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Arene

di Edoardo Gazzoni

Pubblicato il

Sento il clangore di scudi,

annuso il sudore e il terrore

di quei corpi nudi.

Il cancello si alza e poi un grido,

la folla acclama  un eroe,

uno qualunque

o forse il suo sangue,

diluito nel vino per trovare coraggio ode:

-Morirai nell’arena-

sussurrato da lari e penati.

Questo anni fa,

quando uomini vestiti

con chitoni di seta

carezzavano le tasche dei lenoni

per placare la fame di un popolo

grasso di rabbia e fèsso di pane.

Oggi, mutati i costumi,

il trucco rimane lo stesso:

l’intrattenimento, poco meno cruento,

vien passato da sotto la porta,

digitale o satellitare,

poco importa.

Se riesci a direzionare

il veleno del popolo basso

stai sicuro che non crollerà

il tuo trono scolpito nel grasso.

 

Una delle mie recenti passioni è scrivere, oltre ad articoli e interviste, poesiole e racconti. Di solito non li pubblico, ma sono alla ricerca di un’identità stilistica più precisa e ultimamente seguo questo tipo di parallelismo tra passato e presente.

Mi piacerebbe avere le vostre opinioni, ben sapendo che, per chi non conosce la mia produzione, sia difficile giudicare da un unico lavoro e per chi la conosce, che questi versi in particolare sono molto diversi dai soliti.

in ogni caso spero di fare cosa gradita.

Edoardo Gazzoni

Diffondi lo spirito Millennial:

6 commenti per “Arene

  • Anonimo ha detto:

    Grazie mille del contributo!! In futuro ne metterò altre.
    A presto
    Edoardo

  • Edoardo Gazzoni ha detto:

    Non è un riferimento preciso, è un sistema di cose (non organizzato intendiamoci), c’è una quantità di persone che ha interesse a far pensare e pensare esse stesse per generalizzazioni, mi rivolgo all’interesse piccino, al conduttore che si compiace del casino, ai vari omuncoli che usano una retorica stantia per portare avanti piccoli interessi; una poesia, bella o brutta che sia, almeno per come cerco di scrivere io, non vuole essere diretta a un nome.cognome ma mettere in luce un sistema di cose. Per quanto riguarda il linguaggio televisivo, mi rendo conto che il problema sia ampio, il punto è che se da una parte si deve dare una notizia accurata si deve essere consci delle implicazioni che essa suscita. Attenzione, con questo non intendo che ci si debba censurare anzi, ma che non si debba generalizzare, inoltre la nazionalità della persona, se non fosse data come primo dato, avrebbe un peso del tutto diverso.
    Edoardo

    • Lorenzo ha detto:

      Ho capito cosa intendi e certo immaginavo che non ci fosse un obiettivo singolo nella poesia (ed è giusto che sia così!). Credo però che l’attitudine che individui stia in un certo senso nel mezzo stesso e nel suo modo di veicolare che è pervasivo e facilmente accessibile (ancora di più lo è internet) e costringe ad una tendenza generale, che genera un’eterogenesi dei fini (cioè, il mio fare conduce ad effetti diversi da quelli che avrei creduto), anche dove vi è un onesto tentativo di agire diversamente dal solito. Per il linguaggio giornalistico televisivo intendevo che c’è un modo di porsi che vorrebbe costringere nelle sue parole ‘le cose come stanno’, ma la fallacia sta nel fatto che le parole sono sempre rivolte a qualcuno e invece nel giornale (o telegiornale) lo sono a chiunque, cioè a nessuno, in fondo. In realtà, a pensarci meglio questi due aspetti sono ben legati l’uno all’altro…Comunque finisco qua perché bisogna dare anche la giusta attenzione alla poesia e non ai commenti 🙂 Attendo la prossima se verrà!

      Lorenzo

  • Lorenzo ha detto:

