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Il mio augurio per l’8 marzo

di Luca Rasponi

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Come ogni anno, l’8 marzo si prepara a scivolare via dai nostri calendari senza fare troppo rumore. Se è vero infatti che i problemi legati alla disparità di genere dovrebbero essere discussi tutto l’anno e non solo un giorno ogni dodici mesi, è altrettanto vero che troppo spesso la Giornata internazionale della Donna si riduce ad un insieme di banali pratiche di consumo. E si tratta di un’occasione persa, perché questa ricorrenza dovrebbe portare con sé la consapevolezza dei tanti problemi ancora irrisolti sulla strada dell’effettiva parità tra i generi.

L’anno scorso, per il centesimo anniversario dell’istituzione di questa ricorrenza (celebrata per la prima volta in Italia nel 1911), avevo scritto per la sezione Magazine un articolo sulla disparità di genere nel mondo del lavoro. Com’era lecito attendersi, nel breve volgere di un anno il quadro non è affatto cambiato, anzi se possibile è andato peggiorando nel contesto di una crisi economica che ha colpito duramente l’occupazione nel suo insieme.

Nel particolare contesto italiano, inoltre, sembrano essere ancora maggiori le difficoltà che una donna deve affrontare quando si affaccia al mondo del lavoro. Mi ha molto colpito un articolo uscito ieri sulla Stampa, dall’emblematico titolo Cerchi un lavoro e trovi soltanto offerte a luci rosse. L’autrice Flavia Amabile, cronista del giornale torinese, si è finta una venticinquenne straniera in cerca di occupazione. Il risultato? Una serie di proposte sessuali anche piuttosto esplicite, che avrebbero fatto desistere qualunque donna di fronte alla prospettiva di doversi prostituire per lavorare. La considerazione di cui godono le donne nel mondo del lavoro, del resto, era emersa già qualche mese fa con la vicenda di Caterina De Manuele: indignata perché le veniva proposto uno stage competamente gratuito, la ragazza era stata pesantemente insultata dal direttore della rivista Flash Art.

Accanto alla disparità in fatto di retribuzione, dunque, le donne si trovano a fronteggiare ostacoli quasi impensabili per gli uomini, che difficilmente subiscono avances o ricevono insulti di matrice sessista quando cercano un posto di lavoro. Eppure, come spiega un altro articolo comparso nel dossier della Stampa dedicato all’8 marzo, il motore dell’economia è in rosa: «Se le donne raggiungessero i livelli di occupazione degli uomini, gli aumenti del Pil sarebbero del 13% nell’Eurozona, fino al 16% in Giappone e del 22% in Italia».

Si tratta di stime, è chiaro, ma non per questo bisogna trascurare il messaggio che contengono: la differenza di occupazione tra uomini e donne – che al momento è una grave problema – può diventare un’opportunità di crescita economica, se adeguatamente valorizzata. Se c’è un lato positivo di una crisi, si sa, è che crea occasioni prima impensate. Perché allora non ripartire dalle donne, il cui contributo è limitato dalle circostanze appena citate, per farne una risorsa economica e una fonte di valore aggiunto? Questo vorrei fosse il mio augurio per l’8 marzo: a tutte le donne perché abbiano il potere di plasmare la società del futuro e anche a noi uomini, che dobbiamo ancora capire davvero quanto può essere importante il loro contributo.

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