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Uno studio, e in rosso – Di Devil si veste Murdock

di Luigi Ercolani

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daredevil1Dice la saggezza popolare anglosassone (l’origine della citazione è tuttavia incerta) che il diavolo si nasconde nei dettagli. Forse è per questo che, al momento di definire il character, Stan Lee e Bill Everett lo designarono come avvocato. O forse, molto più probabilmente e più semplicemente, fu per via di quell’espressione, “devil’s advocate”, che in inglese corrisponde intuitivamente al nostro “avvocato del diavolo”.

Comunque sia, fu da queste due grandi menti che nacque Daredevil. Ad essere sinceri, il nome non era originale, dato che apparteneva già un personaggio della Golden Age della Lev Gleason Pubblication. Se è stato questo a passare alla storia e non quell’altro, se è stato Matt Murdock e non Bart Hill a guadagnarsi autori importanti a scriverne le storie e una imminenete e promettente serie tv, un motivo ci deve pur essere. Ed è più facile di quel che si può credere.

In the clearing stands a boxer…”

Il perché è tutto ciò che segue all’omicidio di «Battlin’» Jack Murdock, padre di quello che sarebbe diventato poi l’uomo senza paura. La storia è nota: pugile di professione, viene obbligato a perdere un incontro da un losco boss malavitoso noto come “Fixer”, ma si rifiuta di barare davanti al figlio perché va contro tutto ciò che gli ha insegnato e per questo paga con la vita. All’epoca Matt ha già acquisito le sue capacità extraumane nell’incidente che lo ha privato della vista, ma le ha tenute nascoste al genitore al pari dei suoi allenamenti. «Battlin’» non vuole che il figlio diventi come lui, desidera che studi e non che si guadagni da vivere menando le mani. Matt però ugualmente si esercita, con il maestro ninja Stick che gli insegna come controllare le nuove prodigiose facoltà. Quando il padre viene assassinato, la vita di Matt prende un svolta decisiva. Prima si impegna sui libri, studia e consegue la laurea in giurisprudenza. Poi, comincia a darsi da fare per ripulire le strade di Hell’s Kitchen, il suo quartiere di New York.

Ecco, una delle ragioni principali del successo di Daredevil è proprio questa: il Diavolo Rosso ha trovato tanto seguito perché è profondamente radicato in un quello che negli anni ’60 era un territorio estremamente difficile (oggi che lo chiamano Clinton dicono persino che sia trendy….). In fondo è quello che si scriveva non molto tempo fa: il seguito della Marvel nasce dal fatto che la Casa delle Idee ha saputo parlare ai lettori di quegli elementi che gli stessi lettori vivevano quotidianamente, nella realtà di tutti i giorni. Si sapeva che Hell’s Kitchen era un quartiere degradato e Stan Lee e Bill Everet si inventarono un guardiano che lo custodisse. Questo ci porta direttamente alla seconda ragione del successo di Daredevil: tutte le minacce che ha affrontato, tutti i nemici con cui si è scontrato erano verosimili. Nessun alieno mutaforma, nessun semidio con poteri magici, nessun negromante signore della guerra: a parte Electro (che peraltro le ha prese da chiunque), gli avversari dell’uomo senza paura erano assassini professionisti (la nemesi Bullseye e la setta della Mano), avidi businessmen del crimine (Kingpin e il Gufo), e poi gang, spacciatori, ladri, criminali comuni. La Marvel da sempre ha raccontato agli americani gli Stati Uniti che stavano cambiando. Ma mentre con le storie dei Vendicatori e dei Fantastici Quattro lo faceva “dall’alto”, con quelle di Daredevil lo faceva “dal basso”, dalle zone più disagiate, attraverso le imprese di un avvocato cieco che ha uno studio con il suo socio, segue i casi e solo nel tempo libero fa il supereroe (non il contrario).

Un altro fattore decisamente affascinante del character è che, proprio per questa sua origine, è stato sempre facile spingerne al limite le caratteristiche. Duro, tormentato, orgoglioso, perennemente arrabbiato con il mondo, ma al contempo rispettoso della legge, Matt Murdock è sempre stato l’elemento perfetto da spingere oltre i confini del perbenismo, del politicamente corretto. Frank Miller, Ann Nocenti, Joe Quesada, Brian Micheal Bendis lo hanno reso ora brutale e spietato quanto i suoi avversari, ora malinconico e in preda ai sensi di colpa, ora deciso a non oltrepassare quei limiti che, ove valicati, lo avrebbero reso non diverso da chi gli si oppone. Il suo personaggio è stato oggetto di esperimenti che poi si sono rivelati fondamentali per la casa editrice, o addirittura per la storia del fumetto stessa (la versione milleriana, appunto, e chiunque lo neghi è clamorosamente in malafede).

Una serie del Diavolo

Dopo il lancio della serie tv Agents of S.H.I.E.L.D. nel settembre 2013, dalla Casa delle Idee hanno deciso di raddoppiare. Ed ecco che dunque la seconda serie tv della casa editrice in rosso sarà proprio dedicata a Daredevil (seguiranno quelle incentrate su Jessica Jones e Luke Cage) che per l’occasione avrà il costume… nero.

La serie sarà rilasciata interamente sul web venerdì 10 aprile sul sito Netflix, e già dai trailer si è rivelata promettente. Nei panni di Matt Murdock ci sarà Charlie Cox, ammirato come protagonista di Stardust e come personaggio secondario in La teoria del tutto. Kingpin sarà Vincent D’Onofrio, la cui brillante carriera è già di per sé un biglietto da visita. Da quello che si sa la serie si colloca dopo gli eventi del primo Avengers, ma fino al giorno del lancio tutto resta ovviamente coperto. Gli indizi stuzzicano, il cast è di livello e insomma si presenta come un’ ottima introduzione ad Age of Ultron. L’importante, come sempre, sarà il greater good della Marvel.

P.S.: a chi avesse eventualmente trovato di cattivo gusto parlare dell’eroe diavolo nel giorno di Pasqua ricordiamo che Matt Murdock è di conclamata fede cattolica. E che quando viene catturato nel corso di Civil War, gli trovano sotto la lingua un dollaro d’argento da consegnare a Tony Stark. Che quando gli chiede spiegazioni si sente rispondere che è la trentunesima moneta e viene salutato da Daredevil con un: “Ci vediamo, Giuda”. E con questo, buona Pasqua.

 

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2 commenti per “Uno studio, e in rosso – Di Devil si veste Murdock

  • Luca Rasponi ha detto:

    Ottimo pezzo, c’è dentro tutto ma con la giusta sintesi (e lo dico da fan di Devil).

    La serie tv invece non mi convince: ho trovato pessima la recitazione del protagonista del trailer, e poi… il costume nero?!

  • luigi ha detto:

    Il costume nero è tratto da Man without fear di Miller e Romita Jr.
    E… beh, la serie è strafiga

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