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“Giunta è l’ora di bere!”, desolazioni post elettorali e una brutta poesia di qualche anno fa

di Michela Pusterla

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Avevo intenzione di scrivere un articolo sulle mie considerazioni antropologiche circa queste elezioni: le considerazioni politiche le avrei evitate, per evidente ignoranza e per dimostrata incapacità di analisi della situazione politica (leggasi: mai mi sarei aspettata tale sfacelo). Tuttavia, quanto alle considerazioni antropologiche, ho creduto bastasse la vecchia considerazione che homo sum per avere il diritto di parlare di cose umane.

Poi però, mi è stato dato scoprire che le elezioni (e i pareri politici e le diverse opinioni riguardo agli sfaceli e riguardo a chi sia il colpevole di tali sfaceli) possono dividere famiglie: nel mio caso è successo, e non è stato propriamente indolore. Quindi, per ora, mi tacerò sull’argomento.

Ma stasera m’è capitato, mentre sfogliavo vecchie scartoffie, di trovare una poesia (una poesia: che buffo!, scrivevo poesie) che scrissi il 5 febbraio 2010: dice delle cose che mi è sembrato che un po’ parlino di come stanno le cose oggi, dopo questo carnevale tragico.

È una brutta poesia, con tante citazioni che si soffoca, è un surrogato d’ermetismo (per quanto è oscura) ma assieme è un gran casino barocco, come quando si iniziano le cose, e non si sa il bello del poco. Però ve la metto qui, in omaggio alla mia ingenuità (che c’è ancora, ben chiaro, ma in forme diverse), in omaggio alla mia preveggenza bislacca, e a un po’ tutti, noi tapini, che ci siam presi la batosta.

5 febbraio 2010

Domanderete: dove sono i lillà?
E la metafisica ricoperta di papaveri?
[Pablo Neruda, Spiego alcune cose, Terceira residencia en la terra, 1947]

È una guerra di Spagna, è la battaglia dell’oggi.
È un agguato in montagna, dai nascosto dei seggi.
Una stirpe di pace
non trova e non ha da far guerra
col suo sguardo fugace
soffoca nella sua serra.
Giunta è l’ora di bere, vigliacchi!
L’ora di bere il destino
Ma voi state sui tacchi né pensate al divino
fiato che vi funziona il cervello
dove è chiuso il mistero dove vige il bordello
Uomo di oggi, dèstati
all’alba
Dèstati.
Non fuori in terrazzo
sono le truppe franchiste
ma in te si combattono chimere e ametiste!
Destati, pazzo!
Sei nato senza regimi
aenza tiranni crescesti,
ma è così che si annega
della libertà dell’Oceano
quando non c’è un’omega cui opporsi
che non paia un’alfa all’esterno.

[postilla: davvero ho scritto “chimere e ametiste”?]

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