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SI Fest 2015: la 24esima edizione

di Ilaria Virgili

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Romano Pizzinelli è il fotografo storico di Savignano sul Rubicone.
Con la mano tremante rivolge la lente della sua macchina fotografica verso il tavolo delle autorità che stanno intervenendo.
Il primo scatto è storto. Per il secondo si assesta, ed è buono.
La foto ritrae il sindaco Filippo Giovannini, Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maura Pazzaglia, sssessore alla Cultura di Savignano, Gimmi Baldinini, presidente Savignano Immagini, Mario Beltrambini, presidente Circolo Cultura Immagine e Stefano Bellavista, direttore del SI Fest, nella cerimonia di apertura dello stesso.

Questa è l’immagine che apre la 24 edizione del Savignano Immagini Festival.

08. Larry Fink_The Vanities_Brad Pitt, 2000Dopo l’inaugurazione si passa alla visita di una delle principali mostre del festival: “The Vanities”, ospitata dall’accogliente Sala Allende di Palazzo Martuzzi.
Siamo in presenza dell’autore stesso, un divertito e disinvolto Larry Fink, che suona la fisarmonica tra i chiaroscuri delle sue opere, e le domande dei curiosi. «I know you better than her», dice all’assessore che gli chiede chi sia l’attrice ritratta nell’immagine.
“The Vanities” è una raccolta di immagini che Larry Fink scattò per Vanity Fair tra il 2000 e il 2009, tra feste del noto periodico mensile, e premiazioni hollywoodiane.

«Tu come le sceglieresti?» mi risponde quando gli chiedo come ha selezionato gli scatti di 10 anni di attività «Si tratta di scegliere solo foto belle, o conta anche il contesto?» dopo una partenza di domande alla domanda, si arriva alla risposta «Scelgo sempre una buona fotoCosa dà una buona foto? Sicuramente la composizione, la struttura, le emozioni che suscita, ma quello che mi interessa è ciò che ho di fronte a me. Io ho di fronte a me persone, e ciò che mi interessa è mettere insieme le persone con il loro destino. Lo so, non sono una persona che pensa in termini facili… »
Anche in questa raccolta, il motore del lavoro è la ricerca dell’empatia con il soggetto. Indipendentemente dal fatto che sia noto o perfetto sconosciuto. “A prescindere dalla sua condizione“.

04_07_Beatnicks-10_P1Un altro lavoro di Larry Fink fa parte del patrimonio visivo messo a disposizione dal festival quest’anno. The Beats”, una raccolta di fotografie scattate da un giovanissimo Fink tra il 1957 e il 1959 al seguito di un gruppo di “rivoluzionari disillusi” newyorkesi, ritratti su strade sempre diverse, in semplice intimità, imbracciando armi familiari come quaderni di poesie o chitarre. La sala delle tinaie di Villa Torlonia, che ospita questa raccolta di scatti in bianco e nero, trabocca di umanità. In pochi metri e pochi scatti, fa affezionare in maniera indiscutibilmente sincera ai soggetti ritratti «Quando ho fatto “The Beats” avevo 17 anni» spiega Fink «non sapevo cosa stavo facendo: ero fortunato ad avere talento e ad essere dov’ero».
Attitudine non dissimile quella di Mike Brodie, che non ancora ventenne salta su un treno scappando di casa, e conosce un gruppo di ragazzi che per i quali quel saltare sui treni è uno stile di vita. È la vita. Quasi casualmente comincia a fotografarli, e finisce per restituire l’immagine di una comunità di viandanti senza fissa dimora, giovani, tatuati in maniera casalinga, con le scarpe di marca, i pantaloni perfettamente abbinati, ma le mani sporche, voglia di libertà, e cartine o mappe senza una meta da raggiungere.

A Period of Juvenile Prosperity” e la proiezione di “Tones of Dirt and Bone” sono esposte al secondo piano della Vecchia Pescheria. Dal terrazzo di questa stanza, ogni volta che è possibile, mi soffermo a osservare il paese. In particolare da questo luogo, si vedono i segni dalle antichissime pareti murarie, e frammenti della Savignano che fu. Il festival è sempre l’occasione per entrare in alcuni luoghi che non sono visibili diversamente. Uno di questi è il Consorzio di Bonifica, dove il cortile interno posteriore, per un motivo di prospettiva e sovrapposizione, non si vede dalla strada. L’unico modo per vederlo è entrare nell’edificio, cosa possibile solo una volta all’anno: in occasione del festival di fotografia.
Non esagero se oso affermare che è sempre emozionante salire le scale di questo edificio. Al primo piano, tra le altre, è esposta una selezione di lavori di Mustafa Sabbagh.
12. Mustafa Sabbagh_#000 - tuxedo riot, Onore al nero, untitled, 2015I mari neri sono di rara bellezza, in particolare per noi gente di mare, che vede la spiaggia abitata e illuminata anche di notte. La raccolta “#000 Tuxedo Riot “, però, è soprattutto una raccolta di ritratti. I volti trasfigurati guardano lo spettatore, interrogandolo su questioni intimamente personali: “Quando sei davanti allo specchio, ti guardi mai dentro? Cerchi e affronti la persona che sei?”

Sono le maschere di chi si guarda dentro e affronta le proprie angosce, in maniera così intensa da farle affiorare sul viso. La mostra ha così un risvolto estremamente intimo, quasi compromettente: è quella dalla più maniacale cura estetica, eppure così reale, e faticosa.

Tornando all’ingresso del Consorzio di Bonifica, si incontra la raccolta di racconti per immagini di Paolo Ventura. Penso che non ci siano parole migliori di quelle di Massimo Pulini per descrivere il lavoro del fotografo milanese: “ambientazioni poetiche della memoria“. Quando ho ascoltato attribuire questa frase al lavoro di Ventura, ho sentito un vero senso di soddisfazione. È commovente quando le parole riescono a descrivere fedelmente le immagini interiori, e le attività che vivono non di linguaggio verbale.

Gli altri luoghi di Savignano sul Rubicone dedicati alle mostre, aperti per questa esclusiva occasione, sono il Monte di Pietà e la Galleria di Corso Vendemini, oltre che Villa Torlonia di San Mauro Pascoli.

02. Gabriele Basilico_Iran 1970_Shiraz IranTutte le mostre saranno ancora visibili fino a domenica 27 settembre, giornata nella quale gli avventori del festival riceveranno un regalo speciale. Giovanna Calvenzi, moglie di Gabriele Basilico, regalerà ai visitatori una presentazione personale di Iran 1970: lei stessa, insieme al futuro fotografo, fu protagonista nel 1970 del viaggio in Iran nel quale Basilico immortalò momenti che ancora oggi vivono sulle pareti di una sala espositiva, o stampati sulle pagine di un libro. Con sé, porterà anche le fotografie originali stampate personalmente da Gabriele Basilico al ritorno dal viaggio e per oltre 40 anni custodite nell’archivio personale.

Dopo l’immagine di apertura, ecco quindi l’immagine di chiusura della 24esima edizione del festival di fotografia.

Saluti da Savignano sul Rubicone.

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