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“Regina, tu mi ordini di narrare un dolore inenarrabile”

di Stefania Asaro

Pubblicato il

Infandum, regina, iubes renouare dolorem” ovvero “ Regina, tu mi ordini di narrare un

dolore inenarrabile”.

Con questa frase, incipit di un discorso che l’eroe Enea fa alla regina Didone nell’Eneide virgiliana,

inizia l’intervento di Giovanni Bachelet, presente assieme a Marco Alessandrini, al terzo incontro de

L’Italia dei misteri” un ciclo di appuntamenti di approfondimento organizzato con il patrocinio

dell’Università di Bologna della Spi-Cgil dell’Emilia Romagna in collaborazione con la Fondazione

Gramsci e il sindacato degli studenti universitari, tenutosi Lunedì 20 Novembre al Mambo.

Argomento dell’incontro è stato il terrorismo “rosso” che spara e uccide, che colpisce uno per

educarne tanti, che destabilizza per stabilizzare.

Nel corso della conferenza, Giovanni Bachelet e Marco Alessandrini, figli, rispettivamente di

Vittorio Bachelet, (politico democristiano e professore universitario, ucciso il 12 Febbraio del 1980

al termine di una lezione nell’atrio della facoltà di Scienze della Comunicazione a “La Sapienza” di

Roma da un commando delle Brigate Rosse di cui faceva parte Annalaura Braghetti) e di Emilio

Alessandrini, (magistrato, assassinato il 29 Gennaio del 1979 mentre si recava al palazzo di

Giustizia di Milano, da un commando di Prima Linea capeggiato da Sergio Segio “Sirio” e Marco

Donat-Cattin “Alberto” autori dell’omicidio), raccontano le loro impressioni, i loro pensieri e i

sentimenti che li smuovono quando sentono parlare di terrorismo.

Alessandrini evoca le tappe più salienti del terrorismo parlando di “flash” e cita la strage di

Bologna del 1980 e l’emozione che prova a vedere ogni anno il modo in cui i cittadini bolognesi

vivono con partecipazione la ricorrenza, il ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani il

9 Maggio del 1978, l’omicidio di Marco Biagi, poi parla di Guido Rossa, poi ancora della strage di

piazza Fontana.

Sempre Alessandrini, racconta di essere entrato in politica perché, citando una famosa canzone di

De Gregori

«.. e poi ti dicono che tutti sono uguali, tutti rubano nella stessa maniera»

ritiene sia facile “puntare il dito” senza esporsi in prima persona e rispondendo alle domande sui

manifesti “Via le Br dalle procure” esposti a Milano lo scorso anno in occasione delle primarie,

ritiene che siano inaccettabili poiché significa mescolare due cose che non c’entrano nulla l’una con

l’altra.

Diverso è l’approccio di Giovanni Bachelet che inizia con l’ammettere di non essere “esperto” di

terrorismo, avendo studiato fisica e di sentirsi più educatore, capo scout, padre.

Bachelet parla di un «Oggi meglio di ieri» e di aver vissuto certamente in modo diverso il suo

lutto rispetto ad Alessandrini, il quale era un bambino quando avvenne l’omicidio del padre, infatti lui

quando seppe la triste notizia (da due amici) aveva venticinque anni,era quindi ormai un uomo e

conosceva perfettamente i rischi del mestiere paterno.

Bachelet, riguardo la tragedia, parla di cose che non ci si augura mai, ma che in determinati

ambienti è bene mettere in conto, racconta di come è entrato in politica in età già adulta poiché ha

ritenuto che il politico sia un mestiere che,se fatto bene,«toglie giorni e nottate e non tutti se

lo possono permettere ».

Presente alla conferenza era anche Gianni Flamini, giornalista e scrittore che ha fornito al pubblico e agli ospiti

 un quadro del fenomeno terrorismo dettagliato e illuminante.

 

 

 

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