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Avengers: Age of Ultron – Io, robot

di Luigi Ercolani

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Se ne parla più o meno da quando fu annunciato anticipato al San Diego Comicon del 2013. L’attesa è poi diventata più febbrile dalla scorsa primavera, quando Captain America: The Winter Soldier introdusse nella consueta scena finale di ogni film dei Marvel Studios i due personaggi che vedremo poi sul grande schermo dal 22 aprile (in Italia, negli USA dal primo maggio): Quicksilver e Scarlet Witch. Il riferimento, ovviamente, è al secondo capitolo dedicato agli Avengers, anticipato da Discorsivo la settimana nella brillante intervista del collega Luca Rasponi a Gianluca Ferrari. Ma se i temi già trattati o ancora da trattare sono molteplici, quello più interessante che merita un approfondimento più marcato è il più inaspettato. Si tratta dell’avversario, Ultron.

 

download (2)Il racconto che mette fine a tutti i racconti 

Per descrivere il villain di turno, è necessario tornare allo scenario dei fumetti post-Assedio, di fine 2010. Nella prima avventura di quella che venne ribattezzata l’Era degli Eroi, i Vendicatori devono viaggiare nel futuro e confrontarsi con uno sfondo apocalittico causato dalla guerra tra l’intelligenza artificiale Ultron e il tiranno Kang il conquistatore. Senza entrare troppo nei dettagli, nel corso della vicenda un Tony Stark futuristico pronuncia una frase sintomatica: “Non importa cosa fai in questo mondo, alla fine Ultron arriverà. E distruggerà tutto e tutti”. Da lì la spiegazione che Ultron è sempre stato più forte, più intelligente, migliore dei Vendicatori, i quali hanno prevalso sempre grazie a stratagemmi. In poche parole, l’androide sarebbe l’essere potenzialmente più forte dell’universo Marvel, destinato a diventare il dominatore incontrastato del globo terraqueo. A maggior ragione se si considera che progredisce ( o “fa un upgrade”, trattandosi di un’ intelligenza artificiale) dopo ogni sconfitta.

Ma in definitiva, Ultron da dove nasce? Da Hank Pym, certamente (da Tony Stark nell’Universo Cinematografico Marvel), che basandosi sul suo tracciato mentale e sulla tecnologia del robot Dragon Man, crea un essere infinitamente più pericoloso. Dall’idea Roy Thomas, come no, che nel luglio del 1968 su Avengers 54 mostra l’altra faccia della medaglia del progresso tecnologico che all’ epoca sta facendo passi avanti notevoli. Tutto questo, sì, ma non solo.

Ultron nasce prima di tutto in tutto quel florilegio di letteratura fantascientifica che dal secondo Dopoguerra in poi ha affascinato e affascina tuttora migliaia di persone in tutto il mondo. Dai racconti e raccolte di Asimov (Io robot, Il secondo libro dei robot, Antologia del bicentenario) alla visionaria bibliografia di Philip K. Dick, Ray Bradbury, e Richard Matheson, solo restando ai nomi più conosciuti. Dalla fantascienza avventurosa degli anni Quaranta a quella sociologica dei Cinquanta, dalla New Wave dei Sessanta al ritorno della space opera dagli anni Settanta, fino all’ondata cyberpunk degli anni Ottanta, Ultron è la manifestazione incarnata (o incartata) di un movimento, di un genere, a cui nell’immaginario collettivo si è sempre guardato come letteratura d’evasione, e che per questo è sempre stato considerato meno nobile di altri. Ora, a parte la considerazione personale di chi scrive che tutto ciò che è elitario è sempre stato usato da determinati individui  per poter affermare pieni di gonfio orgoglio “Noi siamo più uguali degli altri” (non ci eravamo dimenticati di Orwell, stavamo solo aspettando il momento giusto per citarlo), bisogna che qualcuno dimostri in modo convincente che Le relazioni pericolose hanno più dignità letteraria rispetto a Un oscuro scrutare.

