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Riappropriarsi delle proprie idee. La mia scelta di Creative Commons

di Fabio Pirola

Pubblicato il

La faccio breve: ho deciso di applicare ai miei contributi su Discorsivo le licenze Creative Commons. Sapete di che si tratta? Forse la maggior parte di voi sì, ma non essendo strumenti ancora entrati nell’uso comune di tutti i giorni, una spiegazione ritengo sia d’obbligo.

Innanzitutto, l’idea alla base di Creative Commons (CC) è quella di fornire un modello di tutela del diritto d’autore diverso da quello del copyright (quest’ultimo esemplificato perfettamente dalla dicitura “tutti i diritti riservati”). Le licenze CC, diversamente, si basano sul principio “alcuni diritti riservati” e, nello specifico, quelli che l’autore desidera riservare. Queste licenze consentono dunque, operando in aggiunta e sulla base del diritto d’autore già esistente (dal quale non si può in alcun modo prescindere), non di tutelare l’opera o dimostrarne la paternità, ma di farla circolare e renderla disponibile e utilizzabile dai terzi alle condizioni poste dall’autore. Favorirne la circolazione e la condivisione, dunque, in maniera seria e responsabile e sulla base delle concessioni provenienti espressamente dall’autore.snoopy_scrittore

La scelta di questo modello ha da subito un impatto fortissimo, perché il messaggio che l’opera stessa rivolgerà al suo fruitore non sarà più: “non puoi utilizzarmi in nessun modo, per nessuna ragione e a nessuna condizione” ma “puoi utilizzarmi, copiarmi, servirti di me per creare un’opera derivata, addirittura sfruttare commercialmente quest’ultima, ma il tutto a condizione che sia stato l’autore a concedertelo“.

E’ dunque un riappropriarsi (finalmente) della propria opera da parte dell’autore, il quale molto spesso (parlo per esperienza diretta, legata ai miei libri pubblicati) patisce in prima persona i vincoli posti sull’opera dal sistema copyright, nonostante sia lui il creatore della stessa. Se poi, come spesso accade, salta fuori anche la famigerata SIAE, la situazione può tendere davvero al grottesco, con l’autore stesso (ripeto ancora una volta, parlo per esperienza personale) che, in caso di lettura pubblica di suoi brani tratti dal libro di cui detiene i diritti, è costretto ad comunicare espressamente per iscritto alla SIAE la sua non appartenenza ad essa.

Paradossi del diritto d’autore? No, paradossi del copyright, perché il diritto d’autore è cosa buona e giusta e va salvaguardato in assoluto, ma i modi con cui può essere attivato sono molto diversi, e la consapevolezza e la ragionevolezza degli autori sta nel scegliere quelli giusti.

Prevengo subito un’eventuale obiezione: in questo post ti spendi tanto per il modello “alcuni diritti riservati” e per le licenze CC, poi però i tuoi libri sono protetti da copyright, il sistema contro cui ti sei scagliato poche righe più in alto. E’ verissimo, il problema è che nel momento in cui tra te e il tuo lavoro si frappone una casa editrice (o anche una casa discografica, il discorso è analogo), risulta ancora automatico nel pensare comune l’applicazione del copyright alle opere, soprattutto per una questione di tutela dei ricavi (giusti e sacrosanti) che desidera ottenere un editore. Bisognerebbe, e ho intenzione di farlo per il mio prossimo libro, iniziare nel nostro piccolo a fare pressione su editori, discografici, ecc… perché inizino quantomeno a riflettere su questo modello alternativo di tutela del diritto d’autore che sono le licenze CC, e poi chissà, magari un giorno sarà il modello “tutti i diritti riservati” ad essere visto come un’eccezione. Intanto, ho provato a dare un (piccolissmo?) segnale, applicando le licenze ai miei contributi su Discorsivo: racconti, blog, articoli… poi vediamo che succede. Una cosa tuttavia è certa: il guanto di sfida al copyright ormai è stato lanciato.

 

Licenza Creative Commons

Riappropriarsi delle proprie idee. La mia scelta di Creative Commons. by Fabio Pirola is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 3.0 Unported License.

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