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Trees of paper – corrispondenza dal Brasile #4

di Cecilia Polizzi

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Cecilia Polizzi è una giovane laureata in Scienze della Comunicazione all’università di Bologna. Da tre anni è membro del comitato direttivo dell’associazione di volontariato “Mateando for Children”, che si occupa della tutela, della formazione e del sostentamento ai minori che vivono situazioni di disagio nella provincia di Buenos Aires.
Da aprile di trova in Brasile, per svolgere un’attività di volontariato itinerante dal sud verso il nord del paese allo scopo di acquisire maggior consapevolezza delle problematiche che affettano il continente latinoamericano anche al di fuori dell’Argentina.
Durante la permanenza in Brasile, ci ha inviato e continua a spedirci corrispondenza.  
Pubblichiamo qui a cadenza regolare le pagine del suo diario.

Intervento precedente >> Trees of paper #3

15-04-2012

La Cidade Maravilhosa

Si accendono le luci sopra Copacabana. Dietro alle montagne si alzano nuvole veloci, l’aria é fredda e stormi di gabbiani neri volano sopra all’oceano.
Rio de Janeiro é come una gigantesca foresta di mangrovie in cui annega la civiltá. L’urbanizzazione non é riuscita qui a strappare alla natura il suo primato e tutto sembra muoversi in un perfetto equilibrio. La societá brasiliana é stata spesso associata a un ornitorinco, animale feroce che non sembra appartenere a nessuna categoria. Tale metafora serve per sottolineare l’incongruenza di questa societá, considerata maggiormente per i traguardi che ha raggiunto che per le sue possibilitá di cambio. Facendo una piccola analisi degli antecedenti storici ed economici del Brasile, possiamo dire che la terza rivoluzione industriale ha combinato la capitalizzazione mondiale con le conoscenze acquisite in campo tecnico che sono state peró sottomesse da un regime obsoleto che le ha rese inutili. Per tali ragioni il Brasile viene considerato un paese povero e incapace di investire nell’educazione e nelle infrastrutture. Poco prima del colpo di stato del 1964 era diffusa l’idea che la borghesia avesse preferito accettare il ruolo minoritario di socio del capitalismo occidentale piuttosto che correre il rischio di venire estromesso, in un futuro, da tale giro di affari. Pertanto oggigiorno l’agente incaricato dello sviluppo economico del paese é la massa urbana organizzata. Quello che si percepisce camminando per strada é l’immagine di un paese che recentemente ha iniziato a sfruttare il proprio potenziale. L’insediamento di Lula come presidente riesce a dissolvere la figura “dell’ornitorinco” contrapponendosi alla miseria sociale procuarata dalla globalizzazione. Nonostante questo traguardo il Brasile continua a essere considerato culturalmente ed economicamente arretrato.

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