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Il musico

di Lorenzo Lazzarini

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Adatto alle più diverse circostanze, è il musico. Egli non è particolarmente bravo nelle parole, spesso. Ma si adatta bene alla situazione. Infatti la cosa strana riguardo alla melodia, non è tanto questo, come espande le nostre percezioni, come può incantare, ipnotizzando, aizzando, e più in generale, patendo (Patire è il contrario di agire, ma l’uno ha anche a che fare con l’altro, inevitabilmente)…

La cosa strana, dicevo, della melodia, è come essa si adatti a ciò che le è chiesto, essendo forma versatile di espressione, seconda solo alla parola per ‘dire’ molte cose differenti, e nei modi più differenti! In questo sta anche la sincerità della musica, che si mostra nella sua stessa esecuzione (ed espressione), lasciando comprendere cosa intende, e cosa invece non intende. Il musico, se è un buon musico, perciò, è gentile con lo strumento, non lo forza e non lo costringe dove non può andare: ma lo porta ad adattarsi, ad esprimersi secondo ciò che chiedono le circostanze.

Prendiamo in considerazione l’utilizzo della chitarra e delle percussioni, in diverse composizioni non contemporanee (e ancora in certa casi di composizioni contemporanee meno tendenti al canone pop/rock), e vedrete che il ruolo di conduttore del tempo del brano, oltre che della melodia, spetta alla chitarra (e dove non alla chitarra, ad altri strumenti sotto certi aspetti affini, essendo a corda, i violini ad esempio), così che le dinamiche di intensità quanto delle accelerazioni e dei rallentamenti si fanno molto più rilevanti in quello strumento, dando prova della sua capacità di alterazione che difficilmente si crederebbero sentendo oggi la chitarra adoperata nelle composizioni di canone pop/rock, dove si privilegia la potenza dell’accordo pieno o l’arpeggio d’accompagnamento ripetuto, sempre su un accordo. Allo stesso modo le percussioni, in questo contesto, non stanno lì per scandire (cosa che riesce magistralmente ai metronomi) ma per accompagnare, accentuare: non uniformano e conducono, ma accentuano (con la loro presenza e la loro assenza). Contrariamente all’abitudine compositiva oggi prevalente, in certi ambiti, una chitarra può portare il ritmo e delle percussioni possono invece dare colore alla composizione. Chiaramente se a condurre il brano è la chitarra, o qualche strumento a lei affine, questa conduzione darà un espressione totalmente differente al brano, tanto che l’ascolto non potrà essere lo stesso, né il fine della composizione, dell’esecuzione, lo stesso!

Questo è soltanto fare un piccolo esempio, della straordinaria varietà in cui i musici si sono trovati a suonare (e a comporre), nei diversi tempi e luoghi, e per diverse mansioni, più o meno importanti: basta pensare all’esecuzione di musica senza cantato, che potrebbe essere tanto riportata ad un periodo antichissimo, ai primi che appresero a lasciar suonare un qualche strumento, e a variarne i toni, forse per imitare il canto, come anche alla musica moderna, quando davvero queste composizioni divennero sontuose, meditate e complesse. I primi accompagnavano con le loro semplici note (e chissà quali erano!) canti sacri agli dèi, o forse i racconti che venivano tramandati sulle vicende antiche, mentre quegli ultimi, molto dopo, erano presi dalla fama e dal genio che si vedeva in loro, a ricercare suoni mai uditi, ad osare composizioni intricate e raffinate, ma di rara potenza. Così tanto era cambiata la circostanza dell’esecuzione, che dire che entrambi stavano ‘semplicemente suonando’ significa eguagliare cose che non si riguardano affatto.

(E soltanto per quanto riguarda il canto e la voce, quanto altro vi sarebbe da ricordare…)

Questo che è stato detto, insomma, è ben poco, e magari confuso; ma si sa, i musici non osano parlare troppo, con il timore di sminuire in troppe parole e senza la giusta enfasi la loro opera, quando invece ciò che chiedono è unicamente l’ascolto, la partecipazione, il vincolo della circostanza. Perciò tacciamo, lasciamo il silenzio, spazio aperto, e pronto per risuonare di nuovo… Ecco,

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