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Lasciamo perdere Schettino

di Nicola Dellapasqua

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Sono bastate poche ore per capire che il dramma del naufragio della Concordia si sarebbe trasformato nella storia dello scellerato comandante Schettino. Gli ingredienti c’erano tutti, la spericolata manovra, il comportamento vile nell’abbandono della nave e il mancato coordinamento da parte del capitano delle operazioni di salvataggio dei passeggeri. Tutto ciò perfettamente documentato in maniera pirotecnica, come nel caso della famosa telefonata fra il comandante buono, quello della guardia costiera e Schettino.  Difficilmente la gogna mediatica sarebbe stata risparmiata a un uomo che oggettivamente aveva fatto praticamente tutto ciò che poteva fare per meritarsela. Ma c’è gogna e gogna. In questi giorni si è elevato Schettino a simbolo di un intero paese che non funziona, al lato continuamente approssimativo e inadeguato insito nel carattere degli italiani. I più salomonici sono giunti a sentenziare che in ognuno di noi c’è un po’ di Schettino o di De Falco. Poi finito di filosofeggiare e assaporata questa nuova categoria etica dello schettinismo, si apre il mistero della giovane in compagnia del capitano la sera del dramma. L’ennesimo reality show fatto di approfondimenti, interviste esclusive, ricostruzioni al limite della morbosità e un unico personaggio sempre in nomination il comandante Schettino. Certamente è giusto raccontare la realtà dei fatti ed è giusto che il responsabile paghi per quello sciagurato naufragio sia in sede legale sia con la vergogna che il circo mediatico ha legato al suo nome. Ma bisognerebbe tenere a mente che questa è la tragica storia del naufragio della Concordia, non la storia del cattivo comandante Schettino. Ogni volta che un fatto tragico scuote e colpisce con tanta forza l’opinione pubblica appare quasi necessario trasformarlo nella storia di chi ne è stato responsabile. Come se bastasse trovare un colpevole per esorcizzare l’intera vicenda, vivisezionarlo mediaticamente mettendone in risalto l’efferatezza o la scelleratezza per allontanarlo da noi, farlo  sembrare un individuo diverso dall’ordinario, una persona colpevole e malvagia. Questo è ciò che ci viene raccontato e ciò che intimamente vogliamo sentirci raccontare. Di fronte a eventi drammatici, incomprensibili, irrazionali preferiamo assumere la paura in dosi omeopatiche. Allora basta rinchiudere in prigione con il cattivo della situazione tutta l’irrazionalità e l’imprevedibilità delle vicende drammatiche che riempiono il divenire per esorcizzarle. Limitare l’imprevedibile, la catastrofe con cui l’uomo deve per destino convivere a una categoria di uomini di volta in volta colpevoli. Studiare al microscopio l’operato di questi per confermare che sono diversi. Basta personificare l’irrazionale per poterlo allontanare dalla nostra vita. Peccato che la realtà sia diversa da come ce la raccontiamo. Giustamente Schettino pagherà per la sua inadeguatezza e per le sue responsabilità, non sarà mai più a comando di una nave ma le navi continueranno nella maniera più imprevedibile ad affondare. Per questo è più facile parlare della storia di Schettino che di quella del drammatico naufragio della Concordia.

 

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