    Poesia molto esplicita, non la vedrei male musicata in un pezzo “cantautorale” con accompagnamento piuttosto tradizionale e scarno. Considero però il contenuto un “topos argomentativo” che dice molto poco, quasi come le sedicenti regole per il controllo sociale di Noam Chomsky che pervadono le bacheche e i blog della rete.
    Quegli spettacoli circensi di cui parli mi sembra avessero senso allora e hanno senso oggi, ma per ragioni molto ma molto diverse: quindi attenzione alle analogie storiche, perché a volte rivelano, ma a volte confondono e basta… Comunque, non avendo voglia di fare il difensore d’ufficio degli imperatori romani mi limito alle questioni odierne: oggi a determinare la popolarità e la bellezza del calcio (oppure ti riferivi ad un altro sport? Ma credo che il calcio sia il bersaglio preferito da tutti) confluiscono molto diverse ragioni, che corrispondono spesso ai diversi attori effettivi che tale sport mobilita (giocatori, allenatori, manager, televisioni, giornalisti etc. etc.), compreso certo il campanilismo e l’identificazione tipica dei tifosi. Ma tutti quelli che adottano l’argomentazione del calcio come mezzo per distogliere o instupidire le folle (magari per plagiarle a qualche subdolo scopo, o per tenerle subordinate eternamente e così via) non si preoccupano mai di una cosa: che cosa fate “voi” (rivolto ad un gruppo ipotetico di persone), solitamente? Non c’è qualcosa per cui vi appassionate e che smaniate in qualche modo di condividere con altri? E questa attività forse non vi distoglie dal compiere le magnifiche sorti e progressive della civiltà da qualche altra parte nel mondo? Credo proprio di sì. Penso ai musicisti, penso ai fisici teorici, ai giovani ai concerti o nelle discoteche, penso a tutte quelle attività giornaliere o meno che stanno in una certa indifferenza rispetto alle questioni propriamente politiche, e dunque le accettano, in un certo senso, come tali: sono tutte direzionate dal potente per tenersi stretto al sudicio trono? Certo che se c’è, questa attività sarà nel vostro caso una materia più elevata, più motivata e più pensata del mero sbraitare davanti ad uno schermo…ma abbiate pietà di chi lo pratica, perché infine anche la vostra passione è in qualcosa simile alla ingenua passione di chi fa il tifo per una squadra. Ricordatevi inoltre che i tifosi non sono tutti uguali, infatti sono prima uomini, poi tifosi (che è un mero attributo di secondaria importanza). Spesso quelli che definiamo tifosi (da non confondersi con i gruppi ultras e altre amenità) sono persone intelligenti e ben capaci di giudicare le cose passate e future (ma cosa succederebbe se non ci fosse il calcio, la rivoluzione magari?). Tutto sommato, il tifoso ignora almeno per un po’ tutto quel grasso che cola un po’ ovunque (e non solo dalla seggiola del sovrano), e questa può essere persino una benedizione e un sollievo insperato per lui.

    Ps. Spero si capisca che la critica è indirizzata all’argomento di fondo su cui giochi in questa poesia e non alla tua abilità nell’opera e nella struttura, anzi, spero di leggerne qualcun’altra sempre qui. Dopodiché io molto tifoso non sono mai stato, perché mi piace assai più giocarci, a calcio…

    • Edoardo Gazzoni ha detto:

      Ciao Lorenzo,
      innanzitutto grazie per aver voluto commentare il mio testo, ma purtroppo devo smentirti: non mi riferivo al calcio, ne allo sport in generale. Quello che intendevo riguarda più genericamente il livello dei dibattiti, dei talk show, dei telegiornali che, per quanto mi riguarda, benché restino uno dei principali organi di orientamento al consenso più che al voto, spesso assumono i tratti della farsa o del circo, sia per tendenziosità delle notizie o degli ospiti invitati (solo quelli accettabili), che per il modo rissaiolo in cui vengono gestiti e per questo li paragonavo, conscio dell’anacronismo, alle arene romane. Gli stessi programmi “culturali” non sono da meno e propongono quasi sempre punti di vista simili, il che alla lunga porta lo spettatore a immedesimarsi nel fatto che: l’uomo di cultura la pensa così, il commerciante cosà, l’imprenditore colà e si vanno a creare stereotipi dannosi. Un altro esempio è quello, durante i servizi di cronaca dei Tg, di dire per prima cosa la nazionalità del protagonista; cosa che io credo porti a fomentare il razzismo. Per quanto mi riguarda benché non ami il calcio sono appassionato di Boxe (il che è tutto un dire 🙂 ) e di atletica e quindi capisco perfettamente cosa significhi tifare e sono d’accordo con te che esiste una differenza netta tra tifoso e ultras.
      Per concludere io non me la prendevo con il pubblico, ma con chi quando è ora, decide temi e forme dell’informazione.
      Ancora grazie per il contributo!
      A presto
      Edoardo

      • Lorenzo ha detto:

        Perdonami allora, avevo frainteso totalmente il messaggio, e forse sono stato in malafede io, mancando così tanto il punto…

        In questo caso, mi sembra tu abbia ottime ragioni dalla tua rispetto ai pollai in cui si finge di discutere per fare la passerella, anche se nel caso del telegiornale dire la nazionalità del colpevole si colloca effettivamente in un problema più ampio che è il modo in cui si riferisce ciò che accaduto, e con quale linguaggio…concordo molto anche riguardo all’immedesimazione (celebrativa) con l’uomo di cultura (il più subdolo), il commerciante, l’imprenditore e così via che si genera nel tempo, creando anche una sorta di canone pubblico di parole e atteggiamenti a cui è necessario attenersi anche se non si sa bene perché…direi che, in un certo senso, gli spettacoli circensi ottundevano decisamente meno la mente.

        Un’ultima cosa: a rileggerla come hai detto, non capisco bene a chi si rivolgono i versi conclusivi “stai sicuro che non crollerà il tuo trono scolpito nel grasso”.

        Lorenzo

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