Tornando al buon (buon?) Ultron, si diceva che lui è la manifestazione di tutte quelle prospettive (paure è un termine francamente esagerato) su un mondo in cui le intelligenze artificiali potrebbero finire per dettare legge. Che poi, l’androide non vuole dettare legger per mera brama di potere: semplicemente, è convinto che i problemi della Terra nascano dalla presenza degli uomini, che la deturpano e la logorano, e che questi stessi problemi verranno risolti nel momento in cui la razza umana sarà estinta.

 

imagesL’era di Ultron

La sensazione è che Avengers: Age of Ultron per personaggi, ambientazioni e interpreti possa addirittura superare gli incassi del precedente, il quale per chi non lo sapesse è il terzo nella storia per successo al botteghino, dopo i due blockbuster di James Cameron. Questa sensazione è decisamente amplificata dal fatto che ormai l’Universo Cinematografico Marvel è lanciato, rappresenta un brand di successo e nella fase-2 (quella successiva ad Avengers, che si chiuderà con lo stesso Age of Ultron) è cresciuto anche come profondità complessiva. Basta vedere lo stesso Captain America: The Winter Soldier, un film di spionaggio stile 007 dove il tema supereroico quasi non viene toccato, o quell’ Iron Man 3 che così bene mescola dramma personale e fantascienza (nel vero senso della parola).

Ma perché “Era di Ultron” , se le cose come sempre finiranno bene? Per due ragioni: primo, perché le vicende di questa pellicola saranno cruciali e condurranno direttamente a quelle di Captain America: Civil War del 2016. Secondo, perché così si chiama la saga specificatamente centrata sull’androide che venne pubblicata dalla Casa delle Idee tra il settembre 2013 e il febbraio 2014. Una storyline che prevede anch’essa scenario apocalittico, tragiche morti di eroi, viaggi nel tempo e modifiche al flusso temporale, con conseguenze che si rivelano catastrofiche. Su tutti si erge Ultron, il quale viene sì sconfitto in questa linea temporale, ma quest’ultima dà origine a due altri distinti universi: uno in cui il cyborg ha portato a termine il suo genocidio, e un altro in cui l’umanità continua la sua guerra (Avete già mal di testa? Tranquilli, non siete gli unici).

 

download (1)Un villain attuale

Come avrete capito, l’obiettivo di questo articolo non è anticipare argomenti, scene o personaggi del nuovo Avengers, di cui potrete leggere in un futuro abbastanza prossimo nella sezione dedicata al cinema, né tantomeno commentare scelte, stili e ambientazioni voluti dal board della Casa della Idee. Abbiamo deciso di focalizzarci su Ultron perché di tutti i personaggi del multiverso Marvel è quello che meglio rappresenta il controverso rapporto tra uomo e tecnologia, mai così attuale come di questi tempi. E non poteva essere altrimenti: come abbiamo già scritto, la straordinaria abilità della Marvel, la fonte stessa del suo successo, è sempre stata quella di saper leggere di volta in volta il mondo che le ruotava attorno e di adattarvi conseguentemente il proprio linguaggio, i temi e i problemi da trattare.

Così è successo anche per il suo universo cinematografico: terrorismo (Iron Man 3), guerra su scala globale (Captain America: The Winter Soldier), mercato e uso scriteriati delle armi (Avengers, tutti gli Iron Man e lo stesso Cap 2) sono solo alcuni degli esempi più significativi che si potrebbe citare. Tutte tematiche molto concrete, tutte problematiche reali che si inseriscono nella più profonda tradizione “cronachistica” di casa Marvel e che servono in fondo anche per fornire uno spaccato del mondo in cui viviamo. Beninteso, non ci aspettiamo di vedere a breve déi nordici e superuomini nelle nostre strade. Su uomini in armature volanti e ultra equipaggiate invece qualche dubbio ci rimane, come confermato dalla battuta dell’anno scorso del presidente Obama. 

Ecco perché Ultron: il più pericoloso perché il più intelligente (copyright ancora di Tony Stark versione anziana) ma anche il più attuale e al tempo stesso tradizionale perché gli uomini da sempre, e ancora adesso, si interrogano sul rapporto del genere umano con la tecnologia. E chi è bravo coglie questi interrogativi e li trasforma in temi e poi in storie. Per il resto, come sempre, in fondo conta il greater good della Marvel.

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