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Riflessioni Marziane – ovvero, sulla nullità dell’intellighenzia

di Lorenzo Lazzarini

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So che è poco adatto il luogo, e anche le parole, ma la necessità è questa –

Marx ed Engels sono assolutamente moderni (nel senso di ‘al passo coi tempi’, con usi e costumi simili a noi). Scrivevano articoli sui giornali più borghesi del mondo, lettere aperte ad eminenti studiosi e capi di movimenti etc. etc. La loro intelligenza si esplicò in una produzione intellettuale, qualcosa che assomiglia ad un liquido di non ben specificato colore che le loro meningi secernono in forma di testi su testi, a parte quelli di più alta caratura (vedi l’Ideologia tedesca, Il Capitale et similia), per esprimersi un po’ su tutto, per prevedere un po’ di tutto. E il cosiddetto sistema teorico, sempre al servizio di queste spiegazioni contingenti, a servire sempre la parola competente. In questo non sono diversi dagli scienziati (di qualunque scienza odierna si parli), che anch’essi producono proficuamente articoli ed articoli, pile e pile di alberi sacrificati alla chiacchiera non priva di benefici anche se di certo priva di conoscenza degna di questo nome. Tuttavia, a differenza degli scienziati che accettano con una certa abnegazione di essere gli operai dell’intelligenza, e sono fiduciosi che puntare sulla quantità paghi, gli intellettuali odierni, modellati sull’immagine splendente di quel barbuto signore e del suo mediocre amico, vogliono mantenersi quel privilegio egoista del fare la propria personale analisi. Cos’è la loro persona? Lo sanno? Quasi nulla, forse…ma nonostante questo il vezzo rimane, come per le usanze che perdono il loro significato profondo ed eppure sono tenute in una finta vita per brama antiquaria di qualcuno.

Richiamate alla mente la grande Russia, quella landa sterminata entro cui abitano tanti diversi popoli, ancora oggi, nonostante tutto, tenuti insieme a fatica, e alla sua svolta post-comunista, a come pare che oggi in quei luoghi, specie nelle zone più civilizzate, si stia verificando una indifferente politica del mercato aperto a tutto e a tutti, con tutte le conseguenze del caso, che alcuni descriverebbero come l’avvento della Libertà, altri come il bruto sfruttamento dell’Umanità e così via, con le grosse parole. Marx più di un secolo fa si occupava della Russia e rispetto al suo classico modello del Capitale accettava di parlare in favore di una possibilità storica unica per la Russia. Seguendo le considerazioni degli intellettuali russi di posizione populista (che al tempo era un movimento e non un insulto) riteneva che le arcaiche forme di comunità contadina potessero, con i benefici tecnici messi a punto dalle società europee, fare un salto, compiere una forzatura e realizzare direttamente la società comunista moderna. L’idea era certo arrischiata, per non dire strampalata, ma ebbe successo – almeno stando a Lenin. Infatti proprio là si tentò il primo esperimento di società comunista, tramite una rivoluzione e tanto disordine. Instaurato l’ordine comunista, si fece crescere dal nulla, nelle campagne, le industrie e in qualche decennio la Russia si scoprì deformata in una potenza industriale, e ancora poco dopo, eccola a controllare gli equilibri del mondo assieme con la più capitalista fra tutte le nazioni, l’America. Le sorti del mondo sono spesso ironiche, e infatti la beffa per tutti quegli intellettuali che si susseguirono a tentare di giustificare le proprie parole e di convincere gli uomini che lo spirito del tempo era dalla loro parte, fu che l’intera impresa, senza particolari resistenze, collassò esausta. Forse la pubblicità occidentale era stata trasmessa anche laggiù, nelle terre lontane della Russia, ma il libero mercato dovette trovare degli affamati (e non solamente di cibo) tra potenti e meno potenti, che ora si erano fatti molto più simili ai loro antagonisti rispetto ai tempi dell’autocrazia.

Ora, questa descrizione è volutamente parodistica e superficiale, perché conosco poco cosa sia e cosa fu la Russia, non ero nato quando c’erano i comunisti (quelli veri che studiavano i libri desueti), conosco principalmente per sentito dire le parole scritte dal buon Marx (tramite manuali e monografie) e così via…ma quello che volevo fare notare a tutti quanti quelli che leggono è che non si scappa dalla propria inadeguatezza, non si finge di essere ciò che non si è e quindi quando si agisce facendo finta, dopo succede sempre quello che non ci si aspetta. Gli intellettuali sono solito fare così, producono migliaia e migliaia di parole, e lo fanno per nulla, per essere letti, per dialogare con qualcuno che non conoscono e di cui non gli importa molto, ovvero un signor nessuno che parla la loro stessa lingua, né possono cogliere la contraddizione tra la vanità delle proprie parole e ciò che accade davvero. E fin qui, sono quasi innocui, sembrerebbe. (E invece no, perché con le loro parole corrompono i costumi) Ma i danni più grossi avvengono quando le loro parole diventano le parole della folla anonima (il 99% si dice oggi, come gli sconti imperdibili) che le fraintende, le sopravvaluta, e le usa come manganelli, allora lì si crea la vera eterogenesi dei fini, e i più grossi mali per i popoli covano oscuramente fino ad esplodere. Dopo molti attentati e azioni di dimostrazione in Russia la rivoluzione la fecero davvero, come Marx aveva suggerito, e per realizzarla si dovette riordinare, e in maniera radicale. Tutto ciò che vi era stato fino a quel momento (cose rozze, cose incivili, come riteneva Marx stesso all’inizio della sua carriera) spazzato via o denaturato per realizzare la rivoluzione, lo sciocco sogno di certi uomini. Tutto questo perché sul lungo periodo, dopo un nemmeno un secolo, il comunismo finì per rivelarsi solo il fratello triste del capitalismo, che invece è esuberante fino alla propria morte. Ma quell’immaginazione sconsiderata di certuni, quanto male fece agli uomini e a ciò di cui si presero cura dai tempi che furono? E ai luoghi dove gli uomini abitano, a ciò che li precede? Non si può vedere, nel passare degli anni e delle situazioni, la nullità di chi crede di potere così tanto: l’intellighenzia, i teorici, gli studiosi. Ma la cosa ci riguarda molto bene e per primi: quanto male fa ogni giorno di qua dal muro (ora crollato) la ben più affilata abilità scientifica? Odiate l’autocrazia, ma non sapete che distruggere (poiché solo questo si è tramandato), per poi ordinare e riordinare ancora, nella più totale incomprensione di ciò che è giusto, e il vostro sovrano non è nessuno, non è più un uomo, è solo immaginazione.

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