può tuttavia negare che Babbo Natale debba molta della sua popolarità alla campagna pubblicitaria di Coca Cola, che ha cristallizzato la sua immagine e lo ha eletto simbolo indiscusso del Natale.

Nel dicembre del 1930 Fred Mizen disegnò per il Saturday Evening Post la pubblicità per il più grande distributore di bibite alla spina del mondo, che si trovava nel department store Barr co. a St. Louis; il suo lavoro venne riutilizzato da Coca Cola per la campagna stampa natalizia e sancì la supremazia del personaggio che dagli anni Trenta     ai giorni nostri avrebbe dominato sulla pubblicità della bevanda con l’unica eccezione del 2005, quando gli furono preferiti gli orsi polari.

Haddom Sundblom fu scelto per ideare la campagna pubblicitaria del 1931, nella quale Santa Claus mostrava già tutti gli elementi principali del personaggio: dalla barba bianca, all’inconfondcoca-cola_the_pause_that_refreshes_1931-610x697ibile cappello, dalle guance rubiconde alla cintura. La fama del Babbo Natale di Sundblom fu tale che nel tempo si diffuse la voce che fosse stata Coca Cola ad aver inventato Santa Claus, confinando così nell’ombra della dimenticanza la figura storica di San Nicola.

In realtà Babbo Natale non è che il figlio di una lunghissima evoluzione che non può, e non deve, smarrire le pagine della propria storia. Impossibile ridurlo a una semplice campagna pubblicitaria, altrettanto impossibile accostarlo soltanto all’icona di un antico santo, troppo ieratica e troppo lontana per poter coccolare l’immaginazione dei più piccoli.

Ciò che però importa ben più di questo, al di là di ogni tradizione, al di là di ogni passato, è che Babbo Natale continui a velare il mondo con quella patina d’incanto che lo contraddistingue, qualunque sia il nome con il quale ci piace chiamarlo.

 

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: