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La filosofia dimenticata di Mazzini

di Luigi Ercolani

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282Parto da un ricordo personale. Anno domini 2013, ultimo dei tre che mi hanno portato alla laurea in Scienze della Comunicazione. Nel completare il piano di studi, vedo che mi mancano 12 crediti e cerco una materia relativa che sia interessante e con orari non particolarmente improbi (se il lettore/la lettrice sta pensando che sono pigro fa bene, lo farei anche io se fossi lui/lei) e magari nel secondo semestre, così da ammortizzare i miei vari impegni. L’occhio mi cade su Filosofia Morale, mi accorgo che risponde ai requisiti, me ne rallegro e baldanzoso la inserisco nella mia programmazione. Mossa che finirò per pagare.
No, non dal punto di vista del risultato (27? 24? Chi si ricorda più…), ma perché quello è stato un esame, per quanto riguarda mia filosofia di vita, mi ha aperto molti orizzonti che prima non avevo avuto modo di considerare. Tra questi, l’incontro con un pensatore che io non conoscevo come tale: Giuseppe Mazzini.

La religione
La prima cosa che mi colpì del pensiero mazziniano fu il suo modo di concepire il rapporto dell’uomo con il divino, rapporto che l’Illuminismo aveva contribuito a picconare malgrado poi non vi si fosse distanziato granché (il patriota genovese poi parlerà anche di questo). Quello di Mazzini è un Dio dei popoli, che non necessita di figure intermediarie o di grandi rinunce, in quanto parla lui stesso direttamente al cuore degli uomini. Il Dio che emerge dalle sue riflessioni è un Dio che ha come fondamento imprescindibile e innegabile la giustizia, e per questo l’autore può affermare che la società deve costituirsi in questo modo:

Dio al vertice, e un popolo d’eguali alla base: non abbiate altra formola, altra Legge morale

Ora, magari Mazzini sembra essersi spinto un po’oltre, perché pare trascurare i non credenti. Però pensateci: non è forse vero che questi ultimi hanno il concetto di “La tua libertà finisce dove inizia la mia”, che altro non è che una delle declinazioni del cristiano “Amerai il prossimo tuo come te stesso”? E Gesù non rimprovera forse più volte la condotta dei capi religiosi, che si professano uomini di fede ma poi agiscono in maniera ingiusta, esaltando al contrario chi si comporta il modo giusto con il suo prossimo pur dichiarandosi non credente? Non si può quindi affermare che chi crede nella Giustizia, nell’Uguaglianza (non nell’Omogeneità, sono due concetti diversi spesso confusi) creda implicitamente in Dio, dato che queste sono sue manifestazioni? Trattandosi questa di una pagina di filosofia, e non volendo fare un semplice resoconto delle teorie mazziniane ma al contrario partendo da quelle per stimolarne di nuove, lasceremo volontariamente la domanda in sospeso.

La politica
Mazzini non si ferma qui, e muove delle critiche anche al pensiero a lui contemporaneo, o comunque di poco antecedente. L’Illuminismo, anzitutto, che aveva sì portato un senso di libertà personali e di uguaglianza tra gli uomini rivoluzionario, ma che ai begli slogan (si direbbe oggi) non aveva fatto seguire i fatti: una volta eliminata la nobiltà preesistente, infatti, la borghesia aveva subito contribuito a tenere e circoscrivere per sé i poteri, togliendo dal censo coloro che non hanno possedimenti e creando una sorta di oligarchia (notate bene: si parla sempre in termini di uomini, in quanto cui la donna era considerata dall’Encyclopedie “la femmina dell’uomo”, inferiore e debole per natura stando alle parole dell’esponente di punta dei Lumi, Voltaire).
mazziniIl pensatore genovese però va ancora oltre, puntando il dito contro due filosofie opposte: da una parte quelle liberiste, che prendono in considerazione solo la produzione e non la distribuzione dei materiali, fingendo di ignorare che si parte tutti alla pari, mentre invece gli uomini hanno risorse diverse; dall’altra quelle socialiste, le quali sostengono l’abolizione della proprietà privata non tenendo conto che questa è parte integrante della natura umana stessa, e rimproverando a esse che l’assoluta uguaglianza economica è ingiusta, in quanto “i lavori sono di natura diversa”. Mazzini, nello specifico, puntualizza poi che, dal lato della distribuzione dei prodotti, se l’uguaglianza fosse totale “costituirebbe una immensa ingiustizia non distinguendo tra bisogni diversi” e se invece si calcolasse sui bisogni “violerebbe i diritti di proprietà che il lavoratore deve avere per il frutto del suo lavoro”.

Uguaglianza e democrazia
Da ultimo, ma non per questo meno importante, il patriota che non accettò mai la monarchia e lo statuto albertino giudica improprie tutte le discriminazioni verso le donne e condanna l’educazione diseguale e le leggi ad hoc che sottomettevano iniquamente il genere femminile. Da questa concezione paritaria si sviluppa il pensiero che la famiglia è un’istituzione eterna, mentre la patria è una dimensione transitoria, cionondimeno necessaria per l’integrazione al contempo dell’individuo e dell’umanità nel suo complesso, con il primo che risulta essere troppo “piccolo” e la seconda troppo “grande”. La patria dovrà dunque essere unita e formata di persone uguali e libere, con governo democratico, rappresentativo ed eletto a suffragio universale. Il tutto allo scopo di formare una “associazione”, che sia una collaborazione fraterna verso un intento che comune che respinga tanto le politiche dittatoriali quanto quelle utilitaristiche, dato che entrambe, parimenti, non tengono in considerazione quello che oggi chiameremmo “il fattore umano”. Per arrivarci, asserisce infine Mazzini, è necessario sviluppare il senso di uguaglianza e di solidarietà partendo dall’educazione. Un pensiero più che mai attuale, che troppi non conoscono, non ricordano o volontariamente trascurano per cercare il proprio profitto. Bisognerebbe, davvero, avere più Mazzini.
E benedetta sia stata la mia pigrizia.

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