Luca Morellini

Luca Morellini

Nasco fortunatamente nel 1989, alla fine di un’epoca non vissuta direttamente ma di cui sento una comprensibile nostalgia. Se l’infanzia è segnata dai loghi della Amblin e della LucasFilm, durante l’adolescenza avviene quella tipica “Fuga da New York” conoscendo Carpenter solo per capire che «l’America è il paese che ci ha colonizzato l’anima» con Wenders. Collaborando sul set e dirigendo alcuni cortometraggi autoprodotti, capisco poi che l’artisticità può essere altrettanto valida di un buon prodotto commerciale. Iniziando a confondere i due termini mi trovo nella zona d’ombra in cui si può veramente scrivere su tutto. In effetti, mai avrei pensato di ritrovarmi a scrivere sui rapporti fra cinema e geografia durante la stesura della mia tesi di laurea. Ma l’ho fatto sempre affascinato dai risultati di un certo “Ignoto spazio profondo” (Herzog) che  nasce dal connubio impossibile fra Science-fiction e documentarismo. E allora si capisce un po’ di più come mai cerco costantemente di capire come la celluloide, smaterializzata in pixel, si trasforma di nuovo in quei ricercati oggetti da collezionismo, siano essi pagine di carta contenenti le avventure di un famoso papero mascherato o l’irresistibile leggerezza di un vecchio dinosauro di plastica.

La strana distinzione: il gusto millennial all’epoca di Stranger Things.

La strana distinzione: il gusto millennial all’epoca di Stranger Things.

di Luca Morellini

Quando si parla di consumo culturale  si parla inevitabilmente di gusto o, per dirla con le parole  di una certa sociologia, di  distinzione. Quando invece parliamo di consumo culturale di una determinata generazione solitamente il primo terreno di confronto, la prima fonte  se vogliamo, è quella del marketing. Il linguaggio del marketing è il più intenzionato a voler trovare definizioni esatte, tendenze sull’elaborazione del gusto nella distinzione e per la distinzione… continua

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