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Amor Vincit Omnia – L’amore vince tutto

di Sara Pasini

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Proprio una bizzarra situazione quella che andò a crearsi nella sperduta località di Villilmi: era sul punto di diventare  il centro culturale ed economico di tutta la nazione, se non fosse stato per il Tiposterismo.

I Villilmensi, gli abitanti di questa città,  erano governati da un’unico parlamento bicamerale (sulla carta di impronta democratica, ma con un forte accento timocratico impresso dai più recenti legislatori); inoltre si identificavano in un’etnia comune: parlavano una lingua neolatina, la Cratizia; la tradizione marinaresca era molto sentita, grazie all’affaccio strategico del paese su un mare chiuso, l’Infrazollo; la religione praticata era il Tiposterismo, monoteista, amministrata da un’eletta schiera di sacerdoti e santoni.

Il cursus honorum (che bisognava seguitare dopo la scuola dell’obbligo) per diventare un sacerdote tiposterista non era facile: necessitava di studio del latino e del greco, di una profonda conoscenza delle Scritture e, in ultimo, ma non per importanza, serviva un lungo periodo di noviziato.

Pontefice massimo di questo culto negli anni d’oro di Villilmi era l’Eccellentissimo Guffredo, al quale sottostava almeno un migliaio di ministri.

Con il diffondersi del benessere economico, lo sviluppo di conoscenze tecniche, tecnologiche e scientifiche, l’aumento demografico (basato sulle nascite e sull’immigrazione), stava crescendo anche il tasso dello scetticismo e dell’integrazione di nuove culture, estranee a quelle indigene, causando una forte preoccupazione nei membri più alti della cerchia religiosa.

Agli esordi, il Tiposterismo veniva praticato in templi inaccessibili a tutta la popolazione, i quali venivano aperti solo nei giorni di festività sacre, mentre in un secondo momento si pensò di rendere obbligatorio, ai fini di una corretta “salute spirituale”, la frequentazione settimanale dei luoghi consacrati al dio venerato, Tipostèro. Lì venivano praticati riti comuni quali la condivisione di un particolare cibo, letture ad alta voce, canti e musica.

La gente amava profondamente questa nuova forma di religione, il senso di coesione e coinvolgimento emotivo aumentava a livelli esponenziali: una volta dentro al tempio, l’assemblea pendeva dalle labbra dei sacerdoti, i quali, essendo abili oratori, si apprestavano a cancellare ogni accenno di miscredenza nei cuori degli ascoltatori.

Un ruolo fondamentale per queste celebrazioni investiva i novizi: talvolta si limitavano a riflettere la gestualità dei ministri, loro superiori, ma più sovente capitava che dovessero stare in mezzo alla folla di credenti distribuendo il cibo per la comunione o schede riportanti i Testi Sacri  destinati ad esser letti quel giorno.

I templi, dunque, vennero aperti a tutti.

Questo clima di pace e gioia venne presto leso: i novizi, infatti, non avendo ancora lo spirito temprato ed esente dalle passioni terrene, cominciarono a sfruttare la loro posizione per abbordare le giovani e belle donne durante i riti tiposteristi, dimenticando la loro missione spirituale. 

L’Eccellentissimo Guffredo, per sopperire alla loro mancanza di devozione, li obbligò alla castità, promettendo, però, una ricompensa al migliore fra coloro che sarebbero stati in grado di prestar fede a tale imposizione: il posto alla sua destra.

Ahimè, fin dalla notte dei tempi è chiaro all’uomo che l’amore non conosce regole o leggi: quando i futuri ministri venivano colpiti dalla freccia avvelenata dall’Eros, non indugiavano ad abbandonarsi nelle braccia delle donne amate, accantonando definitivamente il sacerdozio, ma non la fede.

Il pontefice massimo, di conseguenza, decise di bandire dai templi tutte le ragazze o le signore più avvenenti. Lo smistamento della folla fu possibile grazie all’introduzione del Bellometro all’ingresso dei luoghi consacrati: questo strumento fu progettato e messo a punto dallo stesso Guffredo, così bramoso di eliminare la fonte di peccato dagli occhi e dal cuore dei suoi affezionati novizi.

Venute a mancare le belle figliuole, i futuri sacerdoti trovarono amabili i giovanotti, i quali vennero scacciati con lo stesso impeto dell’episodio precedente e per i quali venne riprogrammato il Bellometro.

Ben presto si diffuse tra i Villilmensi un’ondata i platonismo, che spinse i neo ministri ad adocchiare gli uomini maturi, pieni d’esperienza e di fascino: è scontato il fatto che anch’essi dovettero lasciare i templi, sotto la morsa della veemenza dell’Eccellentissimo Guffredo.

Le Case di Tipostèro si spopolarono: le nuove leggi permettevano la pratica del Tiposterismo solo a donne estremamente anziane, sfiorite, vecchi decrepiti o sfigurati fanciulli, tutte persone piene d’amarezza, di rimpianti per la perduta bellezza, per l’incalzante solitudine. La fede del resto della popolazione, invece, venne calpestata, infangata, rinnegata, martirizzata per colpa dell’amore.

Durante le funzioni i ministri continuavano a predicare la coesione, la condivisione, la comunione e le pareti dei templi si tinsero d’ipocrisia: solo i mostri, consapevoli d’esser considerati dei mostri, abitavano i labirinti della fede. Intanto, il noviziato si estinse.

Anche l’Eccellentissimo Guffredo, però, aveva un’anima prediletta, la più inguardabile di tutte le donne, la più dilaniata dai rimorsi, dalle passioni infrante: condividevano lo stesso tipo d’insofferenza, erano uguali. Praticava il Tiposterismo più estremo, era il rigore in persona.

Il pontefice massimo non ebbe dubbi: affidò il posto alla sua destra alla vecchia, essendo venuti a mancare tutti i novizi. Si capivano alla perfezione, l’intesa non abbisognava di parole.

Alla fine, anch’egli si scoprì innamorato.

Provò a nascondere, a obbligare la sua anima al silenzio, ma sentiva lo stesso il calore bussare alla sua porta.

Scacciò dalla Casa di Tipostèro anche la sua anima prediletta, e si murò all’interno. L’amore, lì dentro, non avrebbe mai potuto prendersi gioco di lui.

 

Ben presto, tutti i tempi crollarono.

 

 

 

P.S. Ogni riferimento a cose, persone, organizzazioni, entità o popolazioni NON è del tutto casuale.

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2 commenti per “Amor Vincit Omnia – L’amore vince tutto

  • Sara Pasini ha detto:

    Ad hoc! E noto con piacere che il riferimento al Cristianesimo è vagamente dissimulato, ma si nota.

  • Beatrice Bittau ha detto:

    Poi i farisei e gli scribi gli domandarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli anziani, ma prendono il cibo senza lavarsi le mani?”.
    Ma egli, rispondendo, disse loro: “Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me.7
    (vangelo di Marco 7,5-6)

    I farisei, veduto ciò, dissero ai suoi discepoli: “Perché il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani, e ai peccatori?”.
    E Gesù, avendo sentito, disse loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
    Or andate e imparate che cosa significa: “Io voglio misericordia e non sacrificio. Perché io non sono venuto per chiamare a ravvedimento i giusti, ma i peccatori”.
    (vangelo di Matteo 9,11-13)

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