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L’orologio di Talacia

di Sara Pasini

Pubblicato il

Pensate ad un falegname, magari dalla storia un po’ magica e, soprattutto,  piena di sacrifici.

No, non è di Geppetto che sto parlando.

Vi aiuto: si tratta di un orologiaio e non siamo in Svizzera.

Non riuscite a capire, vero?

La cosa non deve sorprendere: sebbene questo evento abbia dell’incredibile, non vi è mai stato un particolare accanimento mediatico.

Gennaro Angelini, conosciuto come “Talacia”,  nato nel lontano 1874, contadino, nonché custode e coltivatore dei terreni adiacenti alla chiesa della parrocchia di San Martino in Riparotta, ripercorre da solo secoli di scoperte scientifiche, leggi fisiche. Non si tratta di un luminare plurilaureato, un matematico: infatti Gennaro abbandona la carriera scolastica dopo aver frequentato la seconda elementare.

Dedica la sua vita alla terra, alle stagioni… ma arriva ad un momento in cui questo sembra non bastare più: la campagna ha bisogno di pazienza per i suoi tempi dilatati e regolari.

Regolari!

Questo è ciò che sicuramente avrà pensato il nostro contadino prima di impegnarsi nella realizzazione del suo mirabile progetto, ovvero un orologio.

Durante una delle tante pause dal suo lavoro, Gennaro inizia a raccogliere legno di scarto, da catasto, poi riesce a trovare persino qualche pezzo di bicicletta: tutto potrebbe servire per la costruzione di un quadrante, o magari del meccanismo, o una pendola! Si tenga presente che egli non possiede alcuna nozione in grado di aiutarlo nella realizzazione degli ingranaggi, deriva tutto dal suo bagaglio culturale intuitivo, forse appartenuta ad un’esistenza precedente…

A lavoro ultimato, è ora di tornare alla terra, ma l’inverno è dietro l’angolo e la noia impietosa ricomincia a farsi sentire.

E allora perché non aggiungere qualche altra funzione?

Passano gli anni, quasi venticinque. Da orologio diventa un calendario, poi qualcosa di più: lungo 6 metri, segna minuti (i secondi e i primi), quarti, mezzore, ore, giorni, settimane, mesi, stagioni, fasi solari e lunari, anni ordinari e bisestili, lustri, decenni, secoli, identifica le costellazioni, indica alte e basse maree. C’è persino una campanella per la sveglia del mattino e a mezzogiorno si sente un colpo di pistola.

Nel periodo di costruzione la voce inizia a spargersi e non mancano corriere di tecnici e artigiani svizzeri, soldati americani e tedeschi, che sebbene la guerra sia finita non mancano di tornare in Italia per accertarsi che quell’opera meravigliosa fosse aggiornata, funzionante e integra.

Coloro che hanno avuto l’onore di vederla (ai giorni nostri è possibile ammirarla, purtroppo non nella sua interezza, nella chiesa della parrocchia di San Martino in Riparotta) lo hanno definito così:

 Il prodigioso meccanismo, coi suoi quadranti e le sue ruote, le catene e i tiranti, intricata e sorprendente rappresentazione delle meccaniche celesti, nella sua rudimentale essenza toglie il fiato, misterioso come il Pendolo di Foucault nell’omonimo romanzo di Umberto Eco, inquietante allo stesso modo. Sta immoto. Dicono si sia fermato quando il cuore del suo creatore ha smesso di battere.”

Infatti, nonostante Gennaro più di una volta abbia detto “Spero che Dio sia con me e che mi dia l’immortalità, in modo che quando (l’orologio) si scaricherà, io possa venire a ricaricarlo”, all’età di 82 anni, si spegne e con lui anche l’orologio: ogni otto giorni, infatti, questo avrebbe bisogno di essere ricaricato, tendendo le catene, alzando i pesi, ma non c’è nessuno in grado di prendersi cura di un pargolo così delicato e imponente, un pargolo da diciotto quadranti che giace immobile nella vecchia stalla.

Rischia la scomparsa, dovuta al tempo, all’incuria, alla paradossale inesperienza di studiosi i quali non riescono ad emulare il lavoro di un contadino semianalfabeta.

Eppure, forse, quel Dio invocato spesso dallo zelante contadino deve aver intercesso per lui: alcuni pezzi sono stati recuperati e riassestati e il suo mantenimento è curato dal Museo Etnografico di Santarcangelo di Romagna.

Intanto l’incredibile orologio di Talacia giace immoto, arrugginito: probabilmente sta attendendo un altro umile personaggio, in qualche modo “illuminato” , in grado di scavalcare i limiti dell’esperienza per dare spazio a qualcosa di trascendentale e…magico, espressione della massima logica umana.

 

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3 commenti per “L’orologio di Talacia

  • Enzo Ledro ha detto:

    Da quelle parti non c’è nessuno che possa trovare il modo di aggiungere alle tante funzioni anche quella di autoricaricarsi ogni otto giorni deviando un corso d’acqua che metta in moto una ruota che alza i pesi? oppure con la più banale corrente elettrica? Oppure…
    Indite un bando coinvolgendo i tanti bravi giovani universitari.
    buon lavoro.
    Onore all’ingegno e alla pazienza.

  • faBIO sbrizzi ha detto:

    Grazie a tutti coloro che hanno preso a cuore l’orologio di talacia, concordo con quanto dice Enzo Ledro vale la pena aggiungere un motore meglio se fotovoltaioco per trasmettere il moto

  • giacomo ha detto:

    BELLISSIMO

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